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Libia, la Norvegia se ne va e i francesi ammettono di bombardare a caso

Sta affondando nel ridicolo l’ultima guerra del petrolio?

Nel giro di pochi minuti il flusso delle agenzie testimonia il caos più totale nella guerra alla Libia con i francesi, che palesemente volevano andare oltre la risoluzione dell’ONU, che ormai non ascolta più nessuno.

Alle 18.04 infatti Adnkronos da Oslo spiega che “le forze messe a disposizione dalla Norvegia per la missione in Libia non verranno impiegate “fino a quando non sara’ chiarito chi ha il comando delle operazioni”.

Chi ha il comando delle operazioni, sempre i francesi, intanto non hanno più chiaro perché sono lì. Alle 18.01 per un’ANSA infatti il colonnello francese Thierry Burkhardt, portavoce dei volenterosi, ha dichiarato: “è una situazione estremamente complessa e difficile”: il problema è che i caccia della coalizione non sono capaci (sic) di distinguere i veicoli della popolazione civile, dei ribelli, e delle forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi”. In pratica non sanno cosa fare e noi non capiamo cosa c’entri ciò con la no-fly-zone.

Intanto Frattini, siccome non sa più che fare con i francesi, vuole l’ombrello NATO e rivendica il comando italiano, sennò ci riprendiamo le basi (e il pallone). Anche gli inglesi vogliono la NATO perché non si fidano dei francesi e degli italiani (e c’hanno ragione, c’hanno).

La Russa invece ci tiene a far sapere che i nostri volano ma non sganciano, forse vanno a prendere le spigole per il generale Speciale che a Bengasi, si sa, sono freschissime. Grande è la confusione sotto il sole anche a Washington: Obama manda messaggi per far sapere che lui non ha nulla contro Gheddafi, e chi bombarda il bunker lo fa di sua iniziativa, la Clinton (ma non sono nello stesso governo?) invece a Gheddafi se l’acchiappa…

La Lega Araba invece (detta anche “foglia di fico”) non aveva capito niente di quello che avevano deciso all’ONU e quindi tutti temono che ci ripensi, anche se non si sa bene su cosa.

Insomma l’unico contento finora è Alan Juppé, il ministro degli esteri di Sarkozy, che canta vittoria (non trovando le armate verdi credeva di dover conquistare 24 territori a sua scelta).

Da Ankara, cavolaccio leggete che qui si mette male, Ahmet Davutoglu, che di mestiere fa il ministro degli Esteri, ce l’ha con tutti: “La procedura internazionale per la formazione di simili coalizione non è stata osservata. Non volevamo una guerra su larga scala ma provvedere agli aiuti umanitari, fermare i combattimenti attraverso l’embargo sulle armi e una no-fly zone”. E poi ci va giù duro: “Abbiamo il diritto di porre certe questioni e pensiamo di avere il diritto di ricevere certe risposte”. Infine: “La Turchia sarà sempre amica della Libia e lavorerà per la sua prosperità”. Traduzione: “niente ombrello NATO”.

Comincio a temere che entro stasera bombarderanno Sigonella, Birgi e Punta Raisi.

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