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Una lettera aperta a Yoani Sanchez

Yoani Sanchez a Madrid. Foto: AP

Yoani Sanchez a Madrid. Foto: AP

Sono un’attivista ispanico-siriana dedicata da anni alla difesa della libertà di espressione, centrata soprattutto nella regione del Medio Oriente. Poiché non sono informata sulla realtà cubana, sono molto ricettiva ad ascoltare voci che mi avvicinino ad un contesto che mi è risultato sempre difficile comprendere attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali. Ho saputo recentemente che cominciavi una visita in Spagna per impartire conferenze e mantenere diversi incontri con rappresentanti politici ed ho seguito molto da vicino le tue impressioni attraverso i mezzi di comunicazione e le reti sociali.

Mi ha sorpreso l’ammirazione che dimostri verso le politiche ed istituzioni di questo paese. Non nego che magari possa considerare aspetti che possano, a quelli che viviamo qui, passare inosservati, ma la cosa certa è che la nostra realtà è molto lontana da essere uno specchio in cui volere mirarsi. Credo che siamo distanti da potere essere segnalato come esempio da seguire e come formula da imitare.

Questo paese fa male. Questo paese si rovina sotto il peso degli sfratti, disuguaglianze ed ingiustizie. Gli spagnoli vediamo come ci vengono strappati quotidianamente i diritti che sono costati decadi conquistare. Vediamo come la sanità pubblica della quale c’inorgoglivamo sparisce e come l’educazione universale alla quale aspiravamo rimane sempre più lontana.

Il diritto alla casa che cita la nostra Costituzione è stato ignorato dal partito che governa attualmente ed anche dall’anteriore. La cifra di sfratti della prima casa è arrivata a superare i 500 al giorno ed ora è in 115. Questo significa che migliaia, centinaia di migliaia di famiglie rimangono senza tetto, senza casa e senza possibilità di protezione per i loro figli. Il numero aumenta, mentre il nostro Governo si rifiuta di cambiare una legge ingiusta ed abusiva che obbliga a quelli che perdono la loro casa a continuare a pagarla.

Tutta questa sofferenza non è conseguenza di un disastro naturale. Non è una disgrazia che è sopravvenuta, caduta sulla cittadinanza spagnola. È il prodotto di una pianificazione metodica svolta da quei rappresentanti politici dei quali ti circondi. Quelli che ti invitano al Congresso e quelli che chiacchierano con te sui diritti umani nel tuo paese dopo avere promosso l’invasione di quello degli altri, rovinando il futuro di varie generazioni di iracheni.

E sì, è certo che la Spagna è una democrazia, e che questi politici che ti appoggiano nella tua visita hanno vinto le elezioni. Ma è una democrazia con una legge elettorale chirurgicamente progettata per sostenere un sistema bipartitico che ci permette di scegliere tra la stessa cosa e la stessa cosa? Una democrazia che permette di votare ogni quattro anni, ma che restringe e limita sempre di più qualunque altro tipo di partecipazione cittadina. Per questo motivo, per cambiare un sistema che ci emargina nella presa delle decisioni, siamo scesi in strada il 15 maggio 2011, sfidando minacce legali del Governo e ricevendo multe e colpi dagli stessi poliziotti incaricati di proteggerci.  Per questo motivo seguiamo e continueremo ad uscire sulle strade.

Ci rallegra che stimi i nostri risultati come paese, ma frequentando la nostra elite politica, legittimi un sistema che gran parte della cittadinanza lotta per cambiare per costruirne uno più giusto.

Se qualcosa ho imparato in tutti questi anni lavorando per la libertà ed i diritti umani, è che i nemici dei nostri nemici non sono necessariamente i nostri amici. Oggi mi piacerebbe domandarti se ti sei fermata ad analizzare le agende politiche di quelli che si avvicinano alla tua causa, se credi che può essere un garante chi dice difendere i diritti in paesi stranieri, mentre fa tutto il possibile per strangolarli nel suo. Mi piacerebbe domandarti, infine, se basta affermarsi nel lato contrario a quello del regime cubano per stare dalla tua parte.

di Leila Nachawati

preso da Zona Critica

traduzione di Ida Garberi

1 Comentario

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  1. giuseppe / grande

    Bravissima un’analisi perfetta

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