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Presidente Correa denuncia applicazione del golpe di stato soffice in Ecuador

Il presidente Rafael Correa, ha denunciato oggi che l’opposizione applica in Ecuador la tattica del golpe di stato soffice, come in altri governi progressisti dell’America del Sud, per distruggere la Rivoluzione Cittadina.  
Durante la sessione solenne per il 191° anniversario della fondazione della provincia di Manabì, ed il 173° compleanno del leader ecuadoriano Eloy Alfaro, il mandatario ha respinto la violenza generata da settimane in questa nazione, da settori contrari alla sua gestione.

Rinnoviamo il compromesso con la Patria per difendere la Rivoluzione senza violenza, non crediamo in provocazioni perché questo processo è pacifico e le pallottole di oggi sono i quaderni, i camici bianchi, ed il diritto alla salute universale, ha affermato.

Il capo di Stato ha spiegato davanti a migliaia di persone che il primo passo d’un golpe di stato soffice è tentare di generare malessere nello stato di opinione della popolazione, e dopo delegittimare il governo con articoli falsi ed attacchi nelle reti sociali.

Un altro aspetto, ha detto lo statista, è scaldare la strada con la mobilitazione costante di oppositori, che sono solo tre o quattro, per dare l’impressione di un Ecuador diviso.

Il quarto passo radica in combinare tutte le forze di lotta e seminare dicerie incerte nella società, come la bugia della fine della “dollarizzazione” od “il festivo bancario”, ha indicato.

Per ultimo, ha detto, è ottenere la frattura istituzionale ed obbligare alla rinuncia il presidente della Repubblica.

Per tutto ciò, ha affermato Correa, faccio un appello per un patto etico davanti ad una società che non può vivere più in mezzo alla falsità, perché il governo non ha niente da occultare e fa cose buone per la nostra gente.

Il mandatario ha criticato come certi capi convocano delle manifestazioni a nome degli interessi delle famiglie, ma non delle loro che vivono isolate in una elite o fuori dal paese.

Bisogna vedere con quanto cinismo i soliti si prendono il diritto di usare il nome della famiglia ecuadoriana per beneficio proprio, quando loro sono stati i causanti del “festivo bancario” degli anni 90, che distrusse le nostre famiglie con l’emigrazione, ha segnalato.

Il problema di fondo è la disuguaglianza, qualcosa non va bene –ha messo in chiaro -, ed esortiamo al dialogo nazionale per analizzare a fondo una società che produce e riproduce l’iniquità, perché è immorale ogni eccessiva accumulazione di ricchezza.

Ricordò che i disegni di legge sulla distribuzione delle ricchezze e sul plusvalore sono stati ritirati temporaneamente per evitare la violenza in Ecuador.

Non possiamo parlare di giustizia, pace e democrazia quando esistono differenze estreme, sottolineò il presidente, che ha fatto riferimento agli oppositori come bugiardi, dicendo che le leggi pregiudicano i poveri e la classe media.

In realtà le iniziative colpiscono a meno del due percento della popolazione più ricca del paese, l’altro 98% non sarà danneggiato, poiché solo tre di ogni 100 mila ecuadoriani ricevono all’anno un’eredità superiore a 50 mila dollari, ha ricordato.

Nel caso dell’onere sul plusvalore, ha sottolineato, si cerca di frenare i guadagni illegittimi ottenuti dagli speculatori con la vendita di terreni e proprietà.

Su un recente incontro con importanti uomini d’affari per abbordare le proposte, Correa ha informato che si è accordato rendere flessibile il disegno di legge sulle eredità in caso delle aziende e mercati in attivo.

Siamo disposti a mantenere la tabella attuale di imposte purché non ci siano evasori, ha insistito.

Ho formulato l’idea di un dialogo per motivare la riflessione sulla tremenda iniquità esistente in Ecuador nonostante gli avanzamenti degli ultimi anni, e reitero il mio criterio che queste idee non colpiscono né i poveri né la classe media.

Se mi dimostrano che mi sbaglio, ritirerò immediatamente i progetti; altrimenti rimarrà confermato che gli incitatori violenti hanno mentito per creare il caos e la confusione, e tutto ciò non sarà permesso, ha concluso.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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