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Fidel Castro 11 anni fa: Nessuno degli attuali problemi del mondo può risolversi con la forza

Inaugurazione del Corso dei Maestri Emergenti per le scuole elementari in un atto effettuato nella Città Sportiva della capitale cubana, dove analizzò i tragici avvenimenti successi quella mattina negli Stati Uniti

Inaugurazione del Corso dei Maestri Emergenti per le scuole elementari in un atto effettuato nella Città Sportiva della capitale cubana, dove analizzò i tragici avvenimenti successi quella mattina negli Stati Uniti

A 11 anni dai tragici avvenimenti negli Stati Uniti, Cubadebate riproduce frammenti dell’intervento del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz quello stesso giorno, 11 settembre 2001:

“Oggi è un giorno tragico per gli Stati Uniti. Voi sapete bene che qui non si è mai seminato odio contro il popolo nordamericano. Forse, a causa precisamente della propria cultura e dell’assenza di preconcetti, sentendosi pienamente libera, con patria e senza padrone, Cuba è il paese dove con più rispetto si tratta i cittadini nordamericani. Non abbiamo mai predicato alcun genere di odio nazionale, né cose simili al fanatismo, per questo siamo così forti, perché la nostra condotta si basa sui principi e sulle idee, e trattiamo con grande rispetto -e loro se ne rendono conto- ogni cittadino nordamericano che visita il nostro paese.

Inoltre, non dimentichiamo il popolo nordamericano che ha messo fine alla guerra di Viet Nam con la sua enorme opposizione a quella guerra di genocidio; non dimentichiamo il popolo nordamericano che, in numero superiore all’80%, appoggiò il ritorno di Elián alla nostra patria (Applausi); non dimentichiamo

quanto idealismo, molte volte perturbato dall’inganno, perché – come abbiamo detto tante volte- per portare un americano ad appoggiare una causa ingiusta, prima bisogna ingannarlo, e il metodo classico utilizzato nella politica internazionale di quel enorme paese è il metodo d’ingannare prima per poi poter contare sull’appoggio della popolazione. Quando succede il contrario e il loro popolo scopre che qualcosa è ingiusta, per la tradizione d’idealismo, si oppone a quello che veniva appoggiando, tante volte cause molto ingiuste, convinto che ciò che appoggiava era giusto.

Per questo noi -che non sappiamo il numero esatto di vittime, però abbiamo visto immagini impressionanti di sofferenza e possibili vittime-, abbiamo provato profondo dolore e tristezza per il popolo nordamericano, fedeli alla linea che abbiamo sempre seguito.

Non andiamo adulando governi, né chiedendo perdono, né favori, né i nostri petti albergano nemmeno un atomo di timore. La storia della Rivoluzione ha dimostrato quanto è capace di sfidare, quanto è capace di lottare, quanto è capace di resistere ciò che deva resistere, qualcosa che ci ha trasformato in un popolo invincibile. Questi sono i nostri principi, una Rivoluzione che si basa sulle idee, sulla persuasione e non sulla forza. Spero che non ci sia al mondo un pazzo in grado di dire che 1 200 000 cittadini marciarono su quel lungomare lo scorso 26 luglio costretti, per forza.

La nostra reazione è stata quella che ho detto, e abbiamo voluto che il nostro popolo vedesse le immagini e conoscesse la tragedia. E non abbiamo esitato a esprimere pubblicamente il nostro sentimento. Qui abbiamo una dichiarazione che è stata consegnata alla stampa alle ore 15:00 circa, elaborata appena conosciuti i fatti, mentre la nostra televisione era impegnata nella divulgazione degli avvenimenti. Tale dichiarazione sarebbe stata comunicata al nostro popolo nel telegiornale della sera.

Mi anticipo comunque alcuni minuti per farvi conoscere la Dichiarazione Ufficiale del Governo di Cuba, di fronte ai fatti accaduti negli Stati Uniti.

“Il Governo della Repubblica di Cuba ha accolto con dolore e tristezza le notizie sui violenti e inattesi attacchi realizzati nella mattina d’oggi contro strutture civili e ufficiali nelle città di New York e Washington, che hanno provocato numerose vittime.

“E’ nota la posizione di Cuba, contraria a ogni azione terrorista” -la nostra storia lo dimostra, questo lo sanno bene tutti coloro che conoscono la storia delle nostre lotte rivoluzionarie. “Non è possibile dimenticare che il nostro popolo è stato vittima, durante più di 40 anni, di tali azioni, promosse dallo stesso territorio degli Stati Uniti.

“Sia per ragioni storiche che per principi etici, il Governo del nostro paese rifiuta e condanna con tutta energia gli attacchi commessi contro le suddette strutture ed esprime le più sincere condoglianze al popolo nordamericano per le dolorose e ingiustificabili perdite di vite umane che hanno provocato i suddetti attacchi.

“In questa ora amara per il popolo nordamericano, il nostro popolo si solidarizza con il popolo degli Stati Uniti ed esprime la sua assoluta disponibilità a cooperare, nella misura delle sue modeste possibilità, con le istituzioni sanitarie e con qualunque altra istituzione di carattere medico o umanitario di quel paese, nell’attenzione, cura e riabilitazione delle vittime occasionate dai fatti avvenuti nel mattino d’oggi” (Applausi).

Questo non soltanto l’abbiamo reso pubblico, l’abbiamo anche trasmesso per via ufficiale, in ore del pomeriggio, specialmente quando cominciarono ad apparire cifre impressionanti di possibili vittime e conoscemmo che gli ospedali erano pieni di feriti.

Sebbene non si sappia se sono 5 000, 10 000, 15 000, 20 000 le vittime, si conosce che solo negli aerei che si schiantarono contro le torri, o contro il Pentagono, viaggiavano centinaia di passeggeri e abbiamo offerto quanto potevamo se fosse necessario.

Quello è un paese che ha un grande sviluppo scientifico, medico, ha risorse; però ci possono essere dei momenti in cui potrebbe essere necessario del sangue di un gruppo specifico, plasma -qualunque altro prodotto che noi potessimo donare e lo faremmo di cuore-, o appoggio medico, o di personale paramedico, perché sappiamo che molti ospedali hanno deficit di determinati tecnici e professionisti. Infine ciò che volevamo era esprimere il nostro atteggiamento e la nostra disponibilità nei confronti di questi tragici avvenimenti.

Tutto ciò ha alcuni precedenti, perché vi ho menzionato che abbiamo sopportato più di 40 anni di terrorismo; anzi, abbiamo reso pubblico che in determinate occasioni abbiamo trasmesso al governo degli Stati Uniti importanti rischi per la vita di cittadini nordamericani. Ho qui un esempio, è una pagina e un quarto.

Nei giorni posteriori agli attacchi terroristi ai nostri alberghi, realizzati dalla mafia terrorista radicata nella Florida, che progettava e pagava gli attacchi terroristi contro Cuba, e decine di piani di attentati contro di me ogni volta che ho avuto la necessità di viaggiare all’estero, il gruppo capeggiato dal mostro Posada Carriles, al quale avevamo già catturato alcuni complici che erano mercenari stranieri mentre cercavano di entrare al territorio nazionale con i relativi mezzi, aveva progettato di utilizzare il sofisticato procedimento delle bombe che mettevano negli alberghi e nei luoghi frequentati da turisti stranieri come La Bodeguita del Medio, e che potevano esplodere persino 99 ore dopo essere state collocate, per attaccare aeronavi. Potevano viaggiare, collocare la bomba nell’aereo, festeggiare per tre giorni e ritornare al proprio paese prima che essa scoppiasse. Ci fu il caso di quel mercenario salvadoregno che progettò di collocare cinque di queste bombe in alberghi e luoghi pubblici della capitale per farle scoppiare quasi simultaneamente, una dietro l’altra. Guardate fin dove sono arrivati.

Più d’una volta ci comunicammo per vie confidenziali con il governo degli Stati Uniti e qui c’è uno dei messaggi diretti a colui che presiedeva il paese in quel momento -messaggi per vie confidenziali, non diremo come, attraverso persone d’intera fiducia, che avevano amicizia con noi e con lui, a cui spiegammo con esattezza ciò che volevamo comunicare-; una volta si usò una parte di questo materiale, però citerò testualmente un esempio:

“Un affare importante.

Numero uno: si mantengono piani di attività terrorista contro Cuba, pagati dalla Fondazione Nazionale Cubano-Americana e utilizzando mercenari centroamericani. Hanno già realizzato due nuovi tentativi di fare esplodere bombe nei nostri centri turistici, prima e dopo la visita del Papa.

“Nel primo caso, i responsabili poterono fuggire, ritornando per via aerea a Centroamerica, senza raggiungere i loro propositi, lasciando abbandonati i mezzi tecnici e gli esplosivi, che furono sequestrati.

“Nel secondo tentativo, furono arrestati tre mercenari, sequestrandosi gli esplosivi e gli altri mezzi; sono di nazionalità guatemalteca. Per ognuna delle quattro bombe che dovevano esplodere avrebbero ricevuto 1 500 dollari” -furono i primi catturati, non quello che mise il maggior numero di bombe.

“In entrambi i casi i mercenari furono assunti e forniti da agenti della rete creata dalla Fondazione Nazionale Cubano-Americana; adesso stanno pianificando e facendo i primi passi per fare scoppiare bombe in aerei delle aerolinee cubane o di altri paesi che viaggino a Cuba trasportando turisti da e verso paesi latinoamericani.

“Il metodo è simile: collocare l’ordigno di piccole dimensioni in luogo nascosto dell’aereo, esplosivo potente, detonatore controllato da orologio digitale che può essere programmato persino con 99 ore d’anticipo, abbandonare l’aereo normalmente nel luogo di destinazione; l’esplosione avverrebbe in terra o in pieno volo posteriore. Procedimenti veramente diabolici: meccanismi facili da montare, componenti quasi impossibili da scoprire, addestramento minimo per il loro impiego, impunità quasi totale, in estremo pericolosi per le aerolinee, strutture turistiche o di qualunque tipo; strumenti utilizzabili per crimini e delitti molto gravi.

“Se si divulgassero e si conoscessero tali possibilità” -noi ci opponevamo a che si divulgasse la tecnologia che usavano- “potrebbero diventare una epidemia, come avvenne in altri tempi con il sequestro di aerei. Altri gruppi estremisti d’origine cubano.

“Le agenzie poliziesche e dell’intelligence degli Stati Uniti possiedono informazioni veritiere e sufficienti sui principali responsabili, se in realtà lo desiderano possono fare abortire in tempo questa nuova forma di terrorismo; impossibile frenarla se gli Stati Uniti non compiono l’elementare dovere di combatterla. Non si può lasciare la responsabilità di farlo solo a Cuba, molto presto potrebbe essere vittima di tali azioni qualsiasi paese del mondo.”

Questo lo informammo, fecero attenzione a tale estremo che ci consultarono sulla convenienza d’inviare un testo del governo nordamericano a compagnie aeree.

Inviarono il testo in cui si comunicava alle aerolinee: “Abbiamo ricevuto informazione senza confermare su un complotto per collocare esplosivi a bordo di aeronavi civili che operano a Cuba e in paesi latinoamericani. Le persone coinvolte nel complotto progettano di lasciare un piccolo ordigno esplosivo a bordo…”, infine spiegano quanto gli avevamo trasmesso.

“Non possiamo scontare la possibilità che la minaccia possa includere operazioni di carico aereo internazionale dagli Stati Uniti.

“Il governo degli Stati Uniti continua cercando informazione addizionale per chiarire, verificare o rifiutare tale minaccia.”

Noi gli esponemmo la nostra opposizione alla pubblicazione di tale avviso, perché uno degli obiettivi che perseguivano gli individui era seminare il panico, e gli esponemmo che c’erano altri procedimenti come quelli che usiamo noi: organizzammo le guardie pertinenti ovunque c’era un rischio che mettessero le bombe, controllammo e sapevamo chi poteva collocarle e chi era coinvolto nei piani. Abbiamo vigilato, che è ciò che si deve fare, se non si vuole seminare il panico, creare uno scandalo o consegnare agli autori l’obiettivo che cercava di danneggiare l’economia del paese e diffondere il terrore.

Comunque resero pubblica l’informazione. E va bene, ormai noi avevamo molto rafforzato i meccanismi per catturare gli individui e da allora non poterono mettere nessun’altra bomba, e la guardia si mantiene dov’è necessario. Quando si disponevano a fare l’attentato là in Panama, ormai noi sapevamo meglio di loro stessi ciò che progettavano di fare. Questo è ovvio.

Ed ecco la mafia di Miami facendo sforzi per mettere in libertà i terroristi sorpresi in fraganti e arrestati in Panama. Hanno già dei piani di come farlo, attraverso quali paesi evacuarli e come, simulando di essere malati e muovendosi; ricevono liberamente visite da Miami e hanno persino partecipato all’invio di un’infiltrazione armata a Cuba, alcuni mesi fa, per Santa Clara.

Grazie a molti amici che abbiamo dovunque e a uomini come quelli che sono lì (si riferisce ai patrioti cubani incarcerati a Miami per cercare informazione sui piani terroristi contro Cuba), il paese si è difeso di questo terrorismo (Applausi).

Lo dico perché c’è una realtà, ci sono ancora altri documenti e note e noi abbiamo inviato anche messaggi verbali, e a volte abbiamo lasciato documenti scritti a riguardo, e uno degli argomenti che abbiamo utilizzato è inconfutabile: gli Stati Uniti sono il paese che ha il maggior numero di gruppi estremisti organizzati e 400 di essi sono armati.

I sequestri di aerei, metodo inventato contro Cuba, è diventato una piaga universale, e alla fine è stata Cuba a risolvere il problema quando, dopo averlo avvertito parecchie volte, restituimmo agli Stati Uniti due sequestratori, risulta doloroso, erano cittadini cubani, però l’avevamo avvertito, vennero e furono restituiti, compimmo la parola pubblicamente impegnata; tuttavia, dopo di ciò non ci diedero mai notizie per i parenti. Hanno un modo proprio di agire. Nessuno sa niente. So che vennero condannati a 40 anni di prigionia e fu quel fatto a mettere fine al sequestro di aerei.

Però, sentite, hanno 800 gruppi di estremisti. In occasioni, per qualche ragione, si sono rinchiusi in un luogo, si sono appiccati fuoco, sono morti tutti; gruppi che per qualche motivo, molti di essi per motivi politici, a volte per motivi religiosi, sono gruppi violenti, inclini all’impiego della forza o a prepara veleni, prodotti per agire contro le stesse autorità nordamericane. Non sto parlando della gente della mafia, sto parlando di centinaia di gruppi estremisti organizzati e che agiscono all’interno degli Stati Uniti. Non molto tempo fa hanno fatto saltare in aria quel edificio di Oklahoma.

Il paese più vulnerabile al terrorismo sono gli Stati Uniti, quello che ha più aerei, maggiore dipendenza da risorse tecniche, vie elettriche, gasdotti, ecc. E molti integranti di quei gruppi sono fascisti, non gli importa uccidere; mentalmente devono essere più vicini alla follia che a un’intelligenza equilibrata. Noi abbiamo detto alle autorità nordamericane: bisogna evitare che tali metodi siano divulgati -abbiamo usato questo argomento-, sono facili da utilizzare, è un pericolo per voi.

In questo stesso momento, quando sono arrivato qui, non c’era alcun elemento di giudizio che permettesse affermare chi abbia potuto collocare quelle bombe, perché può essere stata un’azione ideata ed eseguita da alcuni di questi gruppi, che l’hanno già fatto prima, come in Oklahoma, o possono essere stati gruppi dall’estero; però, risulta evidente, dai dettagli che si conoscono, che questo è stato organizzato con sufficiente efficacia, diciamo, con sufficiente organizzazione e sincronizzazione, il che è proprio di gente che conosce, che è ben preparata, che contava su piloti capaci di guidare i Boeing di grosse dimensioni, che ha coordinato le ore esatte in cui doveva agire, che ha sequestrato, senza dubbio, l’aereo della aerolinea su cui viaggiava, e aveva i piloti che poteva condurre gli aerei diretti a una torre o ad altri obiettivi, e uno dietro l’altro, con pochi minuti di differenza, e quasi contemporaneamente, un altro diretto contro il Pentagono.

Cioè, è gente con un livello di preparazione tecnica, d’organizzazione, e non devono essere per forza dei grossi gruppi; nessuno immagina il danno che possono fare i piccoli gruppi, di 20, 25 o 30 persone fanatiche o impegnate con determinate idee, e il luogo dove possono fare più danno sono gli Stati Uniti. Si vede che avevano studiato l’ora in cui ci potevano essere più persone negli uffici, circa le 09:00, il danno che potevano fare, le migliaia di vittime che potevano causare.

Adesso dovranno cercare indizi, alcun indizio, perché questo fatto ha caratteristiche speciali. E’ per questo che il dovere più importante che, a mio avviso, hanno i dirigenti degli Stati Uniti è quello di lottare contro il terrorismo, e, in parte, queste tragedie sono conseguenza di aver applicato i metodi terroristi, nel caso di Cuba per un sacco di anni, e in altri paesi; perché hanno diffuso l’idea del terrorismo, e non c’è potere al mondo d’oggi, anche se grande, che possa evitare fatti di questa natura, perché li eseguono persone fanatiche, persone assolutamente indifferenti alla morte. Quindi, lottare contro tali metodi è difficile.

Di questo si può trarre un’idea: nessuno degli attuali problemi del mondo si può risolvere mediante la forza, non c’è potere globale, né potere tecnologico, né potere militare che possa garantire l’immunità totale contro tali fatti, poiché possono essere azioni di gruppi ridotti, difficili da scoprire, e la cosa più complessa, applicati da gente suicida. Quindi, lo sforzo generale della comunità internazionale è porre fine ai conflitti che ci sono al mondo, almeno in questo terreno; porre fine al terrorismo mondiale (Applausi), creare una coscienza mondiale contro il terrorismo. E vi parlo in nome di un paese che è vissuto oltre 40 anni di Rivoluzione e ha acquisito molta esperienza , è unito e ha un livello di cultura grande; non è un popolo di fanatici, né ha diffuso il fanatismo, bensì idee, convinzioni, principi.

Saremmo in migliori condizioni di difenderci, e l’abbiamo dimostrato, quante vite sono state salvate di fronte a tanti soldi e a tante risorse impiegate per seminare il terrorismo nella nostra patria! Abbiamo vissuto 40 anni di esperienza, siamo dieci volte più preparati per prevenire tali azione che gli stessi Stati Uniti.

E’ molto importante sapere quale sarà la reazione del governo degli Stati Uniti. Possibilmente arriveranno giorni pericolosi per il mondo, non sto parlando di Cuba. Cuba è il paese che è più tranquillo al mondo, per diverse cause: per la nostra politica, per la nostra forma di lotta, per la nostra dottrina, la nostra etica, e, inoltre, compagne e compagni, per l’assoluta assenza di timore.

Niente ci disturba, niente ci intimorisce. Sarebbe molto difficile fabbricare una calunnia contro Cuba, non la crederebbe nemmeno colui che l’inventasse e brevettasse, è molto difficile; e Cuba non è oggi cosa da niente al mondo (Applausi). Ha una posizione morale molto grande e una posizione politica molto solida. Non mi passa nemmeno per la testa l’idea che sebbene ci sia stato uno degli idioti della mafia cercando d’intrigare, e credo abbia menzionato perfino Venezuela e Cuba, uno dei tanti ciarlatani spregevoli della mafia, qualcuno gli faccia alcun caso. Nessuno gli farà il benché minimo caso; però ci sarà una situazione di tensioni, rischi, dipendendo da come agirà il governo degli Stati Uniti.

I prossimi giorni saranno tesi dentro gli Stati Uniti e fuori gli Stati Uniti, cominceranno a emettere opinioni chissà quanta gente.

Ogni volta che accade una di queste tragedie, che sono anche molto difficili da evitare, io non vedo altra via che seguire ciò che, in alcune occasioni, è permesso suggerire all’avversario -avversario che è stato duro con noi per molti anni, però sa che anche noi siamo duri, sa che resistiamo, sa che non siamo sciocchi e ci può essere persino un po’ di rispetto nei confronti del nostro paese-, ci sono molti problemi in tante parti, ma se fosse corretto in alcuna circostanza, suggerire qualcosa all’avversario, per il benessere del popolo nordamericano e sulla base degli argomenti esposti, suggeriremmo a coloro che dirigono il potente impero che siano sereni, che agiscano con equanimità, che non si lascino trascinare dall’ira o dall’odio, né si mettano a cacciare gente lanciando bombe dappertutto.

Ribadisco che nessuno dei problemi del mondo, né quello del terrorismo, si possono risolvere mediante la forza, e ogni azione di forza, ogni folle azione dell’uso della forza, in qualunque parte, peggiorerebbe seriamente i problemi del mondo.

La via non è l’uso della forza né la guerra. Lo dico qui con tutta l’autorità di chi ha sempre parlato con onestà, possiede convinzioni solide e l’esperienza di aver vissuto gli anni di lotta vissuti da Cuba. Solo la ragione, la politica intelligente di cercare la forza del consenso e dell’opinione pubblica internazionale possono sradicare il problema. Credo che questo fatto tanto insolito dovrebbe servire a creare la lotta internazionale contro il terrorismo; però, la lotta internazionale contro il terrorismo non si risolve eliminando un terrorista qui e un altro là, usando metodi simili e sacrificando vite innocenti.. Si risolve ponendo fine, tra altre cose, al terrorismo di Stato e ad altre forme ripugnati di uccidere (Applausi), ponendo fine ai genocidi, seguendo con lealtà una politica di pace e di rispetto a norme morali e legali che sono ineludibili. Il mondo non potrà salvarsi se non segue una linea di pace e di cooperazione internazionale.

Nessuno s’immagini che stiamo cercando di comprare una tonnellata di qualcosa nel mercato degli Stati Uniti. Noi abbiamo dimostrato che possiamo sopravvivere, vivere e progredire, e tutto quanto si mostra oggi è l’espressione d’un progresso senza paragone nella storia (Applausi). Non si può progredire producendo solo automobili, si progredisce sviluppando intelligenze, diffondendo conoscenze, creando cultura, curando gli esseri umani come devono essere curati, che è il segreto dell’enorme forza della Rivoluzione.

Il mondo non può essere salvato mediante altre vie, e in questo caso mi riferisco alle situazioni di violenza. Si cerchi la pace dovunque per proteggere tutti i popoli contro la piaga del terrorismo, che una delle piaghe d’oggi (Applausi) perché c’è un’altra terribile piaga che si chiama AIDS; c’è ancora un’altra terribile piaga che uccide decine di milioni di bambini, adolescenti e persone al mondo: la fame, le malattie e la mancanza di assistenza e medicine.

Nel terreno politico ci sono idee assolute, pensiero unico che si cerca d’imporre al mondo e promuove ribellioni e disturbi dappertutto.

Questo mondo non si salva -e questo non c’entra con il terrorismo- se si continua a sviluppare o ad applicare quest’ordine economico e sociale ingiusto che conduce il mondo alla catastrofe, a un cammino dal quale non potranno scappare i 6,2 miliardi né i futuri figli degli abitanti attuali del pianeta, che viene distrutto ogni giorno di più e portato alla povertà, alla disoccupazione, alla fame e alla disperazione. Lo dimostrano le masse in diversi luoghi diventati ormai storici, come Seattle, Quebec, Washington, Genova.

Ormai, i più potenti leader dell’economia e della politica mondiale non possono quasi riunirsi; la gente ogni giorno ha meno paura, si è ribellata, il che risulta evidente dovunque. io sono appena stato a Durban e ho visto lì migliaia di persone appartenenti alle Organizzazioni non governative; si vede crescere come la schiuma lo scontento al mondo”.

Preso da http://www.cuba.cu/gobierno/discursos/2001/ita/f110901t.html

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