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Russia vieta all’ONU risoluzione su armi chimiche in Siria

Vladimir Safronov

Vladimir Safronov

Russia vietò nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU un progetto di risoluzione promosso dagli Stati Uniti, Francia e Regno Unito che cerca di fare pressioni sulla Siria sotto la giustificazione di un ipotetico uso di armi chimiche contro i civili.  

Oltre a Russia, anche Bolivia votò contro l’iniziativa, mentre Cina, Etiopia e Kazakistan si astennero.

Il testo presentato dalle potenze occidentali, con seggio permanente nel Consiglio, parte dalla sicurezza della responsabilità del governo siriano nell’attacco con gas tossici il 4 aprile a Khan Shaykhun, benché non presenti prove delle sue accuse.

Mosca considera che il tema delle armi chimiche è uno strumento per potenziare i tentativi di imporre il cambiamento di regime nel paese levantino.

In questo senso, l’ambasciatore russo, Vladimir Safronov, ha fatto un appello nel Consiglio di Sicurezza per evitare azioni che mettano in pericolo i processi di pace di Ginevra ed Astanà.

Da parte sua, il rappresentante siriano qui, Bashar al Jaafari, reiterò che il suo paese non conta con armi di sterminio di massa e non ha mai deciso di utilizzarle.

Jaafari ha sottolineato che la crociata occidentale contro Damasco ricorda quella lanciata nel 2003 per giustificare l’intervento statunitense in Iraq.

Il progetto di risoluzione vietato dalla Russia ha avuto l’appoggio dell’Egitto, Italia, Giappone, Senegal, Svezia, Ucraina ed Uruguay, oltre ai suoi promotori.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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