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L’asimmetria informativa italiana sul caso di Julian Assange. Nessuna sostanziale critica alla «democrazia di Westminster»

Il caso riguardante Julian Assange, giornalista fondatore di Wikileaks, ha ovviamente ricevuto il giusto risalto anche in Italia. Purtroppo, però, c’è da segnalare la solita condotta dei media italici perlopiù facenti parte il circuito mainstream quando in ballo vi sono determinati interessi. Di solito afferenti l’imperialismo di marca anglo-americana. Quei media – carta stampata e tv principalmente – di solito pieni d’informazioni, abili nello sviscerare sino in fondo ogni vicenda, meglio se riguardante un paese «dittatoriale», «non democratico», che tradotto significa non conforme ai canoni del formale liberalismo, diventano improvvisamente cauti. Ogni singola parola è soppesata, giudizi che sarebbero trancianti divengono sfumati, informazioni oggettivamente importanti omesse. Asimmetria informativa, insomma.

La vicenda Assange costituisce un esempio paradigmatico. La notizia viene raccontata, dalla quasi totalità dei media, partendo dalla querelle diplomatica che coinvolge Gran Bretagna ed Ecuador, senza mai approfondire il tema delle accuse lanciate all’indirizzo dell’editore del portale contro-informativo Wikileaks su cui pende un mandato di arresto europeo spiccato dall’Interpol su richiesta della Svezia.

Attraverso le colonne del quotidiano torinese «La Stampa», Gianni Riotta – giornalista formatosi nella redazione del quotidiano comunista «Il Manifesto» poi approdato al foglio della Fiat passando per la Rai – dopo aver definito la vicenda una «brutta storia che diventa pessima» ovviamente riferendosi alla scelta di Assange, visto che per lui sarebbe inconcepibile criticare «le virtù dell’antica democrazia di Westminster», la stessa che per oltre trecento anni ha praticato il colonialismo con il suo corollario fatto d’immani sofferenze per i popoli investiti dalla missione “civilizzatrice” dell’antica «democrazia di Westminster», scrive: «Julian Assange fondatore dell’organizzazione devota nelle intenzioni alla massima trasparenza, si rifugia nell’ambasciata di un Paese accusato di reprimere la libertà di stampa, l’Ecuador, pur di scampare alle accuse di stupro che pendono sul suo capo in Svezia».

Un lead davvero memorabile questo dell’editorialista de «La Stampa». La questione è sin dall’inizio spostata dal fatto che la Gran Bretagna rifiuta di concedere il salvacondotto ad Assange come fece col brutale genocida Augusto Pinochet, e ovviamente omette di ricordare come Correa – il presidente ecuadoregno – sia stato fatto oggetto di un tentativo di golpe cavalcato ampiamente dalla stampa facente capo all’opposizione. Così come omette di riferire ai suoi lettori come dall’oscurità che pomposamente cita nel titolo provenga una delle donne che accusa Julian Assange di stupro. Il suo nome è Anna Ardin, nativa cubana ma naturalizzata svedese e legata a Carlos Alberto Montaner. Giornalista e scrittore, anti-cubano, arrestato nel 1960 a causa della sua attività terroristica insieme ad altre 17 persone dopo aver compiuto una serie di attentati nella capitale, allorquando le autorità dell’isola caraibica trovarono nella sua abitazione l’occorrente per costruire ordigni incendiari. Montaner evase e lasciò Cuba con l’aiuto determinante della Cia grazie ad un salvacondotto ottenuto in un’ambasciata latinoamericana. Anche Anna Ardin è fortemente sospettata di essere in realtà una collaboratrice della Cia. Forse rammentare queste notizie ai lettori italiani avrebbe conferito maggiore completezza d’informazione. Evidentemente per Riotta e il resto del circuito mainstream italico non è così.

Non potevano poi mancare le accuse rivolte ad Assange perché tiene un programma sul canale satellitare Russia Today. Che scandalo inenarrabile per gl’ineffabili pennivendoli italiani, lavorare per il canale informativo della Russia di Putin. Il pulpito da cui viene la predica, però, non è affatto credibile, loro che si definiscono liberi e in realtà lavorano per i vari pescecani Berlusconi, Murdoch, la Fiat.

In questo articolo si è voluto citare ad esempio paradigmatico l’editoriale di Riotta, ma sulla stessa lunghezza d’onda si sono mossi il «Corriere della Sera», «La Repubblica» e gli altri principali organi d’informazione. Addirittura il «Sole 24 Ore», foglio padronale edito dalla Confindustria, si è spinto sino a dichiarare molto discutibile la decisione sovrana di Quito che ha accolto l’istanza presentata da Julian Assange. Mentre in tv sciere di sedicenti esperti e professori hanno cercato in tutti i modi di mettere la cosidetta «pezza a colori» per coprire la Gran Bretagna e il suo asserito proposito di violare l’ambasciata dell’Ecuador per trarre in arresto Assange. L’asimmetria informativa in servizio perenne ha colpito ancora una volta.

per Cubadebate, di Fabrizio Verde

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