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Appoggio degli USA al bloqueo risulta deludente, afferma Cuba

Il rifiuto degli Stati Uniti alla risoluzione che ha esatto oggi il sollevamento del bloqueo contro Cuba nell’ONU non incastra nel suo discorso di lavorare per eliminare il bloqueo, ha affermato il cancelliere Bruno Rodriguez.  

In una conferenza stampa poco dopo la nuova condanna al bloqueo nell’Assemblea Generale, il ministro cubano di Relazioni Estere definì deludente il voto contrario di Washington, accompagnato solo dal suo alleato di sempre, Israele.

“Uno spererebbe di trovare fatti tangibili nell’applicazione della politica annunciata dal presidente Barack Obama, cioè gestioni attive nel Congresso nordamericano su questo tema ed un voto conseguente con gli obblighi giuridici internazionali degli Stati Uniti, ma questo non è accaduto oggi e risulta deludente”, disse.

L’Assemblea adottò oggi per la 24° volta dal 1992 un progetto di risoluzione che difende la fine del bloqueo economico, commerciale e finanziario vigente da più di mezzo secolo, documento appoggiato da 191 dei 193 membri dell’ONU.

Il governo statunitense ha detto nel plenario che il testo non riflette l’attuale scenario dei vincoli bilaterali, e ricordò la richiesta reiterata di Obama al Congresso affinché elimini il bloqueo, convertito in legge nel 1996.

Precisamente questa decisione del mandatario, di lavorare col Campidoglio per togliere l’unilaterale misura, è quella che l’isola non vede valutata nella posizione della Casa Bianca davanti al plenario.

Dobbiamo giudicare i fatti, e dal 17 dicembre (quando Obama ed il presidente Raul Castro annunciarono l’avvicinamento), non ci sono state modificazioni significative nell’applicazione del bloqueo, affermò Rodriguez nel suo incontro con i giornalisti.
A partire dai fatti, Rodriguez ha definito inconsistenti gli argomenti di Washington per giustificare la sua, per un’altra volta, posizione isolata, benché scartasse di replicare l’intervento davanti all’Assemblea dopo il diplomatico nordamericano Ronald D. Godard.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

foto: AP

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