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La stampa conservatrice come partito politico di opposizione in America Latina

Torno a riprendere il tema dei mezzi di comunicazione in America latina, ed il ruolo che svolgono sempre di più come partiti di opposizione a beneficio delle oligarchie nazionali, oltre ai servizi che prestano agli interessi di dominazione degli Stati Uniti nella nostra regione.  

Un nuovo e recente esempio di questa posizione della “grande” stampa nella Patria Grande è stato nelle ultime settimane quello della Bolivia, dove gli empori ultraconservatori dell’informazione slegarono un’atroce campagna, parziale e mediatica, contro il presidente Evo Morales, previa al referendum del 21 febbraio, per denigrarlo senza nessun rispetto, perfino nella sua vita personale.

Alla guerra sfrenata dai mezzi di comunicazione privati boliviani, diretta a cercare di imporre il NO nel referendum popolare per una nuova rielezione di Evo nel 2019, si sono sommati i loro colleghi del Venezuela, Ecuador e Brasile, per citare solo alcuni dei paesi nei quali sono al potere dei governi progressisti.

È conosciuto che nell’immensa maggioranza delle nazioni al sud del Rio Bravo e fino alla Patagonia i principali giornali, reti televisive e stazioni radio continuano ad agire come forze politiche, con denaro più che sufficiente e tutto il potere necessario, protetti nel controverso concetto di libertà di espressione, per mentire, diffamare, manipolare, detronizzare presidenti e perfino vincere elezioni.

È un falso segreto che i suffragi presidenziali in Argentina dell’anno scorso li ha vinti strettamente il consorzio di comunicazione El Clarin, e non precisamente Mauricio Macri.

Nella vicina Bolivia si è fatto qualcosa di simile, ma all’inverso ed in maniera perfino più grossolana, con l’obiettivo di evitare il trionfo del SI’ nel referendum di questo 21 febbraio, a beneficio della nuova postulazione di Evo.

Nonostante, senza conoscersi i risultati ufficiali di questa consultazione, la “grande” stampa latinoamericana conservatrice, ed ovviamente, i suoi rappresentati, diedero come vittorioso il NO nella Pachamama (Madre Terra), quando era stato scrutato solo il 3% dei suffragi.

Questa pratica è ben vecchia, l’hanno applicata così storicamente, ed in maniera più sofisticata negli ultimi tempi in Argentina e nei suffragi parlamentari del Venezuela, con l’evidente macchinazione di creare velocemente una matrice di opinione ed una tendenza a loro favore che non possa essere smentita posteriormente.

Dice un proverbio popolare che chi dà per primo, dà due volte, mentre nel vecchio gergo giornalistico è ben reiterata la frase che una bugia ripetute 100 volte si converte in realtà.

Il fatto inspiegabile è che tale azionare quotidiano manchi ancora di una riposta contundente della sinistra e dei governi progressisti della Patria Grande che sono stati battuti una ed un’altra volta dai mezzi di comunicazione conservatori, e perfino si sono lasciati imporre da loro i loro programmi.

È già ora di regolare i doveri ed i diritti della stampa che sicuramente dovrebbe essere nelle mani dei popoli e non essere controllata dall’oligarchia, e meno da consorzi multinazionali né dalle grandi aziende.

I governanti rivoluzionari della Nostra America hanno la responsabilità di promuovere ed applicare leggi che sterminino una volta per tutte questo male, altrimenti soccomberanno oggi davanti al loro principale avversario: la stampa convertita in forza politica di opposizione.

di Patricio Montesinos

traduzione di Ida Garberi

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