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Palestina esige un 2017 senza occupazione israeliana

Riyad Mansour

Riyad Mansour

L’occupazione israeliana della Palestina compie questo anno mezzo secolo dal suo inizio, e per questo, l’ambasciatore di questo paese arabo presso l’ONU, Riyad Mansour, ha fatto un appello oggi alla comunità internazionale affinché duplichi gli sforzi per fermarla definitivamente.

In dichiarazioni a Prensa Latina poco prima di terminare il 2016, l’osservatore permanente segnalò che urge un maggiore appoggio mondiale affinché i palestinesi vedano materializzate le loro aspirazioni di indipendenza ed autodeterminazione.

L’occupazione compie mezzo secolo, uno scenario che ci mantiene bloccati e con aspettative che nel pianeta aumentino le azioni per garantire la soluzione tra i due Stati, precisò Mansour.

L’Israele strappò alla Palestina, come risultato della Guerra dei Sei Giorni (che si svolse tra il 5 ed il 10 giugno 1967), Cisgiordania, includendo Gerusalemme Orientale, e la Striscia di Gaza, territorio dal quale si ritirò nel 2005.

L’anno che finisce lasciò ancora più colonizzazione -mediante la costruzione di insediamenti in Cisgiordania -, assassinati, feriti, spostamenti forzati, demolizioni di case, retate, punti di controllo e detenzioni amministrative per gli occupanti.

Tutto questo attenta contro una soluzione duratura del conflitto, affermò Mansour.

D’accordo con l’ambasciatore, la comunità mondiale non deve sprecare l’opportunità che rappresenta il 2017 per fare giustizia, cioè preservare il diritto inalienabile dei palestinesi di vivere senza occupazione straniera ed a contare su uno Stato indipendente membro dell’ONU, organizzazione della quale sono attualmente solo uno Stato Osservatore.

Ci fidiamo dei nostri amici, disse il diplomatico, che ha insistito sull’importanza che il Consiglio di Sicurezza compia le sue funzioni e fermi gli oltraggi israeliani.

Alla fine del 2016, il Consiglio adottò la storica risoluzione 2334, un’iniziativa presentata dal Venezuela, Malesia, Nuova Zelanda e Senegal che condanna gli insediamenti israeliani in Cisgiordania ed esige ad Israele la sospensione della loro costruzione.

A dispetto del buon segnale che rappresenta questa risoluzione, facilitata da un’inedita astensione degli Stati Uniti, alleato e protettore di Israele, l’arrivo alla Casa Bianca di una nuova amministrazione, il 20 gennaio, sveglia molta preoccupazione, soprattutto per le posizioni che assunse il presidente eletto, Donald Trump.

Trump dichiarò nella sua campagna per arrivare all’Ufficio Ovale un compromesso col risultato della pace tra palestinesi ed israeliani; però, le sue attuazioni di chiusura dell’anno sul tema sembrano non lasciare dubbi della sua posizione.

Il magnate immobiliare del partito repubblicano ha fatto forti pressioni per evitare l’approvazione della risoluzione 2334 nel Consiglio di Sicurezza e criticò l’ONU, che qualificò come “un club di gente che si riunisce per far trascorrere il tempo allegramente”.

Come se fosse poco, scrisse nel suo account di Twitter “Resisti Israele, il 20 gennaio si sta avvicinando rapidamente”.

A livello globale, l’occupazione dei territori palestinesi conta con una chiara condanna, come la colonizzazione degli stessi, considerata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come illegale e contraria al Diritto Internazionale.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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