Articoli su giornalismo

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L’impegnativo scenario del giornalismo cubano

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Noi professionisti della notizia analizzavamo, durante quei giorni, con franchezza e passione, la qualità del giornalismo che facciamo, le realtà contraddittorie della comunicazione nel paese, le carenze professionali e materiali dei nostri media, le difficoltà nell’accesso alle fonti di informazione, la necessità di approfittare degli strumenti e delle nuove forme di lavoro che ci hanno portato le tecnologie in cambiamento dell’informazione e della comunicazione, le sfide delle battaglie ideologiche, culturali, simboliche che affrontiamo.

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Il predominio di quello che è ovvio

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Mi sembrano una lampante manifestazione di disfunzionalità, gli ostacoli incontrati da Juventud Rebelde per realizzare un reportage sulla gelateria Coppelia, qualcosa in realtà con un profilo ridicolo, come se si trasformasse un luogo popolare ed aperto in un presunto pericolo per la sicurezza nazionale, uno dei pochi aspetti in cui i giornalisti in qualunque angolo del mondo esercitano una comprensibile e responsabile autoregolazione.

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Ed ora cosa seguirà?

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A Cesare quello che è di Cesare. Guantanamo è quella che ha dato l’idea, per questo esercizio di riflessione che intraprendiamo oggi sul nuovo discorso del governo degli Stati Uniti verso Cuba dopo il ristabilimento delle relazioni diplomatiche. Con le eco ancora fresche della visita di Obama, l’UPEC del territorio presieduto da Josè Llamo mi convocò ad un dialogo interattivo su questo avvenimento.

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Un giornalista prigioniero a Cuba: per essere una spia…o un idiota?

La Casa Bianca ha presentato, pochi giorni fa, la sua particolare campagna annuale per la “libertà di stampa” nel mondo. E, come c’era da aspettarsi, tutti i giornalisti la cui reclusione veniva denunciata vivono in paesi con governi avversari degli USA come Cina, Russia, Iran, Nicaragua, Vietnam o Cuba. Nessuno in nazioni con regimi alleati, molti dei quali -di sicuro- hanno una comprovata storia di censura, imprigionamento e assassinio di giornalisti.

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Cubadebate si allegra di avere una dottoressa come editrice della sua redazione

Rosa Miriam durante la difesa

Una vera conferenza specializzata è stata la difesa della tesi di dottorato scientifico “Il consenso del possibile. Principi per una politica di comunicazione sociale dalla prospettiva dei giornalisti cubani”, discussa questo martedì da Rosa Miriam Elizalde, in presenza del membro dell’Ufficio Politico e primo vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Miguel Diaz-Canel, e di Rolando Alfonso, capo del dipartimento ideologico del Comitato Centrale del Partito.

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Sottolineano opera di Julio Garcia Luis, decano del giornalismo a Cuba

Julio Garcia Luis

L’opera del giornalista Julio Garcia Luis (1942-2012) segna profondamente oggi il giornalismo cubano, perché le sue idee propongono un cammino da seguire in questi tempi di cambiamenti, più che necessari nella stampa cubana. Così ha affermato la direttrice della Casa editrice “Mujer”, Isabel Moya, che ha presentato oggi il libro “Rivoluzione, socialismo, giornalismo, la stampa ed i giornalisti cubani di fronte al secolo XXI”, risultato della tesi di dottorato di Garcia Luis.

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L’America Latina sta vivendo il migliore momento della sua storia, secondo Ignacio Ramonet

Ignacio Ramonet

Grazie alle politiche adottate dai governi progressisti, l’America Latina sta vivendo il migliore momento della sua storia, visto che 80 milioni di persone sono uscite dalla povertà, sottolinea il direttore del giornale francese Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet.

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Felici gli indifferenti

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“Odio gli indifferenti. Credo che vivere vuole dire prendere partito. Chi veramente vive, non deve smettere di essere cittadino e partigiano. L’indifferenza e l’abulia sono parassitismo, sono vigliaccheria, non vita. Per questo motivo odio gli indifferenti.” Con questa frase di Antonio Gramsci apre il primo capitolo del suo libro “Contra la neutralidad” il giornalista spagnolo Pascual Serrano.

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Terrorismo mediatico: si impone la legge della selva nel giornalismo messicano

La Jornada

Ieri, quattro dei cinque membri della prima sala della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) approvarono il progetto di risoluzione elaborato dal ministro Arturo Zaldivar Lelo de Larrea che concede un esonero definitivo alla rivista Letras Libre, che La Jornada denunciò nel 2004 per pubblicare un articolo nel quale accusò il nostro diario di essere complice del terrore e di essere al servizio di assassini iper-nazionalisti.