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Paramilitarismo: cronaca di una peste annunciata

1. Il 5 giugno 2015 il presidente del Venezuela Nicolas Maduro dichiara: “Attiverò e sto attivando piani per catturare e farla finita con tutte le cellule paramilitari che sono state seminate in Venezuela. Ho bisogno dell’aiuto delle famiglie colombiane che si trovano in Venezuela per liberare il Venezuela dalla peste paramilitare”. Lo dice al momento giusto. La peste ha già assassinato circa 200 dirigenti contadini, altrettanti dirigenti sindacali, figure della politica; essa taglieggia e impone tasse, si impadronisce di importanti società negli stati di frontiera e gestisce un contrabbando di minerali che rovina il paese.

2. Un nuovo fenomeno segna la realtà strategica del mondo. Zetas, Aztecas, Mexicles, Negros, Polones, Gatilleros, Caballeros Templarios e Narco Juniors in Messico; i Kaibiles guatemaltechi; le Maras centroamericane; le Posse giamaicane; i Paracos colombiani; i Talebani, Al Qaeda e Daesh in Medio Oriente, e una piaga di eserciti privati organizzati come cartelli, mafie e associazioni criminali sopravvivono in presenza degli Stati costituiti, si alleano con essi, usurpano le loro funzioni e sono sulla strada di distruggerli.

3. Come nasce un esercito privato che sfida, e a volte supera, quello pubblico?

Così come i paesi egemonici mercificano l’educazione e la sicurezza sociale, allo stesso modo privatizzano la repressione. L’esercito degli Stati Uniti non utilizza già più le reclute, ma i mercenari sotto contratto presi dalle sue marginalità: afroamericani, ispani, immigrati illegali. Con una giravolta i grandi contrattisti multinazionali come Blackwater prendono in subappalto dal 1996 l’offerta  e la domanda di carne da cannone. E con altra giravolta ancora, i paesi egemonici finanziano, addestrano e armano corporazioni di sicari per distruggere paesi, ma senza assumersi responsabilità per questo: Al Qaeda, Daesh, le Autodifese Unite di Colombia.

4. Questo segna la fondamentale differenza con organizzazioni armate rivoluzionarie come il 26 de Julio, le FALN, le FARC, il MLN, Sendero Luminoso, il MSLN, il FMLN, che insorgono con mille difficoltà ogni volta contro lo Stato e contro i gruppi economici che lo gestiscono. Al contrario, le organizzazioni paramilitari agisono in stretta collaborazione con lo Stato o con le forze economiche che lo dominano.

In Colombia funzionano con la protezione, l’appoggio e il finanziamento del governo, che infiltrano con la parapolitica; dell’oligarchia dei proprietari terrieri i cui latifondi proteggono e ampliano mediante la violenza, e del narcotraffico, a cui servono da braccio armato.

Con il tempo, nei luoghi dove la presenza dello Stato è debole si crea un altro Stato parallelo, non eletto da nessuno, che incassa tangenti e tasse, emette e compie sentenze di morte e, alla fine, si fonde con l’autorità visibile di politici e corporations in una inestricabile simbiosi.

5. La via da un’eterna lotta tra bande armate fino al monopolio della violenza legittima da parte dello Stato segnò il passaggio dal Feudalesimo all’Età Moderna. L’attuale abdicazione da parte di alcuni Stati del monopolio della violenza a favore di bande armate di sbirri segna la post-moderna dissoluzione della sovranità nel caos.

La post-modernità neo-liberista predicò la Fine della Politica e la Minimizzazione dello Stato: tra le funzioni di quest’ultimo che sono passate al ‘mercato’ c’è la gestione della violenza organizzata.

La natura politica ha orrore del vuoto. Dovunque lo Stato si indebolisca o sfumi appaiono gruppi armati disposti ad usurpare le sue funzioni a proprio beneficio.

Il paramilitarismo è la confessione dello Stato e delle multinazionali che è loro impossibile mantenere l’ordine all’interno dei parametri di legalità che essi stessi proclamano: cioè queste non sono altro che una frode. Davanti al caos omicida il semplice cittadino non ha altra scelta che armare se stesso, e combattere il piombo con il piombo. E’ quello che fanno i cittadini delle Autodefensas di Michoacan, quello che a lungo termine dovranno fare i cittadini in ogni parte del mondo.

6. Una buona parte dei 5.600.000 colombiani immigranti in Venezuela lo hanno fatto fuggendo da un sistema che credeva di servirsi dei paramilitari e finì per servirli.

Speriamo di poter sanare questa peste che da anni denunciamo, prima che altrettanti venezuelani debbano fuggire dal nostro paese.

di Luis Britto Garcia

traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

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