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USA minacciano con azione militare contro Iran, a dispetto dell’accordo di Vienna

Il segretario della Difesa nordamericano, Ashton Carter, ha minacciato di aggredire l’Iran se le autorità di questo paese non compieranno con l’accordo nucleare raggiunto col G5+1, integrato dagli Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Cina, Russia e Germania. 

In una nota che appare questo mercoledì nel sito del Pentagono in Internet, Carter segnala che “utilizzeremo l’opzione militare se fosse necessario e siamo pronti per garantire la libertà di navigazione nel Golfo Persico, oltre alla sicurezza dei nostri amici ed alleati nella regione, includendo Israele”.

La dichiarazione aggrega che le forze armate nordamericane prenderanno le misure necessarie per mantenere sotto vigilanza quello che denominò l’influenza maligna dell’Iran e si riferì alle decine di migliaia di militari che Washington ha disseminato nel Medio Oriente, che possono agire in forma rapida.

Con un tono simile, si espresse ieri il generale Paul Selva, nominato dal presidente Barack Obama per occupare il posto di vicepresidente della Giunta dei Capi di Stato Maggiore, in sostituzione dell’ammiraglio James A. Winnefeld, a partire dal 1° ottobre prossimo, se il Senato lo conferma.

In un’udienza del suo processo di conferma nel Comitato dei Servizi Armati della Camera alta, Selva ha detto che Iran, con Russia, Cina e la Repubblica Popolare Democratica della Corea sono le nazioni che costituiscono la maggiore minaccia agli interessi globali degli Stati Uniti.

Il militare aggiunse che dopo l’accordo raggiunto ieri a Vienna, il sollevamento graduale delle sanzioni darà alla nazione persiana più accesso alle risorse di ogni tipo, per questo che dobbiamo essere vigili perché come militari dobbiamo dare al Presidente un ampio rango di opzioni per rispondergli.

Obama elogiò ieri l’accordo raggiunto da sei potenze nucleari con l’Iran che si è ottenuto dopo lunghe negoziazioni, e minacciò il Congresso di vietare qualunque legislazione che cerchi di evitare la sua messa in pratica.

Il Legislativo nordamericano potrà rivedere e pensare su detto accordo, benché secondo esperti sia poco probabile che l’opposizione repubblicana riesca a bloccare la sua entrata in vigore perché non ha la maggioranza sufficiente per farlo.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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