Articoli su Ernesto Che Guevara

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CORAGGIOSI: Celia, nipote del Che Guevara, in prima linea di battaglia contro COVID-19 a Cuba

Celia, la nipote del Che, è quella in azzurro

Da Facebook c’arrivano queste immagini di Celia, nipote di Ernesto Che Guevara e figlia di Aleida Guevara in piena battaglia contro COVID-19 in uno degli ospedali de L’Avana. “Semplicità e grandezza della Rivoluzione Cubana. Orgoglio di tutti”, dicono i suoi colleghi. Molti nel mondo conoscono la figura ed il pensiero del Che a partire dal trionfo della Rivoluzione cubana ed il lavoro encomiabile ed esemplare che ha svolto, ma a volte appare solo sfumato l’antecedente della sua vocazione intellettuale ed umanista che spiega, in parte, gli obiettivi che ha perseguito durante la sua vita.

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60 anni fa, l’immagine del Che che ha percorso il mondo

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60 anni fa, nel funerale delle vittime del sabotaggio contro la nave a vapore francese La Coubre nel porto de L’Avana, Alberto Diaz Korda ha captato una delle immagini iconiche della fotografia mondiale. Il viso serio, tremendo, magnetizzatore di Ernesto Guevara si è incrociato con la lente dello straordinario fotografo cubano, quel 5 marzo 1960. Così nacque l’immagine del Guerrigliero Eroico che ha percorso il mondo intero e c’accompagna fino ai nostri giorni.

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Ernesto Che Guevara: “L’Esercito Ribelle viene ai bambini della nostra isola per consegnar loro le antiche caserme”

Ernesto Che Guevara

E perché può la Rivoluzione Cubana realizzare questi atti in momenti in cui è attaccata ed offesa da assassini e mercenari internazionali e dalla reazione dei paesi più forti del Continente? Semplicemente perché, consegnando una caserma, non si sta debilitando la forza dell’Esercito Ribelle, perché il nostro Esercito non conta solamente sugli uomini in uniforme, che costituiscono la sua avanguardia nel caso di dovere difendere con le armi la nostra sovranità. Il nostro Esercito è costituito da tutto il popolo di Cuba.

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La morte del Che Guevara

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Da La Paz, arriva l’ordine di liquidare il prigioniero. Una raffica lo crivella. Il Che muore di pallottola, muore a tradimento, poco prima di compiere quaranta anni, esattamente alla stessa età alla quale sono morti, anche di pallottola, anche a tradimento, Zapata e Sandino. Nel paesino de La Higuera, il generale Barrientos esibisce il suo trofeo ai giornalisti. Il Che giace su un lavatoio per i panni sporchi. Dopo le pallottole, lo crivellano i flash. Questo ultimo volto ha gli occhi che accusano ed un sorriso malinconico. Credeva che bisogna difendersi dalle trappole dell’avidità, senza abbassare mai la guardia.

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Hasta la Victoria Siempre, Che amato

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Che: dove posso scriverti? Mi dirai che in qualunque parte, ad un minatore boliviano, ad una madre peruviana, al guerrigliero che c’è o non c’è, ma ci sarà. Tutto questo lo so, Che, tu stesso me l’hai insegnato, ed inoltre questa lettera non sarebbe per te. Come dirti che non avevo mai pianto tanto dalla notte in cui ammazzarono Frank, e che questa volta non ci credevo. Tutti erano sicuri, ed io dicevo: non è possibile, una pallottola non può far terminare l’infinito, Fidel e tu dovete vivere, se voi non vivete, come vivere. Da quattordici anni vedo morire persone tanto immensamente care che oggi mi sento stanca di vivere, credo che abbia vissuto già troppo, il sole non lo vedo tanto bello, la palma, non sento piacere a vederla; a volte, come adesso, nonostante mi piaccia tanto la vita che per queste due cose vale la pena aprire gli occhi ogni mattina, sento il desiderio di averli chiusi come loro, come te.

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“Epistolario de un tiempo”, le lettere più emblematiche del Che Guevara in un libro

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In una consegna anteriore, l’editoriale Ocean Sur ed il Centro di Studi Che Guevara pubblicavano in un solo volume le lettere di addio del rivoluzionario universale, ed invece ora ci propongono “Epistolario de un tiempo”, un nuovo libro con una selezione delle lettere più emblematiche che ha scritto dalla sua adolescenza e fino al suo assassinio in Bolivia in ottobre del 1967.

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Incontro di Aleida Guevara March con studenti di liceo a Campi Bisenzio (FI) in ricordo di Ernesto Che Guevara

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Nella mattinata di sabato 16 marzo 2019, era prevista la cerimonia ufficiale d’inaugurazione della via dedicata al Comandante della Rivoluzione Ernesto Che Guevara, nei pressi del Liceo Agnoletto di Campi Bisenzio, Comune della Provincia di Firenze: cerimonia promossa e fortemente voluta dal Comune e dal Sindaco Emiliano Fossi. Purtroppo a causa delle lungagini burocratiche a carico della Prefettura, la prevista inaugurazione è stata posticipata a data da destinarsi in attesa dell’autorizzazione prefettizia.

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I sogni crocifissi?

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“Bisogna essere obiettivi”, proclamano alcuni, nel tentativo di ammainare le vele dei nostri sogni, forse per innalzare quelle dei loro privilegi. E questa sarebbe la peggiore profanazione contro Che Guevara, dopo tanti anni dal suo vigliacco assassinio e dall’arrivo dei suoi resti e di quelli dei suoi compagni a Santa Clara. Benché il momento ci persuade ad avere sufficiente senso pratico —quasi si potrebbe dire che perfino una certa dose di pragmatismo—non smette di spaventarci la intemperanza di un certo materialismo pedestre od oggettivismo sfrenato; come se riassestasse tra noi un’altra derivazione del realismo socialista, che si nasconde nelle carenze e nelle difficoltà materiali.

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In gran formato, il viso del Che Guevara a Napoli

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Un enorme murale col viso del Che Guevara si può apprezzare nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a Napoli. L’opera, una creazione dell’artista Jorit Agoch, ha come sopporti le pareti laterali di due edifici di dieci piani. Jorit, un artista dei graffiti originario di Napoli, ha impiegato 40 giorni per finire il murale che copre una superficie di 700 metri quadrati. Secondo lui, è il murale “più grande del mondo” che si è fatto sul Che Guevara.

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Contro il burocratismo

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La nostra Rivoluzione è stata, in essenza, il prodotto di un movimento guerrigliero che iniziò la lotta armata contro la tirannia e la cristallizzò nella presa del potere. I primi passi come Stato Rivoluzionario, come tutta la epoca primitiva della nostra gestione nel governo, erano fortemente impregnati degli elementi fondamentali della tattica guerrigliera come forma di amministrazione statale. Il “guerrillerismo” ripeteva l’esperienza della lotta armata delle catene montuose e nei campi di Cuba nelle distinte organizzazioni amministrative e di massa, e si traduceva nel fatto che solamente i grandi slogan rivoluzionari erano seguiti (e molte volte interpretati in maniere distinte) dagli organismi dell’amministrazione e della società in generale. La forma di risolvere i problemi concreti era soggetta al libero arbitrio di ognuno dei dirigenti.