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Esercitazione Blue Flag, che ci fanno i piloti italiani ad esercitarsi con quelli che massacrano Gaza?

Blue-FlagE’ una notizia passata inosservata, ma una sua importanza per la stampa nostrana dovrebbe averla se non altro perché partecipa anche l’Italia. Dal 2 al 19 settembre, i caccia di nove nazioni si sono uniti a quelli dell’aviazione israeliana (IAF) per una grande esercitazione nel deserto del Negev, la più grande esercitazione interforze nei cieli di Israele.

Si tratta dell’esercitazione Blue Flag, che è durata per 11 giorni nella base di Ovda, nel profondo sud israeliano. L’esercitazione coinvolge oltre 1000 persone tra piloti, equipaggi, tecnici a terra e amministrativi provenienti da Stati Uniti, Grecia, Polonia, Francia, Italia, Germania e un altro paese il cui nome non è stato comunicato.

Secondo quanto riportato da un portavoce militare, l’esercitazione ha sperimentato vari scenari con l’obiettivo di raggiungere “una cooperazione unificata di formazione, apprendimento delle tecniche di volo e un rafforzamento della sinergia diplomatica tra i paesi”.

La prima esercitazione Blue Flag è stata avviata nel 2013, si svolge ogni due anni ed è ormai parte integrante del piano di esercitazioni dell’IAF. Quella di quest’anno è la terza “edizione” ed è la prima volta che vede la partecipazione dell’aviazione indiana. Secodo quanto riportato sul canale televisivo israeliano Channel 2, l’esercitazione Blue Flag ha una grande importanza strategica per la difesa dello Stato di Israele.

Tra i paesi dicevamo anche l’Italia e poi quella dell’Italia e di tutti gli altri paesi della UE che ufficialmente condannano Israele per l’occupazione e la colonizzazione ma poi si esercitano con gli stessi piloti che massacrano Gaza e stritolano la Cisgiordania.

“E’ molto interessante questa lista che include anche i paesi del Mediterraneo con cui abbiamo legami di difesa, come Italia e Grecia. [..]E’ una lista di paesi chiave per le percezioni strategiche di lungo periodo di Israele. Non solo in termini di difesa ma anche economici, tecnologici e diplomatici.”, ha dichiarato Eran Lerman del Jerusalem Institute for Strategic Studies al Tazpit Press Service (TPS).

da l’Antidiplomatico

foto da Yeshiva World news

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