Articoli su bloqueo

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Assalto all’Ambasciata

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Poche ore prima dell’attacco contro l’Ambasciata di Cuba a Washington, una donna con un impermeabile rosso, occhiali scuri, sciarpa e cappuccio, fotografava la facciata della casona della Calle 16 nel quartiere Adams-Morgan. Le camere di sicurezza l’hanno ripresa a piena luce del giorno e, nonostante il travestimento, i funzionari della sede diplomatica l’hanno riconosciuta perfettamente. Era la moglie di un militante della “causa anticastrista”, Mario Felix Lleonart Barroso che, curiosamente, risulta essere il comune denominatore di personaggi ed istituzioni che hanno a che vedere con questa storia.

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Cuba si scrive con S di solidarietà

I medici Cubani arrivano a Milano

Diceva il Che Guevara che la solidarietà è la tenerezza dei popoli. Questa frase non può essere più vera che nel caso di Cuba, il popolo più solidario del mondo. Un popolo, il cubano, che nonostante le difficoltà che attraversa una Rivoluzione che dura già da 61 anni, la maggior parte di questi resistendo ad un criminale bloqueo economico che impedisce di acquisire medicine, equipaggiamento e materie prime, ha in questo momento 22 brigate in 21 paesi del mondo.

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L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba compie 59 anni dalla sua fondazione

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L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba ha compiuto il fine settimana scorso 59 anni di fondazione, data che coincide con la vittoria del popolo cubano contro i mercenari che sono stati protagonisti dell’invasione statunitense di Playa Giron. In un comunicato emesso nella capitale italiana, l’organizzazione ricorda i giorni 17 e 19 aprile 1961, quando molti cittadini italiani sono scesi spontaneamente in piazza nelle principali città dal paese per manifestare la loro solidarietà con la Rivoluzione Cubana.

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Vivere senza avere prezzo ed affrontando il nemico

Israel Rojas

Caro Silvio. Stimati tutti. Non siamo molti gli artisti che abbiamo dedicato la nostra carriera a fare critica sociale come l’asse concettuale della nostra produzione artistica. Umilmente, l’opera di Buena Fe, per venti anni, lo dimostra. Abbiamo cantato alle distorsioni, agli arcaismi, ai disastri, alle deformazioni della nostra società, si può dire perfino con una relativa effettività. Come dice bene Giordan (che ringrazio per le sue parole), bisogna analizzare le cose nel loro contesto.

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Sessanta anni di genocidio contro un paese: dal Memorandum di Mallory ai tempi della pandemia

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Un giorno come oggi, 60 anni fa, il governo degli Stati Uniti ha lasciato per iscritto i fondamenti della sua politica genocida contro Cuba. Il 6 aprile 1960, Lester D. Mallory, Vice Sottosegretario Assistente per i Temi Interamericani, in un memorandum segreto del Dipartimento di Stato definiva: “La maggioranza dei cubani appoggiano Castro… l’unico modo prevedibile per sottrargli appoggio interno è mediante la delusione e l’insoddisfazione che sorgano dal malessere economico e le difficoltà materiali… bisogna usare rapidamente tutti i mezzi possibili per debilitare la vita economica di Cuba… una linea di azione che, deve essere la più ingegnosa e discreta possibile, per ottenere i maggiori sviluppi nella privazione a Cuba del denaro e delle somministrazioni, per ridurle le risorse finanziarie ed i salari reali, provocare fame, disperazione ed il rovesciamento del governo.”

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Cuba e le sue due pandemie

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La chiusura è arrivata anche alle sue frontiere. Da una settimana vigeva una chiusura parziale e solo potevano entrare i residenti, ma a partire da oggi non potranno atterrare voli con passeggeri, salvo di emergenza ed aeroplani con determinati alimenti e merci. Il governo è da varie settimane in discussione da combattimento, con gabinetto giornaliero di crisi, prodighe spiegazioni attraverso i mezzi e studi di indagine attiva -revisione clinica nelle comunità – per oltre 8 milioni di cubani, in una popolazione di 11 milioni.

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I blocchi

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Stupore, almeno, ed un’alta quota di ripugnanza, mi produce continuare a leggere frasi ed articoli che vanno dal volgare all’inganno per “analizzare” come Cuba deve affrontare la realtà davanti a questo virus. Quelli che scrivono così “sanno” più che i direttori degli ospedali, scienziati e specialisti di tutti i rami, presidente, ministri, governatori, infine, tutti quelli che albeggiano lavorando o non dormono, perché non hanno tempo di pensare a loro stessi; perché non sono annoiati nel loro metro quadrato, dietro lo schermo di un computer o del loro cellulare, per “dettare” consigli con il telecomando, senza apportare niente di vantaggioso, senza riconoscere uno sforzo, senza il minimo senso di quello che è arrischiarsi e cercare una soluzione.

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Cuba è pronta per un’eventuale rottura diplomatica con Washington, ma non lo desidera

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Il governo di Cuba è “pronto” per un’eventuale rottura delle relazioni diplomatiche con Washington, ma “non la desideriamo”, ha affermato all’AFP il direttore generale per gli Stati Uniti della cancelleria, Carlos Fernandez de Cossio. Dopo mesi di tensioni tra i due paesi, “dobbiamo essere coscienti che questo può aggravarsi ancora di più”, dunque “le persone che si occupano oggi della politica degli Stati Uniti verso l’emisfero occidentale sono persone con condotte e postulazioni molto estreme ed aggressive verso il nostro paese”, ha affermato.

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Bruno Rodriguez: “Ringraziamo quelli che hanno espresso il loro rifiuto al bloqueo contro Cuba”

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Una contundente vittoria è quella ottenuta oggi dalla maggiore delle Antille nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che per 187 voti a favore, 3 contrari e 2 astensioni ha approvato la risoluzione “Necessità di mettere fine al bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.” Stati Uniti ed Israele hanno ripetuto quest’anno il ruolo dei paesi che si oppongono alla risoluzione, duo al quale si è incorporato il Brasile di Bolsonaro. Si sono astenuti Colombia ed Ucraina. Moldova non ha esercitato il suo diritto al voto.

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Trump per 187

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L’ossessione statunitense per ottenere quell’anelato “cambiamento di regime” a Cuba si è inasprita fino ad estremi inesplorati prima sotto la presidenza di Donald Trump. La grande sconfitta è stata quando il 1º gennaio 1959 Fidel ed i suoi compagni hanno consumato la sconfitta del sanguinario fante a cui la Casa Bianca aveva raccomandato la direzione di Cuba, come un vicino e molto conveniente possesso di oltremare, un luogo dove il potere corporativo, il governo degli Stati Uniti, la classe politica e la mafia potevano riunirsi per decidere i loro piani a viso scoperto e lontani dalle leggi e dagli occhi dell’opinione pubblica statunitense.