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Denunciano abusi contro bambini palestinesi nelle carceri israeliane

Soldati israeliani vigilano un gruppo di bambini palestinesi che sono stati arrestati nel primo giorno dell'Eid al-Fitr in Hebron, Cisgiordania, per giocare con le loro armi giocattolo  Foto: EFE/ABED AL HASHLAMOUN

Soldati israeliani vigilano un gruppo di bambini palestinesi che sono stati arrestati nel primo giorno dell'Eid al-Fitr in Hebron, Cisgiordania, per giocare con le loro armi giocattolo Foto: EFE/ABED AL HASHLAMOUN

Il trattamento che ricevono i minorenni palestinesi fermati dalle forze di sicurezza israeliane preoccupa da tempo le cancellerie europee ed organizzazioni di difesa dell’infanzia. Preoccupa che i giovani siano interrogati senza la presenza di un avvocato, che li rinchiudano in celle di isolamento e soprattutto che soffrano trattamenti malvagi.

Defence for Children International ha pubblicato oggi cifre e nomi di queste preoccupazioni, dopo aver raccolto per quattro anni i casi e le testimonianze di minorenni palestinesi fermati ed imprigionati in Israele. L’investigazione che conta con l’appoggio dell’Unione Europea, parla di “un modello di abusi sistematici e in alcuni casi di torture praticate a bambini imprigionati in centri militari.”

La legge militare israeliana si applica ai palestinesi della Cisgiordania, sotto occupazione dal 1967. L’Esercito israeliano ferma, interroga ed imprigiona da 500 a 700 minorenni ogni anno, secondo dati delle Nazioni Unite raccolti nella relazione che oggi pubblica DCI.

Lo studio di DCI mostra che nel 75% dei casi, fino a 234 minorenni hanno sofferto qualsiasi tipo di violenza fisica durante o dopo la detenzione. Un 57% dei detenuti ha ricevuto minacce ed il 12% è stato rinchiuso in una cella di isolamento. Questi dati sono frutto dell’analisi di 311 dichiarazioni giurate di minorenni palestinesi fermati durante i quattro ultimi anni, oltre ad interviste con uno degli avvocati che rappresenta i minori nei giudizi militari, un soldato, esperti in psicologia infantile ed un soldato, tra gli altri. Altre organizzazioni israeliane come Btselem o Physicians for Human Rights hanno anche condannato ripetutamente il trattamento che ricevono i minorenni palestinesi nelle carceri israeliane.

Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano, sostiene che “quando le autorità militari fermano i minori, lo fanno d’accordo coi procedimenti specifici necessari”. L’Esercito israeliano indica in un comunicato che sono minori quelli che non hanno compiuto i 16 anni e spiegano che dal 2009 funzionano in Cisgiordania tribunali militari speciali per minori il cui obiettivo è adeguare il trattamento alle caratteristiche dell’accusato. Tanto DCI come il resto delle organizzazioni che analizzano la sorte che corrono i minorenni dopo la loro detenzione considera che questi tribunali non hanno smesso con gli abusi né con la mancanza di garanzie processuali nella maggioranza dei casi.

Il modello delle detenzioni dei minori di Cisgiordania è abitualmente molto simile. Normalmente succede durante la notte. I blindati entrano nel paese e tirano fuori i minorenni dalle loro case, ammanettati e con gli occhi bendati. Li portano fino ad un centro di detenzione per interrogarli, senza che possa accompagnarli nessun parente, e senza che spesso ci sia un avvocato presente durante l’interrogatorio. Una delle accuse più frequenti è avere lanciato pietre contro l’Esercito o contro coloni collocati nei territori palestinesi. In quasi un terzo dei casi studiati, i minorenni sono obbligati a firmare documenti in ebraico che non comprendono. In un termine di otto giorni, i minorenni compaiono, con ceppi alle caviglie, davanti ad un tribunale militare situato in Israele, in violazione dell’articolo 76 della Quarta convenzione di Ginevra che proibisce tali spostamenti. È allora quando hanno occasione di vedere per la prima volta i loro parenti, purché questi riescano ad impadronirsi in tempo dei permessi necessari per entrare nel paese. Circa due terzi dei minori detenuti finiscono imprigionati in una prigione israeliana, secondo i dati di DCI. L’organizzazione spiega che negli ultimi anni, tuttavia, c’è stato un miglioramento significativo nel sistema penitenziario e che le autorità israeliane mantengono ora quasi sempre imprigionati minori ed adulti divisi.

“La relazione include dieci raccomandazioni che se si realizzano, ridurrebbero il numero di abusi. Ma nessuno si deve fare illusioni sul fatto che gli abusi documentati spariscano, perché i bambini palestinesi continueranno ad essere trattati come cittadini di seconda classe”, ha affermato Gerard Horton, di DCI.

preso da www.cubadebate.cu

traduzione di Ida Garberi

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