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Ecuador: Correa cerca la rielezione per consolidare la «Revolucion Ciudadana»

Rafael Correa

Rafael Correa

«Il socialismo avanzerà. Il popolo ecuadoriano ha votato per il socialismo. Reiteriamo la nostra battaglia per la giustizia sociale, per la giustizia nel nostro continente. Continuiamo la battaglia per lottare contro ogni forma di sfruttamento dei lavoratori in accordo con le nostre idee socialiste: la prevalenza del lavoro umano sul capitale…Hasta la Victoria Siempre!».

Queste chiare parole pronunciate da Rafael Correa all’indomani della seconda elezione avvenuta nel 2009 suonano come un vero e proprio manifesto programmatico in vista della prossima tornata elettorale in Ecuador prevista tra circa un mese quando gli ecuadoriani saranno chiamati alle urne per sostenere quel processo in marcia chiamato Revolucion Ciudadana. «Tutto quello che abbiamo ottenuto e che potremmo perdere nell’urna il prossimo 17 febbraio», ha ammonito Correa nel suo primo e affollato comizio elettorale davanti a circa diecimila persone tenuto nella capitale Quito.

Il presidente uscente ha iniziato la sua campagna alla guida del movimento Alianza Pais – Patria Altiva i Soberana per un’importante rielezione volta al consolidamento della «Revolucion Ciudadana», ad approfondire il cambiamento rispetto al drammatico passato neoliberista, per avanzare verso il Socialismo del Buen Vivir. A tal proposito il movimento Alianza Pais, che si definisce organizzazione rivoluzionaria, socialista, laica e pluralista frutto della reazione storica, etica e politica del popolo ecuadoriano alla lunga e triste notte neoliberale allorquando sull’altare dell’interesse privato s’immolò una nazione intera dilaniata da ingiustizie e disuguaglianza, ha presentato un programma di governo per il quadriennio 2013/2017 – Gobernar para profundizar el cambio; 35 Propuestas para el Socialismo del Buen Vivir – dove l’obiettivo è quello di consolidare il processo di cambiamento in atto. Continuare con convinzione e maggiore forza sulla strada intrapresa che porta all’edificazione del Socialismo del Buen Vivir, pigiando il piede sull’acceleratore della trasformazione, con l’obiettivo di rendere irreversibile il processo in atto. In modo

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tale che il popolo ecuadoriano non sia mai più costretto a subire le umiliazioni degli anni passati, quando una partitocrazia corrotta e asservita agli interessi del capitale straniero, e dell’imperialismo nordamericano, governava il paese ridotto a uno stato definibile semi-coloniale sulla pelle del popolo. Un tempo, la lunga e buia notte neoliberale, dove i proventi delle risorse naturali andavano a rimpinguare i già lauti forzieri delle multinazionali e finanche per curarsi, la popolazione era costretta a pagare.

Ma a un certo punto, le tenebre neoliberali dove i paesi del Sur erano schiacciati sotto il tallone di ferro del capitale finanziario rappresentato da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, hanno dovuto cedere il passo all’avanzare dell’alba di un nuovo giorno che andava nascendo in America Latina dopo l’ascesa al potere di Hugo Chavez in Venezuela e la sua Revolucion Bolivariana, con Cuba come punto di riferimento e sostegno. Così anche il piccolo stato andino ha chiuso, con la prima elezione di Correa e l’inizio della Revolucion Ciudadana – riuscendo a sventare un tentativo di golpe e rispondere colpo su colpo agli infidi attacchi dei mezzi di comunicazione legati al capitale finanziario – con la nefasta politica economica che attualmente avviluppa l’Europa intera nella perversa spirale recessione-austerità. Visto che come affermato dal presidente Correa «i governi hanno il potere di cambiare le cose. Se non lo fanno è per mera volontà politica e non a causa delle inesorabili leggi economiche». I risultati lusinghieri di questo processo radicale di trasformazione economica e politica, nonostante i tanti problemi e contraddizioni che permangono, sono sotto gli occhi di tutti. I dati, inconfutabili, parlano chiaro: secondo uno studio condotto dalla britannica Economist Intelligence Unit di concerto con le banche Hsbc e Itaù, l’economia ecuadoriana è la seconda più dinamica della regione dietro il Perù, con una crescita media del 5,5% nell’ultimo biennio. Mentre il Prodotto Interno Lordo è aumentato del 3,9% a fronte del 3,1% previsto. In ogni caso, la crisi economica che attanaglia le economie occidentali si è fatta sentire anche in America Latina, soprattutto in Brasile, che risulta essere il paese maggiormente penalizzato. Questo per il basso tasso d’investimenti pubblici, che corrispondono a circa il 18% del PIL – come spiegato da Ilan Goldfajn capo economista della banca Itaù – mentre la dinamica economia ecuadoriana ha risentito meno della recessione occidentale grazie al massiccio piano d’investimenti pubblici che ammontano al 25,4% del Prodotto Interno Lordo. Inoltre, secondo l’analista economico Luis Rosero, gli investimenti pubblici oltre a rendere dinamica l’economia dell’Ecuador, hanno avuto un effetto moltiplicatore e inciso su svariati settori dell’economia. Una lezione che i governanti degli stati europei dovrebbero assimilare con molta umiltà. In maniera particolare quelli della zona Euro i quali si trovano in un regime di cambi fissi, come nell’Ecuador segnato dal mix micidiale per le politiche sociali tra dollarizzazione e assunzione della ricetta neoliberale.

Anche a fronte di dati chiari e inconfutabili come quelli appena riportati, vi sono detrattori irriducibili pronti ad opporre la solita contestazione: questi risultati sono esclusivamente frutto delle esportazioni di greggio e legati al prezzo del petrolio, quindi transitori. Sbagliato. Il governo dell’Ecuador ha reso noto che negli ultimi sei anni le esportazioni non petrolifere sono accresciute del 20% pari a 9377 milioni di dollari. Per la prima volta in assoluto i ricavi non provenienti dal settore petrolifero sono aumentati del 8,8%. Si è inoltre registrata una forte crescita del settore legato all’economia cosiddetta «green» e l’agricoltura. In grande ascesa anche il settore turistico. Mentre lo Stato ha stanziato ben 9380 milioni di dollari tra il 2009 e il 2013 per finanziare progetti volti allo sviluppo economico e dell’occupazione. Resta da dire che quelli appena citati rappresentano solo alcuni dei passi fatti dall’Ecuador della Revolucion Ciudadana verso la costruzione del Socialismo del Buen Vivir. Un percorso di cui sino a questo momento ha sicuramente beneficiato il popolo ecuadoriano, non più malnutrito, non più spoliato di ogni bene, non più costretto a sopravvivere con pochi dollari al giorno, non più condannato alla disoccupazione, non più escluso dall’assistenza sanitaria, che ha provato sulla propria pelle la barbarie neoliberista e indietro non vuol far girare la ruota della storia.

di Fabrizio Verde, in esclusiva per Cubadebate

3 Comentarios

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  1. ALBERTO ROBALINO / BACHILLER

    ESPERANDO QUE EL PRESIDENTE CORREA SIGA AL COMANDO DE NUESTRO PAIS PARA QUE SALGA ADELANTE COMO LO ESTA HACIENDO DEBEMOS APOLLAR A NUESTRO PRESIDENTE ASELATE CORREA UN PRESIDENTE COMO USTED DE AÑOS NECESITABA NUESTRO PAIS GRACIAS

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  2. Sur / WAmericaLatina

    Rumbo al socialismo del siglo XXI con Fidel, Hugo Chavez y Rafael Correa!

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