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Il fantasma di un confronto generalizzato in Siria

`questo è quello che resta della base siriana dopo l'attacco degli USA

questo è quello che resta della base siriana dopo l’attacco degli USA

Il fantasma di un confronto generalizzato in territorio siriano diventa praticamente un incubo concreto a partire dagli insensati atteggiamenti nella regione del Medio Oriente, propiziate dall’attacco statunitense contro una base aerea nella provincia di Homs.  

Dal Qatar, il canale Al Jazeera intensificò la diffusione di informazioni tergiversate su quanto accaduto in un chiaro sostegno ai gruppi jihadisti e sull’appoggio dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e della Turchia.

Esattamente come è accaduto per l’invasione in Iraq, il mondo arabo è disunito, disperso in un giro di incertezza e terrore e perfino da Riad e Doha le coincidenze di criterio col regime sionista di Israele risultano evidenti.

Turchia mostra la sua vera faccia e ritorna a fare un giro alla rovescia, mentre risulta essere criticata da quando le sue truppe invasero Siria in agosto del 2016, con il pretesto di espellere i curdi dalle vicinanze della frontiera.

Come le monarchie del Golfo, dove il petrodollaro impone le sue leggi, riparate da pretesti di base religiosa, il regime di Ankara annuncia l’estensione delle sue offensive ed attraverso il territorio siriano, verso l’Iraq.

Quasi all’unisono ed in chiara “empatia”, l’Arabia Saudita incrementa i suoi attacchi contro Iran,con il tacito appoggio della Giordania, sede dell’ultimo Vertice della Lega Araba e nella quale si dimostrò abbondantemente la mancanza di consenso per cercare la pace, la tolleranza e la sensatezza in uno scenario di alta complessità politica e militare.

Sotto ipotesi e senza evidenze obiettive, senza dare tempo ad investigazioni serie e precise, la matrice dell’aggressione di Washington è stata studiata a partire da atteggiamenti carenti di valutazioni politiche ponderate, che attribuirono al Governo di Damasco un attacco chimico nel sud della provincia di Idleb.

Tra la metà del 2016 ed il presente anno, nessuna voce responsabile nel mondo occidentale si sollevò per censurare l’entrata delle truppe turche in questo paese e molto meno per la presenza di 2000 integranti delle forze speciali degli Stati Uniti, a 40 chilometri dentro il territorio siriano nelle vicinanze delle città di Al Bab e Manbij, nella regione a nord della provincia di Aleppo.

Siria denunciò più volte queste azioni, Russia ed Iran hanno fatto appelli alla saggezza e propiziarono una ed un’altra volta le negoziazioni a Ginevra, ed Astanà, in Kazakistan, ma i patrocinatori del terrorismo, già colpiti dai loro mostri, fecero “orecchio da mercante”.

L’aggressione statunitense, questa volta “ diretta ed annunciata”, si ripete mentre risuonano ancora le definizioni di “un errore di procedimento” per un bombardamento agli inizi del 2017 della Coalizione internazionale contro posizioni dell’Esercito siriano a Deir Ezzor, dove morirono 83 soldati ed ufficiali.

Questo “prova di forza” di Washington allunga, con pazienza, misura ed abilità, fino a limiti imprevedibili, una corda che tesero Russia, Siria ed Iran per propiziare la fine di una guerra imposta dal principio del 2012.

Nel terreno siriano si mescolano a tiri di cannone, militari turchi, dell’opposizione siriana, dell’Esercito governativo, delle forze di autodifesa curde e degli Stati Uniti.

Ma a questo scenario drammatico e confuso bisogna aggregare i dispersi gruppi terroristici situati alla frontiera meridionale con Giordania ed Israele, protetti dai regimi di questi due paesi e che sono riusciti a disunire il movimento palestinese, scontrandosi gli uni con gli altri e senza chiari sviluppi a favore della pace.

Tutto può succedere per peggiorare la situazione e molto poco per migliorarla, perché un’altra volta, i livelli di egemonia e mancanza di rispetto alla sovranità di ogni nazione volano fatti a pezzi e la Lega Araba o le Nazioni Unite, per citare solamente due esempi, sono calpestate nei principi su cui fondarono la loro creazione e poche volte hanno funzionato.

di  Pedro Garcia Hernandez, corrispondente di Prensa Latina in Siria

traduzione di Ida Garberi

Foto: @arabthomness/ Twitter

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