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Gli dolga o no Trump: 15 anni dal dichiarare irrevocabile il Socialismo a Cuba

TrumpCubaColoro che hanno sognato dalla fine del XIX secolo e conservano, nel XXI secolo, l’arcaica idea di annettersi Cuba hanno visto crollare, davanti ai loro occhi, quella chimera; crollo frutto del solido buon senso del popolo e della forza della Riforma Costituzionale approvata il 26 giugno 2002 dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, che sovranamente sottoscrisse il carattere irrevocabile del socialismo a Cuba, esteso da una estremità all’altra dell’arcipelago.

Al tempo stesso che un onore fu un privilegio per me il fatto di stare in uno dei seggi del parlamento come deputato della V Legislatura ed accettare l’invito della direzione dell’Assemblea ad intervenire in rappresentanza dei legislatori camagüeyani, nel dibattito pubblico, trasmesso direttamente dalla televisione nazionale, audizioni che si estesero ai più remoti luoghi come un’estensione del potere legislativo.

Fidel, come sempre, brillò …

I minuti che usai furono per ribadire le mie tesi: il Parlamento cubano non è elitario. Ho avuto ed ho tutte le ragioni per dimostrarlo. Come potrebbe essere legislatore il figlio di una donna che a nove anni, prima del trionfo della Rivoluzione, arrampicata su una cassa di bibite, strofinava, come domestica, nella casa di una famiglia camagüeyana con solvibilità economica, o di un padre, che durante l’infanzia, vendette giornali, fu lustrascarpe e campava con questo od altri modi, sudando dalla fronte.

La democrazia a Cuba non è finta, come quella USA; qui non prevalgono i trucchi e l’impopolarità che governa il processo elettorale USA. La consultazione dei cittadini è un diritto inalienabile, visto, ad esempio, nel plebiscito durante i giorni 15, 16 e 17 giugno di quindici anni fa.

In quell’occasione 8198237 elettori ratificarono, con una pubblica e volontaria sottoscrizione, il contenuto socialista della Costituzione in risposta alle manifestazioni interventiste di George W Bush ed oggi imitate dal nuovo inquilino della Casa Bianca, Donald Trump.

Ricordo che come parte delle modifiche approvate dal: Sì! dei 559 deputati presenti alla sessione, di 578 che componevamo il parlamento, fu aggiunto un paragrafo finale dell’articolo 3 che afferma:

“Il Socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionaria stabilito in questa Costituzione, provato da anni di eroica resistenza contro le aggressioni di ogni tipo e la guerra economica dei governi della potenza imperialista più potente che sia esistita ed avendo dimostrato la sua capacità di trasformare il paese e creare una società interamente nuova e giusta, è irrevocabile, e Cuba non ritornerà mai al capitalismo”.

La Dichiarazione del Governo Rivoluzionario dello scorso 16 giugno è stata trasparente, in virtù delle fantasiose parole di Trump nella tana della controrivoluzione di Miami e compiacere il suo accolito di oggi Marco Rubio, dopo i beffardi disaccordi di entrambi nel truccato processo elettorale USA.

“Qualsiasi strategia volta a cambiare il sistema politico, economico e sociale a Cuba, sia che pretenda ottenerlo attraverso pressioni e imposizioni, o utilizzando metodi più sottili, sarà destinata al fallimento”.

Noi cubani abbiamo giurato di essere fedeli all’eredità di Fidel e vale riportare oggi tre paragrafi del discorso pronunciato alla sessione straordinaria dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare nel Palazzo delle Convenzioni il 26 giugno 2002.

“Tuttavia, siamo disposti a prescindere di tutto, persino della vita, meno della dignità e della sovranità del nostro paese. Non siamo noi ad aggredire e bloccare gli Stati Uniti. Non domandiamo il cambiamento della loro costituzione e del loro sistema economico e politico. Rispettiamo rigorosamente i diritti degli altri paesi. I nostri devono essere anche rispettati.

Abbiamo dato anche troppe prove del nostro sincero spirito di cooperazione in questioni d’interesse comune. Da parte nostra sono nati tre progetti di accordi bilaterali per la lotta contro il traffico di droghe, di persone e contro il terrorismo”.

Dirigendosi al Presidente Bush espresse e sarebbe bene ricordarlo a Trump: “Glielo dice, senza aggravio personale e senza il proposito di offenderla, colui che solo possiede il modesto potere di meditare freddamente e che da molto tempo ha perso, insieme a un coraggioso ed eroico popolo, il senso della paura”.

Enrique Rivero Atienzar – http://www.cubadebate.cu

traduzione cubainformazione.it

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