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DEL BLOCCO NON SI È DETTO UNA PAROLA

DEL BLOCCO NON SI È DETTO UNA PAROLA

Cuba ha resistito e resisterà. Non stenderà mai le mani chiedendo l’elemosina. Continuerà a camminare con la fronte in alto, cooperando con i popoli fratelli dell’America Latina ed il Caraibi, ci siano o non Vertice delle Americhe, presieda o non Obama gli Stati Uniti, un uomo o una donna, un cittadino bianco o un cittadino nero.

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La vittoria inevitabile d’Evo

La vittoria inevitabile d'Evo

Evo arrivava oggi al suo quarto giorno di rigoroso sciopero di fame. Ha parlato ieri sera e ha parlato anche oggi pomeriggio. Le sue parole sono state serene, persuasive e decisive. Ha offerto “un registro elettorale biometrico”, meglio ancora di quello che aveva retto i processi elettorali del suo paese, qualificato dalle istituzioni internazionali da attendibili e di qualità.

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LA RIVOLUZIONE BOLIVIANA E LA CONDOTTA DI CUBA

LA RIVOLUZIONE BOLIVIANA E LA CONDOTTA DI CUBA

Diverse volte ho pensato che il giorno dopo non avrei dovuto scrivere e avrei potuto dedicare parte del mio tempo a leggere ed a studiare, come ho fatto molte volte. Me l’hanno però impedito gli importanti avvenimenti che sono accaduti nelle ultime settimane, riguardanti l’economia e la politica mondiale, e fatti come quelli stanno avvenendo in Bolivia. 

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Notizie di Chávez e d’Evo

 Notizie di Chávez e d'Evo

In Bolivia l’oligarchia si sbatte contro un leader serio e solido come Evo Morali e nel Venezuela gli avversari della Rivoluzione Bolivariana che nutrivano tutte le loro speranze sul colpo che assesterebbe la crisi economica internazionale a quel paese, comprenderanno che la lotta per il socialismo di Chávez è capace di sorpassare qualunque ostacolo.

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NOTIZIE DI BOLIVIA

NOTIZIE DI BOLIVIA

Il Presidente Evo Morales, la Coordinatrice Nazionale per lo Scambio e la Centrale Operaia Boliviana si sono dichiarate in sciopero della fame massiccia dal Palazzo di Governo, esigendo rispetto alla Costituzione e alla Legge Transitoria Elettorale, ritardata durante mesi per sabotare le elezioni.

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Le contraddizioni nella politica estera degli Stati Uniti

Le contraddizioni nella politica estera degli Stati Uniti

Sebbene sia portatore delle contraddizioni indicate, con una salute a tutta prova, come una macchina da lavoro e con una mente sveglia, il Presidente nero ha ottenuto nella sua prima visita all’estero degli indiscutibili risultati politici.  
Certamente non assomiglia assolutamente al suo predecessore.

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INCONTRO CON BARBARA LEE E ALTRI MEMBRI DEL CAUCUS NEGRO

INCONTRO CON BARBARA LEE E ALTRI MEMBRI DEL CAUCUS NEGRO

La lunga lotta per l’uguaglianza e la giustizia sociale si sono illuminate con la vita e l’esempio di Martin Luther King, il cui pensiero e opera imprigiona oggi a milioni di persone nel mondo, ed è stato quello che a mio giudizio, spiega che un cittadino nero, in un momento de profonda crisi, raggiungesse la presidenza degli Stati Uniti.

Perciò che un nuovo incontro con il Caucus Negro avessi per me, speciale importanza nel piano personale. Conoscevo i dettagli del suo soggiorno a Cuba tramite i compagni che gli accompagnarono nella visita, le idee basiche dell’organizzazione congressional e le opinioni dei suoi membri.
 

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I SETTE CONGRESSISTI CHE CI VISITANO

I SETTE CONGRESSISTI CHE CI VISITANO

Quando aumentarono le pressioni e le azioni anticubani dall’amministrazione Bush contro i viaggi e la presenza a Cuba di persone sotto la giurisdizione degli Stati Uniti, legislatori del Caucus Nero si diressero al Segretario di Stato, Colin Powell, e riuscirono ad assicurare la licenza che permettesse legalmente ai giovani nordamericani di continuare i loro studi di Medicina a Cuba che avevano già iniziato.

Forse Powell, capo militare di gran autorità e prestigio, sarebbe stato il primo Presidente nero degli Stati Uniti, ma rinunciò ad essere candidato per rispetto alla sua famiglia che, dovuto all’assassinio di Martín Luther King, si opponeva tenacemente a quella candidatura.

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Con i piedi sulla terra

Con i piedi sulla terra

Non è necessario enfatizzare quello che Cuba ha sempre detto: non temiamo il dialogo con gli Stati Uniti. Non abbiamo bisogno nemmeno del confronto per esistere, come pensano alcuni stupidi; esistiamo proprio perché crediamo nelle nostre idee e non abbiamo mai temuto di dialogare con l’avversario. È l’unica forma di cercare l’amicizia e la pace tra i popoli. 

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PERCHÉ SI ESCLUDE CUBA?

PERCHÉ SI ESCLUDE CUBA?

Chi si prenderà le responsabilità? Chi esige adesso la nostra esclusione?  Non si capisce per caso che i tempi degli accordi esclusori contro il nostro paese sono rimasti molto in dietro?  Ci saranno importanti riserve in quella dichiarazione sottoscritta dai capi di Stato affinché si capisca che nonostante le modifiche raggiunte in dure discussioni, esistono idee che sono  inaccettabili per loro.