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Ho perso la speranza stando a Guantanamo?

“Mi chiamo Shaker. Sono anche conosciuto come Sawad Al-Madany perché nacqui nella città sacra della Medina. Per favore, puoi ricordare questi nomi per me? Perché io quasi, non ne posso più.

Qui mi chiamano 239. In realtà, io chiamo a me stesso 239. È tanto raro essere testimone di come il mio nome vola fuori di me. Non posso fare niente per questo.

Mi domando quanto tempo tarderemo, quelli che siamo qui a Guantanamo, a sparire dalla memoria del mondo.

Non ho perso la speranza. No, non l’ho fatto! O sì? Non sono sicuro. Ma ancora sto scrivendo: non è questo un segno di speranza?

Sì, qui abbiamo perso anni delle nostre vite–ed alcuni (un numero tre volte più grande di quelli che sono stati condannati) sono morti.

Abbiamo perso la saggezza, la nostra salute, la nostra umanità e la nostra dignità. Sì, sembra che abbiamo perso tutto.

Ma credo che stiamo scoprendo poco a poco la speranza e, con la speranza, ricollocheremo nel suo luogo le nostre vite e tutto quello che è importante.

Nel frattempo, i nostri boia stanno perdendo tutto e, quanto più perdono, più ci tormentano. Non posso descrivere quello che stanno facendo. Il mondo deve affrettarsi nell’obbligare il Governo degli USA a risolvere questo dilemma, prima che sia troppo tardi. Le candele non possono ardere per sempre”.

Shaker ha letto questo articolo al suo avvocato, Clive Stafford Smith, in una chiamata telefonica non classificata.

preso da Rebelion

traduzione di Ida Garberi

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