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Cuba-USA, nuovo capitolo: eravamo arrivati a pensare che questo non si poteva risolvere

Durante l’innalzamento della bandiera cubana nella riapertura della sua sede diplomatica a Washington, si sono dati appuntamento un enorme ventaglio di persone che in qualche modo hanno partecipato a generare il cambiamento nella politica bilaterale.  

Le centinaia di invitati inclusi legislatori statunitensi (il senatore Patrick Leahy ed i rappresentanti Raul Grijalva, Barbara Lee, Josè Serrano), diplomatici, figure riconosciute dei mezzi di comunicazione nazionali, analisti, accademici, artisti ed un elenco di cubano-statunitensi che recentemente erano dissidenti.

Silvio Rodriguez, integrante di una numerosa delegazione cubana, commentò a La Jornada che “è difficile riassumere cosa si sente ad essere presenti qui, perché passano per la mente molte cose, proprie o che sono successe ad altri. Ci fu un momento in cui questo confronto fu tanto forte che molti pensammo che non c’era una soluzione possibile. Una delle cose più curiose è rendermi conto che sì esiste una soluzione e si può incominciare a lavorare in questa direzione, cosa che mi sembra straordinariamente positiva”.

Danny Glover, famoso attore e cineasta, era felice, abbracciando vecchi amici, scherzando: La storia c’assolverà tutti. Commentò a questo giornale che “questo è stato il tema di tutta la sua vita: i miei genitori erano sindacalisti, e nel 1959 io avevo 12 anni, stavamo celebrando il trionfo della rivoluzione cubana. Appena lo capivo, ero un bambino, ma lo seguii, lo seguii, lo seguii, da allora, per quello che succedette in Angola, e così via. Sappiamo che quello di oggi è un nuovo inizio, pieno di possibilità, di un’altra storia, magari con nuovi valori qui”.

Il rappresentante federale Raul Grijalva, co-presidente del “caucus” Progressista (composto da circa 75 legislatori federali) ha dichiarato a La Jornada: credo che col tempo, gli statunitensi appoggeranno sempre di più la normalizzazione, e con questo ci sarà maggiore pressione per distruggere il bloqueo nel Congresso nei prossimi due o tre anni.

Wayne Smith, che è stato l’addetto della sezione di interessi degli Stati Uniti durante la presidenza di Jimmy Carter e che si è dedicato alla promozione della normalizzazione durante le decadi recenti, ha detto che “il punto fondamentale di oggi è che stiamo avanzando. Questo non implica che non ci sia una moltitudine di problemi, ma con un dialogo abbiamo per lo meno l’opportunità per risolverne alcuni”.

Tra i cubano-americani che si sono dedicati a promuovere questo cambiamento, le emozioni sono forti.

Non tutti erano contenti con la nuova normalità. Un microgruppo di oppositori si presentò all’altro lato della strada dell’ambasciata, gridando le solite cose. Uno di loro si è messo a correre, ha saltato una barriera della polizia, e cercò di arrivare alle grate dell’ambasciata per incatenarsi. Agenti di polizia e del Servizio Segreto non lo hanno permesso.

“Salsa sì, bloqueo no”, si legge in un cartello di CodePink alla periferia dell’ambasciata, mentre diversi attivisti festeggiano questa giornata. Altri si fanno foto sotto alla bandiera appena issata. In altre parti del paese, raccontano alcuni, ci sono festeggiamenti in ristoranti, bar ed in sedi di diverse organizzazioni. Tutti insistono in che non si può tornare indietro in tutto questo. Ma quasi tutti sanno che le sfide del nuovo futuro non saranno per niente facili.

preso da La Jornada

traduzione di Ida Garberi

foto: Ismael Francisco

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