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Sottolineano opera di Julio Garcia Luis, decano del giornalismo a Cuba

Julio Garcia Luis

Julio Garcia Luis

L’opera del giornalista Julio Garcia Luis (1942-2012) segna profondamente oggi il giornalismo cubano, perché le sue idee propongono un cammino da seguire in questi tempi di cambiamenti, più che necessari nella stampa cubana.

Così ha affermato la direttrice della Casa editrice “Mujer”, Isabel Moya, che ha presentato oggi il libro “Rivoluzione, socialismo, giornalismo, la stampa ed i giornalisti cubani di fronte al secolo XXI”, risultato della tesi di dottorato di Garcia Luis.

Il testo costituisce una guida per il lavoro dell’Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC), e benché sia stato scritto 10 anni fa, i suoi temi mantengono una validità straordinaria, ha sottolineato Moya.

Garcia Luis conosceva bene il potere delle parole, la loro espressione nel giornalismo e la relazione col potere politico, ha aggiunto.

Inoltre, è stato un pioniere negli studi di comunicazione in questa isola e riesce ad articolare nella sua opera teoria, divenire storico e realtà, ha segnalato la giornalista a carico delle rivista “Mujer”.

Questo libro è un materiale necessario, imprescindibile ed opportuno: da una prospettiva marxista propone modi di fare il giornalismo, senza cadere in dogmi o ricette.

Abborda anche la necessità di generare un sistema di stampa legittimo nel modello socialista perché conosceva l’importanza dei mezzi nella formazione del capitale simbolico.

Il presidente dell’UPEC, Antonio Moltò, ha catalogato il testo come un invito a guardare la stampa dall’interno ed analizzare con profondità i problemi che la colpiscono.

Durante più di 10 anni, Garcia Luis è stato decano della Facoltà di Comunicazione dell’Università de L’Avana ed i suoi insegnamenti accompagnano oggi varie generazioni di giornalisti.

E’ anche stato presidente dell’UPEC dal 1986 al 1993 e tra i premi ottenuti per il suo lavoro nella stampa, raffigura il Nazionale di Giornalismo Josè Martì per l’Opera della Vita.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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