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Assange: “Gli USA controllano quasi tutte le comunicazioni in America latina”

Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha denunciato che la sovranità dei paesi dell’America latina e dei Caraibi “è in rischio” perché gli Stati Uniti controllano quasi tutte le loro comunicazioni attraverso la Rete.

Assange ha segnalato che l’infrastruttura di Internet dirige “gran parte del traffico” da e verso l’America Latina attraverso dei cavi di fibra ottica che fisicamente passano attraverso gli USA.

Il fondatore di WikiLeaks ha assicurato che gli USA hanno trasgredito la loro stessa legge senza nessun tipo di scrupoli intercettando queste linee col fine di “spiare i loro stessi cittadini.”

Le dichiarazioni sono state fatte dal giornalista australiano in una videoconferenza trasmessa nella Facoltà di Psicologia dell’Università della Repubblica, in Uruguay, dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove Assange rimane in asilo politico da quasi un anno.

L’australiano ha detto che negli USA non esistono normative che “impediscano di spiare i cittadini stranieri” ed ha indicato che l’Agenzia Nazionale di Sicurezza statunitense “riceve e processa” giornalmente 1.700 milioni di comunicazioni, tra queste dati di politici, economisti, ditte e personalità della regione.

Secondo Assange, per portare a termine queste operazioni, detto organismo conta su un presupposto che supera quello dell’FBI e della CIA congiunti.

Utilizzate codici segreti in tutti i vostri messaggi!

Il giornalista australiano ha qualificato come una grave minaccia all’intimità quello che sta succedendo attualmente con l’uso di Google o Facebook.

Secondo lui, è necessario che i paesi dell’America Latina “sviluppino la loro industria di software”. Inoltre, consiglia di utilizzare dei codici segreti per qualsiasi messaggio che si invia attraverso Internet, per banale che sia.

Assange si è rifugiato il 19 giugno 2012 nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per evitare la sua estradizione in Svezia, dove pesano su di lui accuse di un delitto sessuale che lui nega. Il giornalista crede che se arrivasse in Svezia, sarebbe fermato ed estradato negli USA, dove potrebbe essere condannato a morte od all’ergastolo per la pubblicazione di migliaia di note diplomatiche attraverso il suo sito web WikiLeaks.

con informazioni di Russia Today

traduzione di Ida Garberi

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