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Israele tace di fronte al presunto avvelenamento di Yasser Arafat

Le autorità israeliane hanno optato per il silenzio, dopo la decisione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) di riesumare i resti del leader palestinese, Yasser Arafat, dovuta alle evidenze scientifiche che indicano che fu avvelenato.

Il sospetto che Arafat non fosse morto di morte naturale condusse i familiari a sollecitare l’esame dei suoi resti per determinare se fu avvelenato con una sostanza radioattiva conosciuta come Polonio 210.

Dopo che il canale panarabo della televisione satellitare Al-Jazeera diede la notizia un giorno prima che era stato riscontrato Polonio negli effetti personali di Arafat, la vedova del leader, Suha Arafat, fece richiesta alla ANP, la quale  segnalò che un comitato che indaga sulla morte dello scomparso leader avrebbe analizzato anche la nuova scoperta.

Nonostante non ci sia ancora nessuna accusa formale, molti palestinesi sospettano che dietro la morte di Arafat ci sia stato lo zampino di Israele.

Da parte loro, le autorità israeliane non hanno emesso nè comunicati stampa nè dichiarazioni formali al rispetto.

“Non abbiamo niente da dichiarare”, disse un funzionario israeliano quando Xinuha chiese un commento.

“I registri medici di Arafat non vennero chiusi dagli israeliani, ma dai medici dell’ospedale francese dove morì. Se i palestinesi vogliono sapere il perchè della sua morte dovrebbero chiederlo a quei medici, non a noi”.

Nel 2004, Israele permise ad Arafat di uscire dai suoi insediamenti in Cisgiordania dopo due anni di assedio per poter ricevere trattamento medico in un ospedale francese.

Arafat morì in Francia e fu sepolto nella città cisgiordana di Ramala senza che gli venisse effettuata l`autopsia.

Saeb Erekat, capo negoziatore palestinese, ha fatto richiesta di un’indagine internazionale sulla morte di Arafat ed ha segnalato che l’indagine è di interesse nazionale palestinese.

Preso da www.cubadebate.cu

Traduzione di Paola Flauto

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