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Nuovi dettagli sul presunto attacco chimico in Siria

caschibianchiDentro l’opprimente valanga mediatica sul presunto attacco chimico nella località di Jan Sheijun, nella provincia siriana di Idleb, risulta sempre di più evidente che non ci sono prove per dimostrarlo.  

Le più recenti notizie indicano che Shajul Islam, pseudonimo del medico che mandò molti tweet, continuamente, sul fatto da un ospedale non identificato, fu giudicato per terrorismo nel Regno Unito ed appartiene al gruppo che sequestrò il giornalista britannico John Cantlie nel 2012.

Tale informazione, proporzionata e divulgata a partire dal sito web svizzero Observateurs, va più in là, perché Shajul “non fu condannato perché Cantlie non volle dichiarare. Tuttavia, il suo diritto ad esercitare la medicina fu revocato quando Razul, suo fratello, di 21 anni, si unì in Siria alla milizia terroristica dell’Isis”.

Vale segnalare inoltre che durante il presunto attacco chimico, mezzi di comunicazione occidentali come Le Parisien e Le peuple.be hanno trasmesso i tweet di Shajul Islam senza nessuna precauzione, né hanno verificato chi fosse l’autore.

La risonanza mediatica che non ha neanche definito le drammatiche cifre delle vittime, fu amplificata dall’Osservatorio Siriano dei diritti umani con sede a Coventry, nel Regno Unito, il Centro dei Mezzi di comunicazione Edlib ed i Comitati di Coordinazione Locale, ambedue dell’opposizione, che non definiscono le loro fonti né le verificano.

Fino al momento, nessuna fonte ha citato gli esperti o funzionari dell’Organizzazione per la proibizione di Armi Chimiche (OPAQ), delle Nazioni Unite, che non hanno potuto definire che tipo di tossico sia stato usato negli ipotetici attacchi né constatare sul terreno il numero di morti e feriti.

A sua volta, il professore Marcello Ferrada de Noli, fondatore dell’organizzazione Medici Svedesi per i diritti umani, dichiarò che: “Non vediamo l’attacco, non abbiamo informazione sul tipo di prodotto chimico che si usò. Tutto questo fa che sia impossibile valutare il lavoro degli attivisti dei Caschi Bianchi”, sottolineò.

I Caschi Bianchi si definiscono come un gruppo di riscattatori che sorse nel 2013 in Turchia per l’opera di James Le Mesurier, ex ufficiale britannico ed alto rappresentante dell’ONU in posti in guerra come Bosnia e Kosovo.

Questo gruppo è, con evidenze sufficienti, un alleato nel terreno del Fronte per la Liberazione del Levante, ex Fronte Al Nusra ed i cui integranti “sparirono” da Aleppo quando la città fu liberata e non coordinarono mai di agire con la Media Luna Roja Arabe Siria o la Croce Rossa Internazionale quando si dovevano curare migliaia di persone nelle zone devastate.

In ogni caso, gli esperti militari sottolineano che i gas di combattimento si usano mediante spari di obici ma mai, assolutamente mai, mediante bombardamenti aerei, tale e come annunciò ed “ha creduto” il presidente statunitense, Donald Trump, quando ordinò “come rappresaglia”, l’attacco con missili Crociera contro la base aerea siriana di Shairat.

di Pedro Garcia Hernandez, corrispondente di Prensa Latina in Siria

traduzione di Ida Garberi

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