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La strategia del golpe continuo: intervista al prof. Juan Miguel Diaz Ferrer

Le proteste contro Maduro, organizzate in Venezuela dal febbraio del 2014 e durate per diversi mesi, erano state presentate dalla stampa italiana al pubblico come manifestazioni pacifiche organizzate da giovani studenti che rivendicavano più democrazia, libertà di stampa, trasparenza, internet, diritti umani.

Un cambiamento in senso occidentale a cui un governo autoritario avrebbe risposto con la violenza e la repressione nel sangue. A sostegno di questa versione era stata preparata una grande campagna mediatica denominata SOS Venezuela, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la necessità di un cambio di governo anche diretto da un intervento esterno, per porre fine alle violenze.

Abbiamo incontrato a Ravenna, in occasione del terzo incontro della rete Caracas Chiama, il professore Juan Miguel Diaz Ferrer, docente di filosofia all’università pubblica di Mosca e all’istituto superiore di Relazioni Intenazionali de La Habana, che nel suo intervento ha mostrato come queste manifestazioni non sono state affatto pacifiche, ma piuttosto si sono caratterizzate come rivolte violente, chiamate Guarimbas, che hanno avuto come obiettivo militanti e politici chavisti, istituzioni pubbliche e anche normali cittadini.

Il professore ha mostrato come le Guarimbas non siano un fenomeno confinato al Venezuela, ma si inseriscono all’interno di una precisa strategia degli Usa per destabilizzare i paesi indipendenti agendo non con un intervento diretto, ma tramite gruppi di “opposizione”. Dei veri e propri colpi di stato organizzati contemporaneamente in più paesi, come si è visto per Libia, Siria e Ucraina, in cui la stampa diventa una vera e propria arma di guerra indispensabile per legittimare il cambio di governo diretto dall’esterno, dai “paesi democratici” per porre fine alla “dittatura”. Una strategia del Golpe permanente, che permette agli Usa di intervenire contemporaneamente su più paesi, esponendosi il meno possibile all’opinione pubblica e mantenendo la propria credibilità internazionale intatta, in quanto si agisce sotto la bandiera dei diritti umani, grazie alla guerra mediatica.

I cosiddetti “rivoluzionari democratici” non sono giovani studenti che lottano contro la presunta dittatura, ma formazioni paramilitari armate e addestrate, le cui azioni violente sono dirette verso i rappresentanti di governo, le istituzioni pubbliche e soprattutto i normali cittadini, e che spesso provengono dall’esterno e sono utilizzati da un paese all’altro. In Venezuela, infatti, hanno agito anche cittadini ucraini che erano stati coinvolti nella cosiddetta “rivoluzione del Maidan”, terminata appunto nel febbraio 2014, quando i disordini di Caracas stavano iniziando.

Sa se questi ucraini appartenevano a una organizzazione politica?

No, questo non lo posso dire con sicurezza, ma erano persone che, come è stato scoperto, non venivano da turisti. C’erano molte prove di ciò, che non venivano per turismo ma per unirsi alle Guarimbas. Avevano con loro volantini, report, numeri di cellulare, documenti che mostravano un legame con i Guarimberos. Il punto è: chi li manda? Chi li finanzia? Chi sta dietro queste persone?

In quello stesso periodo circolava dappertutto un video sull’Ucraina, ambientato nella piazza del Maidan, in mezzo agli scontri e agli spari dei cecchini, in cui compariva una giovane donna molto bella che, parlando in inglese, denunciava il regime, la repressione e chiedeva il sostegno internazionale per porre fine alla repressione del dittatore. Una montatura propagandistica. Subito dopo, lo stesso video è stato fatto in Venezuela, con uno scenario venezuelano. La stessa tecnica, identica!

Una sorta di colpo di stato continuo?

Sì chiaro. L’imperialismo non può tollerare la sovranità nazionale né il diritto degli stati all’autodeterminazione, e così interferisce nella politica interna degli stati con interventi esterni. E’ quello che è successo in Libia, in Siria e in altri paesi.
Addirittura Obama nel suo discorso all’Onu non parla per nulla di sovranità nazionale né di stato. Evita la parola Stato. Vuole cancellare il diritto all’autodeterminazione degli Stati che invece compare nella carta dell’Onu, mentre si pone come difensore di questa carta. Parla invece di diritti umani, che sono più manipolabili.

Sono stati utilizzati infatti in Libia dalla Clinton, come casus belli.

Esattamente. E con il Venezuela, come per la Siria e l’Ucraina è lo stesso. Per questo utilizzano questi video, con queste donne giovani e belle che richiamano l’attenzione e la sensibilità del pubblico, che dicono “guardate quanto è crudele il regime, guardate quello che ci sta facendo, aiutateci!”, per rendere l’opinione pubblica favorevole a un intervento esterno in un paese sovrano.

Si tratta di una tecnica ben precisa. Questo video fa il giro del mondo, arriva al cittadino europeo che non conosce la situazione politica in Venezuela, gli fa credere che ci sia un regime cattivo che viola i diritti umani e lo sensibilizza. Crea il consenso dell’opinione pubblica per legittimare l’intervento.

Il discorso di Obama all’Onu è un discorso pieno di menzogne. Non parla dell’autodeterminazione degli Stati, ma parla di diritti umani, parla della famiglia. Quando lui è il presidente che più di chiunque altro ha separato le famiglie negli Stati Uniti, perché con la sua politica anti-migranti ha espulso persone che vivevano lì da 30 anni, che avevano i documenti e avevano lì le loro famiglie.

I genitori di queste famiglie sono stati deportati nei loro paesi di origine. Ci sono migliaia di queste situazioni in cui intere famiglie vengono distrutte. Pertanto dice una cosa e fa l’esatto contrario. Obama deve essere giudicato per le sue azioni, non per le sue parole.

Nel suo intervento ha parlato di ucraini arrestati mentre tentavano di passare il confine con la Bielorussia. Erano armati?

Avevano armi di tipo artigianale, quelle impiegate nelle manifestazioni, simili a quelle usate in Venezuela. Alle domande delle forze dell’ordine non sapevano spiegare esattamente cosa stessero andando a fare in Bielorussia, ma è evidente che stavano tentando di infiltrarsi nelle manifestazioni dell’opposizione e provocare violenze. Allo stesso tempo avevano preparato le telecamere della televisione per registrare gli scontri e accusare il governo della Bielorussia di reprimere con la violenza e di violare i diritti umani. Si tratta della stessa tecnica di inganno e menzogna.

Risulta che tutto quello che si sta denunciando qui è vivo, è una metodologia attuale. E se domani un governo progressista dovesse vincere in Italia, accadrebbe lo stesso. Oggi avremmo anche qui un Comitato di Vittime delle Guarimbas che denuncia i propri familiari assassinati da quelli che la stampa definisce “rivoluzionari”.

Questo è ciò che oggi si deve denunciare, questa maniera di manipolare i mass media e soprattutto le immagini, al fine di nascondere i crimini di questi gruppi e portare l’opinione pubblica dalla loro parte, di chi viola davvero i diritti umani, preparando all’aggressione imperialista.

La stessa cosa sta avvenendo con la crisi dei rifugiati. Questa è stata una crisi creata appositamente. Molti di questi rifugiati stavano in campi della Turchia. Gli Stati Uniti hanno chiesto che venissero liberati. La campagna per i rifugiati ha avuto, in parte, il proposito di persuadere l’opinione pubblica europea che di questa crisi fosse colpevole il governo siriano. La stampa faceva apparire che la gente stesse scappando dalla Siria, non a causa dell’Isis, che sta massacrando il popolo siriano, ma per colpa del presidente Assad, quando in realtà la gente sta fuggendo dalla guerra contro Assad, non per colpa di Assad. Tutte queste sono tecniche di inganno dell’opinione pubblica.

La stessa tecnica è stata usata per attaccare la Serbia. I mezzi di informazione rovesciavano la realtà. I profughi fuggivano dai bombardamenti della Nato, la stampa invece dava la colpa al regime di Milosevic. Prima mostravano le immagini dei profughi e poi quelle dei bombardieri NATO. Questo per fare in modo che la gente accettasse i bombardamenti della NATO, che pensasse “guarda, c’è un regime malvagio, le strade della Serbia sono piene di famiglie in fuga, qualcuno deve porre fine a tutto questo” e quindi, quando arrivano gli aerei della NATO sono i buoni di questo film hollywoodiano. Invece le famiglie fuggivano dalla guerra.

Si tratta di una tecnica di manipolazione mediatica che vuole mostrare la realtà al contrario, al fine di legittimare gli interventi imperialisti e far passare le vittime per carnefici, e viceversa.

di Clara Statello

da albainformazione.com

 

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