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Lo Sciopero dell’Avocado: svelano delle immagini che dimostrano chi sono i salariati dell’impero in Cuba

Cuba smontò un altro show mediatico orchestrato dagli Stati Uniti come parte della campagna diffamatoria contro la Rivoluzione, questa volta diretto dalla cittadina Martha Beatriz Roque, secondo una notizia pubblicata oggi.

La Televisione Cubana mostrò immagini di un supposto sciopero della fame di Roque ed altre 19 persone, qualificate come salariati di Washington, ostinati nel chiamare l’attenzione della grande stampa e costruire bugie contro la Maggiore delle Antille.

Il materiale pubblicato prova davanti all’opinione pubblica che durante la farsa politica, Roque ha ricevuto dal suo vicino Humberto Gonzalez una continua fornitura di alimenti, come frutta, vegetali ed ortaggi, oltre a pezzi di carne.

Nel programma speciale televisivo è stato informato che a sollecito degli scioperanti, medici di un policlinico sono andati a visitarli.

Uno di questi, la dottoressa Anabel Cardenas, spiegò che nonostante essere diabetica ed ipertesa, Roque -che fingeva prostrazione – poteva muoversi con molta vitalità e non c’era pericolo per la sua vita.

Da casa sua, Roque sostenne conversazioni con conosciuti mezzi di comunicazione internazionali, con la Fondazione Nazionale Cubano-Americana, radicata in territorio nordamericano ed è stata visitata dalla funzionaria della Sezione di Interessi degli Stati Uniti a L’Avana (SINA) Maureen McGovern.

Prima, Roque ha avuto un colloquio col capo della SINA, John Patrick Caufield, indicò il materiale filmico.

Il lavoro giornalistico denunciò l’appoggio dei grandi mezzi alla campagna diffamatoria contro l’isola caraibica e che contemporaneamente, non trattano il caso dei Cinque cubani prigionieri politici negli Stati Uniti, da 1998.

Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez, Ramon Labañino, Renè Gonzalez e Gerardo Hernandez sono stati condannati a severe pene per informare su piani di azioni violente contro Cuba forgiati da gruppi terroristici radicati in territorio nordamericano.

preso da www.cubadebate.cu

traduzione di Ida Garberi

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