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Correa da un knock-out al Vertice delle Americhe

Il chiamato Vertice delle Americhe (VA) fu un’iniziativa del governo di William Clinton per imporre in America Latina l’ALCA, aggressivo strumento per una nuova colonizzazione economica, politica e culturale, concepito durante il governo di George H. Bush. Appena cominciava ad applicarsi in Messico (1994) col nome di TLCAN.

Segno del cambiamento d’epoca –come lo chiama il presidente ecuadoriano Rafael Correa–, l’ALCA è stata sconfitta al VA celebrato nel 2005 in Mar del Plata, fatto trascendentale per ostacolare l’annessione dell’America Latina. Ciò si dovette alle grandi mobilitazioni popolari contro le politiche neoliberali, incarnate nella decisione dei presidenti Nestor Kirchner, Hugo Chavez e Lula da Silva.

Emergeva una nuova situazione d’indipendenza, unità ed integrazione regionale con meccanismi come l’ALBA, l’UNASUR e più recentemente la CELAC, ed un rifiuto crescente alle inumane politiche del libero mercato.

In questo contesto e ritornando a Correa, in un lettera molto cordiale diretta il 2 aprile al suo omologo della Colombia Juan Manuel Santos, l’ecuadoriano espone le ragioni per le quali è arrivato alla decisione di non assistere più al Vertice delle Americhe, dopo aver riflettuto molto, e fino a quando non si prendano le decisioni che esige la Patria Grande. In ovvia allusione all’assenza di Cuba, puntualizza che “non può denominarsi ‘Vertice delle Americhe ‘ una riunione nella quale un paese americano è intenzionalmente ed ingiustificatamente relegato”. Si è parlato –aggiunge–di mancanza di consenso, ma tutti sappiamo che si tratta del veto dei paesi egemonici, situazione intollerabile nella Nostra America del Secolo XXI.
I paesi egemonici a cui si riferisce Correa non sono altri che gli Stati Uniti e Canada, perché nessuna nazione dell’America Latina od i Caraibi si oppone alla presenza di Cuba nell’ambito emisferico, come lo dimostra la sua elezione per presiedere il prossimo periodo della CELAC o la riunione dell’OSA in Honduras, dove si ricordò abrogare l’ingiusto ed immorale accordo che l’escludeva. Fu una riparazione morale e legale perché a L’Avana non gli interessa ritornare all’OSA a causa della sua infame traiettoria come protettrice delle dittature militari e le aggressioni ed occupazioni imperialiste nella Nostra America.

Correa aggiunge che è inaccettabile schivare in questi Vertici temi come l’inumano bloqueo a Cuba, come l’aberrante colonizzazione delle Isole Malvine, che hanno meritato il rifiuto quasi unanime delle nazioni del mondo.

Bisogna ricordare che il presidente ecuadoriano propose nel 11° Vertice dell’ALBA (Caracas, 4 e 5 febbraio) che i paesi del meccanismo non assistessero alla riunione di Cartagena de Indias se Cuba non era invitata. Nonostante che non si prese una decisione finale sulla presenza dei membri nel VA, Chavez concordò con Correa in che se Cuba non era invitata si considerasse la sua proposta e suggerì consultare il mandatario colombiano Juan Manuel Santos nella sua condizione di anfitrione. Santos dichiarò che non dipendeva da lui e che doveva cercare il consenso.

Non aveva finito di dirlo e già un portavoce del Dipartimento di Stato affermava che Cuba non aveva i requisiti per assistere. Cuba non avrebbe mai chiesto di assistere al VA puntualizzò il presidente Raul Castro nel Vertice di Caracas, ma un’altra cosa era davanti ad un invito del paese anfitrione. Per questo motivo, alla domanda posta ne L’Avana dalla cancelliere colombiana Maria Angela Holguin sull’interesse cubano nel partecipare, la sua risposta è stata affermativa. Il posteriore viaggio di Santos all’isola –che non piacque per niente all’impero–per spiegare che non era riuscito ad ottenere il consenso può apprezzarsi come un gesto amichevole ma che in nessuna maniera modificherebbe la decisione di escludere Cuba, già presa da Washington.

Nella riunione di Cartagena, i membri dell’ALBA che parteciperanno, non saranno i soli ad esigere la presenza di Cuba da qui in poi ai VA. Lo faranno anche l’Argentina, Brasile, Perù, i membri del CARICOM ed anche la stessa Colombia, come ha promesso Santos. Così come si è accordato nella riunione di fondazione della CELAC (Caracas, dicembre del 2011) si chiederà ad Obama il sollevamento del criminale bloqueo. Il mandatario statunitense assiste a questo Vertice senza avere mantenuto la sua promessa fatta nell’anteriore (2009) di un cambiamento nella politica statunitense verso l’America Latina ed i Caraibi, in modo che starà fin dall’inizio sulla difensiva. Sospetto che questo sarà l’ultimo Vertice delle Americhe.

P.S. Le Malvine sono argentine.

testo di Angel Guerra Cabrera, articolista de La Jornada

preso da www.cubadebate.cu

traduzione di Ida Garberi

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