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Molti si vantano di affermare che l’economia non ha nulla a che vedere con la politica. Insistono nello spiegare l’economia come una scienza esatta, come l’ingegneria, in cui un insieme di strumenti tecnici, quasi magicamente, ed a volte per inspiegabili cause neutrali, finiscono per definire il modo più efficace per organizzare una società. Parlare di politica quando si discute di economia sembra una bestemmia per quegli acerrimi difensori del paradigma egemonico. Così, l’economia la presentano come una questione di esperti in cui il popolo, e pertanto la politica, non possono dare il loro parere.  

“Il tempo della post politica”, come dice Chantal Mouffe, è quello in cui si pretende imporre, da parte di coloro che cercano di evadere la disputa politica, ogni volta che si deve discutere su temi sociali di massima importanza. Meno male che in seguito la stessa realtà confuta questa tesi assurda e finisce sempre per dimostrare che la politica attraversa l’economia. Dal momento che non può essere in modo diverso, non c’è dibattito economico se questo non si fa dal confronto politico.

Sono già passati alcuni giorni ed ora si può raccontare senza stress elettorale. L’attacco smisurato della Coca Cola contro il governo di Evo Morales, giusto prima delle elezioni della passata domenica 12 ottobre, è un buon esempio per spiegare come la politica si trasforma in una variabile chiave per capire che cosa succede in termini economici. In maniera molto “curiosa” (le virgolette sono virgolette ironiche), Coca Cola, a pochi giorni dal gran appuntamento democratico, decide di aumentare il prezzo di tutti i prodotti della sua marca, in un paese dove il controllo dei prezzi è una religione molto effettiva ed appoggiata dalla maggioranza della popolazione.

Così, improvvisamente, la più multinazionale delle multinazionali considera che i costi dei suoi prodotti sono aumentati ed è giustamente in piena giornata di riflessione elettorale il momento più opportuno per provocare un aumento dei prezzi in prodotti che sono ampiamente consumati dal popolo boliviano.

Nel governo del MAS, la lotta contro l’inflazione è un obiettivo prioritario e così si dimostra nella sua effettiva politica di controllo dei prezzi, di monitoraggio giornaliero su moltissimi prodotti della cesta basica dei boliviani. Questo processo di cambiamento capisce che l’inflazione è letteralmente una questione di sforzo distributivo, di lotta tra il potere di mercato di pochi (che cerca il massimo guadagno) ed il potere popolare della maggioranza sociale (che non desidera perdere potere d’acquisto).

L’inflazione è un’equazione politica e non un valore uscito da uno shaker di variabili tecniche. Così è come Evo Morales ed i suoi collaboratori concepiscono questa arma di distruzione di massa del XXI secolo. E per questo il suo governo può contare su un’economia in continua crescita, con forte protagonismo delle politiche sociali ridistributive, con un’inflazione controllata e compensata abbondantemente dal miglioramento delle condizioni di vita salariali della cittadinanza.

Questo successo in politica economica non è casuale, ma deriva dal concepire che la lotta contro l’inflazione solo si può realizzare dal recupero della sovranità in politica economica. Coca Cola si è confusa nell’epoca, e ha creduto che stesse ancora nell’era neoliberale, pensando che poteva incrementare i prezzi come se la libertà di mercato fosse più importante della giustizia sociale per i boliviani. Ed invece no.

Il governo boliviano ha dato una lezione magistrale di economia politica ostacolando che Coca Cola abusasse della sua posizione di mercato per colpire la vita quotidiana dei boliviani, e soprattutto se questo si produce a così poco tempo dalla votazione nelle elezioni. Il ministro di Sviluppo Produttivo, Teresa Morales, non lasciò posto ai dubbi nella sua reazione: “questo è un atto politico”; “Coca Cola non ha trovato la migliore maniera di attaccare questo momento iniziando un processo di incremento dei prezzi”; “la compagnia cade in un atto apertamente politico e di attentato contro il portafoglio dei boliviani, poiché lancia questa misura due giorni prima delle elezioni.”

Tanto contundente come efficace, la posizione della ministro e del Presidente, che non hanno permesso questo tentativo di golpe di mercato, che pretendeva contaminare l’ambiente affinché l’opposizione pescasse elettoralmente “in un fiume in piena”. Il governo ha usato le sue facoltà legali e politiche per sospendere questo incremento di prezzi; ha obbligato i dirigenti della Coca Cola a dare spiegazioni; li ha fatti retrocedere; ed inoltre ha dichiarato che da adesso anche le bevande gasate saranno dentro il monitoraggio giornaliero dei prezzi. L’inflazione, per questo governo, non potrà mai essere così concepita, come un essere paranormale che ha vita propria ma senza nomi né cognomi. No. In questa Bolivia, l’inflazione si controlla con misure azzeccate ed economiche ma sempre dalla politica, identificando chi è ciascuno, e che tipo di interessi ha.

Recuperare la sovranità in politica economica è capire precisamente che solo si può avere un’altra economia giusta ed umanista, se questa si implementa da una posizione politica indipendente. Il governo di Evo Morales l’ha dimostrato, e la vittoria di fronte alla Coca Cola è una dimostrazione in più di questa strada ardua ma fruttuosa.

Così è come si spiega che Evo Morales abbia l’appoggio che ha nelle urne perché non promette quello che non compie; perché la sovranità non è un eufemismo da nulla, bensì realmente costituisce il principio politico basilare per portare a termine una politica economica molto azzeccata. Adesso, Coca Cola, prima di volere usare il suo potere di mercato, lo penserà due volte, perché ad affrontarla ci sarà un processo guidato da un Presidente che sa perfettamente usare il suo potere politico, elettorale, sociale e popolare.

Preso da CELAG

di Alfredo Serrano Mancilla

traduzione di Ida Garberi

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