Articoli su Brasile

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Il paese Titanic

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L’immagine è arci nota: nel mezzo di una spaventosa tempesta, in pieno oceano, una nave oscilla pericolosamente. Il capitano ordina all’orchestra di continuare il suo lavoro, mentre la nave avanza verso un iceberg. Quando si verifica la prevedibile collisione, mancano le imbarcazioni di soccorso. Niente può essere più esplicativo in relazione a quello che avviene con il Brasile, il paese più popoloso e la più grande economia dell’America Latina: il moribondo governo affonda ogni ora, e Michel Temer, sollevato alla presidenza a seguito di un colpo di stato istituzionale , si limita ad una sfilata di frasi vuote mescolate a gesti da salotto.

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Lula dal carcere: “Brasile si deve ribellare all’agenda neo-liberista di Temer prima che sia troppo tardi”

Lula

Il candidato alle prossime presidenziali in Brasile e prigioniero politico Luiz Inácio Lula da Silva ha lanciato un monito preciso: il governo di Michel Temer sta sviluppando un ordine del giorno contro le conquiste sociali del paese e ha invitato la nazione a combattere e resistere all’assalto neoliberista del regime.

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Emil Sader: “Per imporre i loro fallimenti, la destra latinoamericana cerca di riscrivere la storia”

Terrorismo Venezuela

Dopo l’euforia della proposta neoliberista, che avrebbe risolto tutti i problemi dei nostri paesi, riducendo la Stato alla sua dimensione minima, promuovendo il dinamismo del mercato, è arrivata la depressione dovuta all’esaurimento prematuro del modello. Non è possibile contestare il successo dei governi anti-neoliberisti, ragion per cui si cerca di cancellare questa parte della storia, di squalificare le sue personalità e fare finta che non siano esistite. Di modo che la storia (o meglio, la fine della storia) segua il suo corso, affinché il pensiero unico cerchi di imporre nuovamente le sue incontestabili verità e perché il Consenso di Washington rafforzi il suo carattere consensuale.

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Sessanta Lulas nella Camera: deputati aggregano “Lula” al loro nome ufficiale nel Congresso

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“Sessanta Lulas nella Camera”. Così ha intitolato il Partito dei Lavoratori (PT) brasiliano il comunicato col quale ha informato che tutti i suoi deputati incorporano “Lula” ai loro nomi ufficiali nel parlamento in protesta per la detenzione del loro leader la settimana scorsa. “Sollecito che sia realizzata la sostituzione nella Camera bassa del nome parlamentare di Paulo Pimienta per quello di Paulo Lula Pimienta”, secondo la richiesta presentata dal leader del blocco del PT al presidente della Camera dei Deputati, Rodrigo Maia, al quale ha avuto accesso AFP.

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Requiem per un sogno: Lula in prigione

Lula da Silva

Cosa può aver mai fatto Lula da essere messo in galera per 12 anni, mentre restano liberi i mandanti di migliaia di morti? Semplice: ha dato voce ai lavoratori e cercato un Brasile migliore anche per loro. Lula è responsabile dell’aver osato un modello socialdemocratico in Brasile, togliendo dalla povertà più abietta circa 40 milioni di cittadini brasiliani (il 20% della popolazione circa).

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Imprenditori brasiliani interessati a vendere alimenti al Venezuela ed accettare il “petro” come forma di pagamento

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Paesi come Polonia, Danimarca, Honduras, Norvegia, Vietnam e nazioni dell’Asia, hanno manifestato il desiderio di esportare a Venezuela titoli nell’area dell’alimentazione e nella medicina che saranno pagata “con ‘petro’ per l’ordine di 435 milioni di dollari americani.” Essendo questa criptomoneta la prima ad essere appoggiata da un governo e per 5.342 milioni di barili di grezzo del campo numero 1 del Blocco Ayacucho della Fascia Petrolifera dell’Orinoco, il ministro ha indicato che con questa moneta Venezuela potrà resistere il blocco finanziario.

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La nuova guerra giuridica in America Latina

Lula

La condanna in seconda istanza di Lula da Silva è un ulteriore passo nel perseguimento per via giuridica dei leader progressisti che hanno guidato il processo di cambiamento nella regione di inizio secolo, trasformando la vita quotidiana di milioni di persone. Se facciamo un breve ripasso della regione, capiremo la gravità del quadro: colpo di stato in Honduras, nel 2009, seguito dalla successiva inabilitazione di Manuel Zelaya Rosales; colpo di stato in Paraguay, nel 2012 e, subito dopo, inabilitazione di Fernando Lugo.

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Il tentativo di colonizzare nuovamente Brasile

Brasil

I primi a riconoscere chiaramente la nuova colonizzazione sono stati Frantz Fanon (Algeria) e Aimé Césaire (Haiti), ambedue impegnati nella liberazione dei loro popoli. Hanno proposto un coraggioso processo di decolonizzazione per liberare la “storia che è stata rubata” dai dominatori e che adesso può essere raccontata e ricostruita anche dal popolo stesso.

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Lula si consolida come favorito in vista alle presidenziali

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Secondo un’inchiesta divulgata questa settimana in Brasile, l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva intesta l’intenzione di voto tra l’elettorato locale con un appoggio del 42%. Secondo questi risultati, il dirigente risulterebbe trionfatore in tutti gli scenari simulati per un secondo turno elettorale, hanno segnalato i mezzi locali. I risultati dell’inchiesta realizzata dalla ditta Vox Popul a 2000 brasiliani in 18 municipi del paese, hanno anche indicato che Lula è il candidato presidenziale con minore indice di rifiuto in paragone col resto dei nomi.

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Una condanna politica

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È difficile leggere in modo diverso la sentenza del giudice Sergio Moro: è una condanna politica, che cerca di dare una frustata in più ad un paese che vive di soprassalti istituzionali da tre anni, in mezzo ad una severa crisi socioeconomica. Come caratterizzare altrimenti una condanna a 9 anni di prigione per colui che dirige tutte le inchieste presidenziali svolte per le elezioni del 2018? È una condanna politica, senza dubbio, per un appartamento sul quale non hanno nessuna prova (firma, contratto, trasloco, eccetera) che dimostri che sia dell’ex presidente, come è rimasto dimostrato nell’udienza, mesi fa.