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La rumba, patrimonio condiviso

L’internazionalizzazione della rumba, patrimonio condiviso da Cuba per il mondo, è stata considerata come una pietra miliare del necessario dialogo e dell’integrazione delle identità culturali dei popoli.  

Ciò è accaduto durante le sessioni teoriche che hanno inaugurato a Roma il Terzo Forum Internazionale della Rumba, che ha riunito investigatori, musicisti e ballerini di Cuba, del Messico e dell’Europa nella capitale italiana, sotto gli auspici del Progetto Timbalaye che da più di 10 anni, con la direzione dei professori e coreografi Ulises Mora ed Irma Castillo, ha promosso la conoscenza e la pratica del complesso ballo-musica nel Vecchio Continente ed ha fomentato lo scambio culturale con l’isola antillana.

Il primo atto ha avuto una speciale connotazione simbolica —in un ambito dove si preservano ed esibiscono notevoli opere d’arte patrimoniali, nella sala Pietro di Cortona dei Musei Capitolini, dove sono esposte opere maestre di Caravaggio e del Guercino—; si sono esposti i punti essenziali che rappresentano il patrimonio vivo della rumba, come uno dei simboli dell’identità cubana.

La fucina di questa identità e la sua confluenza nelle espressioni “rumbere” è stata abbordata dal poeta Miguel Barnet, presidente dell’Unione degli Scrittori e degli Artisti di Cuba (UNEAC) e della Fondazione Fernando Ortiz, che ha risaltato la contribuzione scientifica di questo saggio cubano, sviluppando il concetto di transculturazione.


Barnet, decorato nell’occasione con la Medaglia del Comune di Roma, la cui sede si trova nella Piazza del Campidoglio, che alberga i Musei Capitolini, ha sottolineato la connessione di diverse etnie africane, arrivate a Cuba mediante l’infame tratta schiavista, e dei coloni provenienti da varie regioni ispaniche, che hanno ricevuto per secoli a loro volta l’influsso della civiltà araba, come premessa per la nascita della rumba.

Nella seconda giornata del Forum, effettuata nell’Università La Sapienza, l’autore di “Biografía de un cimarron” è entrato nei particolari del profilo della rumba dal punto di vista antropologico, come espressione della cultura popolare e dell’idiosincrasia degli abitanti della nazione caraibica, ed ha fatto enfasi nella sua capacità di percorrere le strade del mondo.

Su questo ultimo aspetto ricordiamo l’apporto di famosi “rumberos” allo sviluppo del jazz, a partire dal provvidenziale incontro di Chano Pozo e Dizzy Gillespie, che ha segnato gli inizi della chiamata era del bebop ed ha spiegato il riflesso della rumba nella poesia cubana del secolo XX, evidente nei testi di Josè Zacarias Tallet, Josè Antonio Portuondo, Emilio Ballagas, Marcelino Arozarena e Nicolas Guillen e nell’arte declamatoria di Luis Mariano Carbonell.

Un interessante dialogo si è prodotto tra Barnet ed il professore Antonino Colaianni, uno degli accademici che con maggiore passione e profondità ha studiato qui il lascito di Don Fernando Ortiz. L’antropologo italiano, basandosi sulle osservazioni dell’autore di “Contrapunteo cubano del azucar y el tabaco” e nelle sue proprie esperienze nello studio delle collezioni etnografiche delle istituzioni europee e del lavoro di campo in America Latina, ha anticipato una tesi sulla necessità di articolare i valori della cultura materiale e la chiamata intangibile, in onore di proporre una visione etica ed estetica che si distacchi dalla povertà spirituale predominante nel modello sociale imperante. Al rispetto Barnet ha considerato di somma utilità il recupero del pensiero di Ortiz per il dibattito culturale della nostra epoca.

Nell’Università La Sapienza si sono svolte conferenze sulla religiosità popolare nell’Isola dell’insegnante Alessandra Ciattini; la dimensione poetica visuale dell’opera dell’architetto ed artista Luigi Pellegrin e la sua ispirazione nelle culture africane, dell’architetto Sergio Bianchi; le caratteristiche dei “sones jarochos veracruzanos”, della dottoressa messicana Maria Esther Hernandez Palacios; ed il lavoro che sviluppa Cuba per la preservazione dal patrimonio immateriale, di Gladys Collazo, presidentessa del Consiglio Nazionale del Patrimonio Culturale.

Collazo ha spiegato il processo che ha portato alla proclamazione della rumba come Patrimonio Culturale della Nazione ed i lavori precedenti per la presentazione all’Unesco, affinché si consideri la sua inclusione nella lista privilegiata del Patrimonio Mondiale.

La sessione teorica effettuata nei Musei Capitolini è stata preceduta da un intervento di Milagros Carina Soto, ambasciatrice di Cuba in Italia; e quella de La Sapienza introdotta da Antonello Biagini, vice rettore dell’università. In entrambi gli atti era presente Rodney Lopez, ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede.

di Pedro de la Hoz

da Granma

traduzione di Ida Garberi

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