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Presidente Correa qualifica come storico il Vertice della CELAC a Cuba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha definito oggi come storico il II Vertice degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) appena celebrato a Cuba, dove si sono dati, ha detto, passi da gigante per consolidare l’integrazione regionale.

In una conferenza stampa offerta questo giovedì, poco dopo il suo ritorno a Quito proveniente da L’Avana, Correa ha sottolineato il fatto che la riunione si sia celebrata nell’isola caraibica, e questo fatto è un nuovo simbolo dei nuovi venti di liberazione, sovranità ed indipendenza che soffiano in America Latina.

“Non bisogna dimenticare che fino ad un paio di anni fa Cuba era esclusa dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA)”, ha ricordato il mandatario, che ha sottolineato la sua opinione che quell’entità deve essere rimpiazzata dalla CELAC, il blocco fondato nel 2011 e che include tutti i paesi del continente, eccetto gli Stati Uniti e Canada.

Ha segnalato inoltre che durante il Vertice de L’Avana si sono confermati alcuni consensi minimi rispetto alla democrazia, e la necessità di integrazione, tra questi dichiarare America Latina ed i Caraibi come una zona di pace e sovranità, senza l’influenza di paesi egemonici e destabilizzanti.

Correa ha messo in chiaro che le sue forti critiche all’OSA sono dirette a livello istituzionale, e non contro il suo segretario generale, Josè Miguel Insulza, che era presente nel Vertice, terminato ieri nella capitale cubana.

Secondo il mandatario ecuadoriano si tratta di un organismo impresentabile perché la sua sede è negli Stati Uniti, il paese, ha sottolineato, del criminale bloqueo contro Cuba che rompe con la Carta della fondazione dell’OSA, il diritto Interamericano ed internazionale, e tutti i diritti umani.

Ha ripetuto anche le sue critiche alla Commissione Interamericana dei diritti umani, considerando un’aberrazione che il suo quartiere generale sia anche a Washington il cui governo non ha firmato il Patto di San Josè, come lo richiede la Convenzione Americana dei diritti umani.

In un altro momento, il mandatario ha confermato il totale appoggio del suo governo alle conversazioni di pace per Colombia, ed ha affermato che in un incontro che ha avuto a L’Avana col presidente del paese vicino, Juan Manuel Santos, le ha ricordato la disposizione dell’Ecuador di essere utile in questo processo in tutto quello che possa fare.

Ha ugualmente considerato come una gran notizia la soluzione pacifica e civilizzata che ha avuto la disputa limitrofa che mantenevano Cile e Perù, mediante una disposizione della Corte Internazionale di Giustizia de L’Aia.

30 anni fa, questo conflitto sarebbe stato motivo di atti bellici, ha segnalato Correa, che ha elogiato la brillante attuazione della diplomazia ecuadoriana che senza offendere né Cile né Perù, è riuscita a stabilire i suoi limiti marittimi in una disputa originalmente tripartita.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

foto: Ladyrene Perez

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