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Chiedilo al mio popolo…

Il 2014 è incominciato con la scomparsa di persone care ed ammirate. Il primo è stato Felix Grande. Non appena lo seppi, chiamai Paco de Lucia, che avevo conosciuto molti anni fa nell’appartamento madrileno di Felix. Ma pochi giorni dopo è arrivato il colpo dello stesso Paco, e lì incominciai a domandarmi che caspita stava succedendo. Qualcosa come una risposta continuò ad arrivare, implacabile, dopo col Gabo, con Santi, con Formell…  

Ci sono stati anche decessi meno celebri, benché non meno dolorosi, ed ho pensato  un’idea inutile, con un pizzico di realtà: sta finendo il XX Secolo.

E mi ricordai di me stesso a metà di quel secolo, quando appena sapevo che esistevano parole come atomo, Cina o precipizio, domandandomi che cosa voleva dire tutto questo, senza sospettare che dietro ad ogni nome c’è una storia lunga e complessa, come la conoscenza umana.

Se fossi mistico, chissà avrei pensato che le buone notizie di fine d’anno sono state propiziate da quelle amare, iniziali. Ma non funziona così. Ogni evento dipende dal suo proprio ciclo vitale che può allungarsi o restringersi solo relativamente, perché, fino ad ora, tutto quello che ha un principio sembra avere una fine. Perfino cose che sembravano non averlo, all’improvviso succede che sì, che l’hanno, per quanto ci stupisca.

Qui mi ricordo quella leggenda in cui, in mezzo ai festeggiamenti per la nascita del suo primogenito, l’umile contadino si domanda: “Sarà per il bene? Sarà per il male?”… Era un uomo che ogni volta che succedeva qualcosa, si faceva la stessa domanda: “Sarà per il bene? Sarà per il male?” E risultava che tutto era per entrambe le cose; come se la vita, succedesse quello che succedesse, portasse con sé due volti: quello che chiamano il Ying ed il Yang, in Oriente.

Questa leggenda è molto reale, e molto di lei possiamo trovare nelle nostre storie personali, in quelle del nostro ambiente, tanto immediato come mediato, e perfino in una prospettiva pronunciata.

Ma non dobbiamo credere in tutto questo come qualcosa di inesorabile, come un fulmine che cade e ci fulmina. Perché il desiderio di vivere e la volontà umana sono capaci di superare quasi qualsiasi avversità.

E se non ci credi, domandalo al mio popolo!

di Silvio Rodriguez

preso del blog Segunda Cita

foto di Ladirene Perez

traduzione di Ida Garberi

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