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Criticano la decisione della giudice degli Stati Uniti nel caso dei Cinque cubani

“Critichiamo per il suo dispotismo e cinismo la decisione della giudice Joan Lenard della Corte Federale del Distretto del sud della Florida, in merito al caso di uno dei Cinque cubani incarcerati negli Stati Uniti”, ha segnalato oggi Andres Gomez, un giornalista cubano residente a Miami. In dichiarazioni a cui ha avuto accesso Prensa Latina, Gomez ha parlato del verdetto della Lenard, emesso lo scorso venerdì 16 settembre, relativo alle condizioni di libertà sorvegliata per tre anni di Renè Gonzalez, uno dei patrioti noti a livello internazionale come i Cinque Eroi.

“Questa giudice si caratterizza nelle sue sentenze e nelle sue dichiarazioni per il dispotismo e per il cinismo profondo”, ha sottolineato il fondatore della Brigata Antonio Maceo, composto da cubani che vivono negli Usa.

“Anche se in questa fase del processo giudiziario presentato dal governo degli Stati Uniti contro i Cinque da circa 11 anni nulla dovrebbe sorprenderci, ancora una volta ci ha lasciato senza parole”, ha dichiarato l’attivista.

“Gonzalez è stato condannato per il reato di non registrarsi come un agente di un governo straniero nello scandaloso processo eseguito contro i Cinque a Miami, un processo caratterizzato da numerose violazioni delle procedure fondamentali”, ha detto Gomez.

Gomez, che è anche direttore della Revista Areito, ha fatto notare che “se ingiusta ed eccessiva è stata la sentenza originale a Renè, ancora più terribile (…) è la recente decisione della giudice Lenard in merito alla fase di libertà sorvegliata”.

Gonzalez, un cittadino americano per nascita, aveva chiesto il permesso, dopo il 7 ottobre, –la data in cui finisce la sua pena di 15 anni–  per tornare a Cuba con sua moglie e le sue figlie, invece di restare altri tre anni di libertà sorvegliata negli Usa.

La giudice Lenard ha scartato la possibilità che Renè tornasse a Cuba per stare con la sua famiglia e ha deciso che Renè compia questi tre anni di libertà sorvegliata a Miami.

“A Miami vivono e cospirano liberamente e impunemente terroristi della destra cubano-americana, appartenenti alle organizzazioni che Renè aveva infiltrato (…) Ora, per la durata di tre anni di libertà sorvegliata, sarà alla mercè di questi terroristi colpevoli di molti orrendi crimini”, ha affermato Gomez.

Il giornalista cubano si interroga: Chi garantirà la sua sicurezza e la sua vita, come la legge richiede? La polizia di Miami? L’Ufficio Federale d’Investigazioni (FBI)? Queste sono le stesse autorità che garantiscono l’impunità ai terroristi. Oppure saranno altre autorità del governo federale?

Aggiunge che si tratta dello stesso governo (Usa) che non ha mai perseguito terroristi colpevoli di orribili crimini, come per esempio, i colpevoli dell’omicidio di Carlos Muñiz Varela, un membro della Brigata Antonio Maceo, un crimine che rimane impunito da oltre 30 anni.

In precedenza, Cristina Vazquez, leader del sindacato dei Lavoratori Uniti in California, aveva dichiarato l’impegno a combattere per liberare i Cinque cubani incarcerati negli Stati Uniti, affinché possano ricongiungersi al più presto con i loro cari.

“Saremo la voce del popolo cubano qui negli Usa”, ha detto Vazquez a Los Angeles, in occasione dei 13 anni di reclusione di Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez.

La dirigente del Workers United (nome inglese del sindacato), è ecuadoriana, e vive nel paese del nord dal 1971, ha dedicato la sua vita a difendere gli immigrati, i lavoratori e il ricongiungimento delle famiglie.

“Questa ingiustizia nei confronti dei Cinque colpisce notevolmente le loro famiglie. È doloroso che i bambini non possano vivere con i loro genitori e che una madre non possa vedere suo figlio. È una cosa disumana che non possiamo permettere”, commenta nel far riferimento al caso dei Cinque.

(Prensa Latina)

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