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Allerta che cammina…la Missione Miracolo in Africa

mision milagro“Sessant’anni fa, proprio in questi stessi giorni, in queste stesse ore, si consumò l’atto terrorista più grande della storia. Un vero e proprio genocidio commesso dall’imperialismo nordamericano; Sessant’anni fa esplodevano le bombe atomiche nelle città di Hiroshima e Nagasaki. Rammentiamo con tristezza siffatti eventi e rendiamo tributo alle vittime di quegli atti terroristi di carattere squisitamente genocida; rendiamo omaggio al dolore, e segnaliamoli come le azioni terroristiche più grandi che ricordi la storia. Oggi, a distanza di Sessant’anni, come allora in mezzo a quei popoli quivi summenzionati furono fatte esplodere quelle bombe atomiche per seminare la morte; Oggi, dove siamo riuniti, nella Valle di Caracas, sta esplodendo una bomba atomica per la vita: la Gioventù del mondo è qui presente!”

Queste sono le parole del comandante Hugo Chávez  durante la cerimonia di apertura del Sedicesimo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti che si svolse a Caracas dal 8 al 12 agosto del 2005.

Oggi a distanza di Settant’anni anni da quell’atto terrorista che ricordava solo dieci anni fa il comandante Chavez, un’altra “bomba per la vita” è in procinto di esplodere: la Missione “Milagro Negro”, testamento politico e rivoluzionario che Chávez ha lasciato nelle mani di tutti i sinceri rivoluzionari di tutto il pianeta. Il testamento è chiaro: salvare i’umanità dalle guerre e dalla fame, dalle malattie e dalla miseria, attraverso progetti medico-sociali come la Misiòn Milagro. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di comprendere con più precisione di cosa tratta questa missione, nata nel 2004 dall’idea di Fidel Castro e Hugo Chávez.

La Missione Miracolo: morale e luce verso il pieno diritto a vivere dignitosamente

 

 

 

 

 

 

 

La “Missione Miracolo”, è un’iniziativa congiunta dei governi rivoluzionari della Repubblica di Cuba e della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Trattasi di una campagna con un grande contenuto sociale e umanitario, che non fa nessuna discriminazione di carattere sociale, razziale, religioso, politico o di età tra i pazienti. Le operazioni che sono effettuate nelle condizioni oggettive presenti nei paesi dove si agisce – tutte realizzate in forma gratuita – stanno curando non poche malattie oftalmologhe presenti in quei cittadini del “sud” del mondo.

Dal 11 agosto del 2004, giorno nel quale ebbero inizio le prime cinquanta operazioni, Cuba ha lanciato una vera è propria battaglia per la vita per salvaguardare e far tornare la vista in Dieci anni a non meno di Sei milioni di malati latinoamericani che non potevano essere curati nelle cliniche mediche – quasi tutte private – che popolano l’America Latina e i Caraibi, e che sono considerate “zona rossa” per gli umili e i dannati della terra. Siffatta operazione medica cubana, è ricordata come il Convegno di Sandino, là dove medici e lavoratori della salute cubani, attraverso l’utilizzo della tecnologia e dei più avanzati e moderni strumenti oftalmologici, sono riusciti a creare le condizioni per operare ogni anno a circa 1 milione di pazienti. Tutto questo all’interno dell’Alternativa Bolivariana per i popoli di Nostra America (ALBA-TCP).

Oggi, a distanza di oltre Dieci anni, come afferma la giornalista italiana Marinella Correggia: “Nella Missione Miracolo partecipano 165 istituzioni cubane”. Inoltre, la Missione Milagro, “dispone di una rete di 49 centri oftalmologici con 82 postazioni chirurgiche in 14 paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Ci sono missioni miracolo in Venezuela, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, Haiti, Honduras, Panama, Guatemala, Saint Vincent e Granadine; Guyana, Paraguay, Granada, Nicaragua e Uruguay”.

Il primo paziente della Missione Milagro, un giovane adolescente venezuelano di nome Samuel, fu operato l’11 agosto del 2004. Samuel viveva nel Cerro Antimano, nel municipio Libertador a Caracas assieme a sua madre, suo padre e ai suoi quattro fratelli. Non c’è narrazione migliore di quella di Katiuska Blanco, Alina Perera e Alberto Nuñez nel loro libro “Voces del Milagro”, pubblicato dalla casa editrice Abril dell’Avana nel 2004 per descrivere la poesia e l’amore alla vita che si evince da tali politiche medico-sociali portate avanti dai governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela.

“La vita nel Cerro trascorre come quella di una lumaca, che entra ed esce lentamente dal proprio guscio, trascinandosi su e giù per quelle vecchie e squattrinate scalinate di quell’umile vicinato. Il viale principale si congiunge con una stradina e l’altra. Infondo a questo labirinto di strade e vicoli arriviamo davanti alla casa di Samuel, il primo bimbo venezuelano operato a Cuba di cataratta congenita e che da oltre dieci anni gli offuscava il suo fragile mondo infantile. Non poteva andare in bicicletta, ne guardare la televisione; non poteva leggere, scrivere o disegnare; non poteva giocare a baseball, a calcio e nemmeno restare per un tempo prolungato fuori di casa; non poteva andarsene in giro per conto proprio. In vita sua, non era mai riuscito a vedere con nitidezza il viso di sua madre, dei suoi fratelli e di suo padre, che fu anch’esso curato a Cuba dopo trent’anni di cecità. Una volta portate a termine le operazioni, fu la prima volta che questi riuscirono vedersi in faccia.

Sua madre viveva in Tacagua, un quartiere assai più complicato di Antimano 2 nel quale ora vivono. Il Cerro, che ricorda a una dea Aragua, è uno dei quartieri più difficili presenti nella città di Caracas. In seguito alla complicazione di un’operazione chirurgica precedente, realizzata con l’aiuto economico di una religiosa del Hogar del Junquito, Eucaris, la madre di Samuel, non aveva rinunciato al sogno di operare di nuovo a suo figlio Samuel Gonzalez. Fu proprio, il medico cubano della Missione Barrio Adentro presente in quel quartiere che gli aprì la strada per il viaggio verso la luce (…).

Oggi, in seguito all’operazione, Samuel può finalmente entrare e uscire di casa senza l’aiuto di nessuno. Può apprezzare la bellezza di un albero o di un animale. Può accarezzare ai suoi due cagnolini. Può giocare come tutti gli altri bambini a baseball o a calcio. Non esistono più ostacoli tra lui e i suoi sogni di studiare, che ora potranno realizzarsi senza nessun problema(…).

Sua madre vuole ringraziare a Chávez e a Fidel: “Quando ci dissero che saremmo partiti per Cuba non riuscii a trattenere la mia emozione da quanto ero contenta. Nel contempo, ero assai preoccupata di dover lasciare soli gli altri miei quattro figli per poterne curare uno. Si trattò di una decisione assai difficile. Dato che sono una persona umile e con poche risorse, devo ringraziare a Fidel e a Chávez per avermi concesso l’opportunità di operare a mio figlio Samuel e a Chávez gli dico: che dio ti benedica, che Dio ti moltiplichi per tutto il bene che stai facendo ai poveri, perché sei il primo Presidente che si preoccupa davvero per i poveri”

 Una Missione Milagro Negro in Africa è un dovere morale

bimbo nero

 

 

 

 

 

 

L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), ha riconosciuto recentemente che in Africa su una popolazione totale di 805 milioni di abitanti il 15% sono ciechi, l’8,3% sono Ipovedenti. Questi dati obbligano tutti noi a riflettere su quello che dovrebbe essere la missione di non pochi paesi a capitalismo avanzato come l’Italia in Africa. Invece ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi è la più completa ottusità e indifferenza da parte del nostro paese che, evidentemente, preferisce spendere i propri soldi in tecnologia militare e in politiche d’ingerenza, atte allo sfruttamento del continente africano, piuttosto che attivarsi in politiche sociali e in missioni mediche per seminare la luce e l’amore alla vita a milioni di “Samuel” in tutta l’Africa.

Questo non è, però, il caso dei governi rivoluzionari dei paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie del governo cubano e venezuelano, vere e proprie avanguardie nella lotta per la vita; non solo in America Latina ma anche nella nostra Madre Africa. Cuba e Venezuela con il progetto “Missione Miracolo”, stanno dando attenzione medica e benessere a milioni di persone in tutta l’America Latina, nei Caraibi e non solo. Oggi vediamo come non poche centinaia di Brigate Mediche cubane stanno distribuendo attenzione medica in molte regioni del continente africano. Questo è il caso delle brigate mediche cubane presenti in Sierra Leone e che hanno sconfitto l’ebola nel silenzio “assordante” di quei mezzi di comunicazione allineati alla guerra mediatica e psicologica portata avanti dagli Stati Uniti contro i paesi membri dell’ALBA-TCP e nella fattispecie contro Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia.

Ora, l’eroica attività dei medici e lavoratori della salute cubani in Sierra Leone non è un caso isolato, giacché nasce da una politica che viene da lontano e che nessun mezzo di comunicazione può nascondere. Missioni mediche che sono presenti in moltissime regioni del pianeta e che dovrebbero ricevere il premio nobel per la pace

Nell’ottobre 2005, il governo dell’Avana inviò 2000 professionisti sanitari in Pakistan, installando Trenta ospedali da campo che assistettero più di 1,5 milioni di persone, in seguito al terremoto avvenuto nel paese asiatico. In seguito al terremoto in Indonesia del 27 maggio 2006, Cuba inviò 135 medici e una delegazione che assistette 1000 pazienti al giorni nell’isola di java, fermandosi per un totale di otto mesi. Nel dicembre 2007, Cuba celebrò il raggiungimento di un milione di pazienti dall’America Latina, Caribe e Africa che hanno recuperato o migliorato la vista grazie all’ Operazione Milagro, essendo un fatto unico nella storia dell’umanità, grazie alla collaborazione dei governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela. Il 20 novembre 2008, Cuba e Angola si accordarono per la formazione di oftalmologi del paese africano sotto l’istruzione di specialisti cubani nel segno dell’ Operazione Milagro”, scrive Marinella Correggia.

La Missione Milagro Negro, ha come obiettivo di prestare attenzione medica a quegli oltre cinquanta milioni di persone che in tutto il continente sono considerati disabili visivi. Un dovere storico e morale per tutti i sinceri rivoluzionari che lottano per un mondo basato sulla pace con giustizia sociale e che patiscono ancora oggi l’accumulazione originale del capitale e lo sfruttamento realizzato dall’Europa in tutto il continente africano in questi ultimi Cinquecento anni.

Per questo la necessità urgente che si metta in piedi un progetto politico di carattere medico-sociale  che ponga in essere nuove triangolazioni nell’ambito della cooperazione e amicizia tra i popoli dell’ALBA-TCP, dell’Italia e dell’Africa; là dove questi ultimi devono essere quelli che devono ottenere il maggior beneficio dalla missione. Nostro compito come popolo lavoratore italiano, come attivisti sociali e sinceri rivoluzionari e quello di metterci al servizio di questa missione, che va verso la costruzione di un mondo dove la giustizia sociale sia la legge del futuro e dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura sia solo un brutto retaggio del passato.

Per questo che ANROS Italia, attraverso il presidente Emilio Lambiase; attraverso il patrocinio politico e morale dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, nella persona del proprio Ambasciatore, il dott. Julian Isaias Rodriguez Diaz e del proprio Consigliere Politico, il dott. Alfredo Viloria; del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, nella persona della Console Generale, la dott.ssa Amarilys Gutierrez Graffe, hanno consegnato al Primo Presidente operaio di Nostra America, il compagno Nicolas Maduro, la bozza del progetto della Missione “Milagro Negro”. Trattasi di un progetto che in realtà ha avuto già un precedente, se pensiamo al primo incontro che avvenne il 17 giugno del 2013 tra Maduro e il Papa Francesco, nel quale il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela aveva proposto alla Santa Sede, di unirsi ai popoli della Patria Grande in siffatta Missione.

Il progetto da allora ha preso forma, attraverso il lavoro di non poche compagne e compagni del movimento di solidarietà e di appoggio alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e che nel progetto bolivariano e martiano di una Patria Grande latinoamericana, vedono il cammino luminoso verso la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare, multilaterale, multiculturale e multicentrico basato sul socialismo del XXI secolo, quello stesso socialismo che ebbe a definire il Comandante Eterno Hugo Chávez e che i popoli di Nostra America chiamano “nuestro socialismos” sottolineando come la costruzione di un mondo migliore deve essere libero da ogni dogma.

Una nota speciale va fatta anche al lavoro che in questi anni è stato realizzato nel Centro e nel Sud della penisola italiana, là dove l’unità dialettica tra movimenti, forze popolari e la Diplomazia del Popolo realizzata dai degni rappresentanti delle istituzioni diplomatiche e del popolo venezuelano presenti a Roma e a Napoli hanno reso possibile la costruzione di un forte blocco di forze progressiste che attraverso progetti di cooperazione e di amicizia tra i popoli stanno dando una lezione storica e politica su quello che dovrebbe essere l’internazionalismo; secondo le stesse parole di Fidel, il Che e Chavez.

A questi si è aggiunto il piacevole e importante contributo del M.A.C., Movimento Apostolico Ciechi che nella persone del proprio presidente, il prof. Francesco Scelzo, si sono impegnati a collaborare organicamente nel progetto, investendoci tutta la loro esperienza sviluppata in oltre 40 anni di lavoro sociale e assistenza in Africa.

di Alessandro Pagani (ANROS Italia)

preso da albainformazione.com

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