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Rivelano vincoli della CIA con sparizione di diplomatici cubani

Il rappresentante legale di due diplomatici cubani assassinati dalla dittatura argentina nel 1976, Josè Luis Mendez, spiegò i vincoli della CIA, con la sparizione dei funzionari.

Ieri, la Squadra Argentina di Antropologia Forense (EAAF) confermò di avere trovato i resti del diplomatico cubano Crescencio Nicomedes Galañena, di 26 anni, rapito il 9 agosto 1976 insieme a Jesus Cejas, di 22, che furono trasportati in seguito nel centro clandestino di detenzione, tortura e sterminio dell’Operazione Condor a Buenos Aires, chiamata Automotori Orletti.

In intervista col quotidiano locale Granma, l’investigatore menzionò un documento segreto della CIA già reso pubblico, dove si conferma che i cileni che apportarono le piste per la ricerca dei cubani erano stati nell’Orletti.

“Un repressore argentino mi confermò in Paraguay che la CIA riceveva i risultati degli interrogatori fatti in questo centro di detenzione agli argentini, agli uruguaiani ed ai cileni portati lì, dei quali ne sparirono 65”, sottolineò Mendez.

“I diplomatici erano scomparsi dalla data del loro sequestro, fino a che un sopravvissuto argentino chiamato Josè Luis Bertazzo, conobbe per mezzo dei menzionati giovani cileni, anche loro reclusi nell’Orletti, che i cubani erano stati lì”, affermò l’intervistato.
Il 19 luglio 2004, il repressore cileno Manuel Contreras Sepulveda me lo confermò in una conversazione che sostenemmo in Santiago del Cile, nella quale commentò che erano stati interrogati dal terrorista di origine cubano Guillermo Novo Sampoll.

Ha detto che gli investigatori trovarono il luogo dove furono incontrati i resti di Galañena a partire da un commento apparso in un libro di due giornalisti statunitensi che affermarono che i corpi dei diplomatici cubani erano stati posizionati in barili di 55 galloni nel canale di San Fernando.

Nel 2009 partecipai alla ricerca con palombari argentini della Prefettura Navale. Le autorità parteciparono attivamente in appoggio a questa ricerca. Dal 2005 abbiamo seguito varie piste, ma confidavamo che la risposta era in San Fernando, ed ora si è confermato, espresse l’intervistato.

Il barile dove furono trovati il passato 11 giugno i resti di Galañena è stato incontrato casualmente da dei bambini che giocavano in una proprietà ubicata di fronte all’aerodromo della località di San Fernando in Buenos Aires.

Mendez spiegò al riguardo che dopo l’identificazione rigorosa fatta dai medici forensi argentini e le diligenze del sistema giudiziale a distinte istanze, il prossimo passo sarà informare ufficialmente il governo di Cuba ed iniziare il tramite per il rimpatrio dei resti.

Ha detto di avere grandi speranze che si troveranno i resti di Cejas, la cui ricerca storica e medico forense continua.

con informazioni di Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

Galañena nacque il 14 settembre 1949 a Yaguajay, attuale provincia di Sancti Spiritus; Cejas, il 15 ottobre 1953 nel quartiere Rio Feo, provincia di Pinar del Rio. Il giornalista nordamericano John Dinges assicura che conversò con testimoni che presenziarono al sequestro di Jesus e Crescencio, quando camminavano tranquillamente per Virrey del Pino, nel punto esatto dove attraversa la strada Arribeños. Circa 40 uomini armati bloccarono con i loro Ford Falcon entrambi i lati della via. “I due giovani offrirono una resistenza tremenda. Gli argentini non spararono con le loro armi perché li volevano vivi. Furono interrogati da ufficiali argentini e cileni. Tanto l’FBI come la CIA furono informati degli arresti e degli interrogatori.”

Galañena nacque il 14 settembre 1949 a Yaguajay, attuale provincia di Sancti Spiritus; Cejas, il 15 ottobre 1953 nel quartiere Rio Feo, provincia di Pinar del Rio. Il giornalista nordamericano John Dinges assicura che conversò con testimoni che presenziarono al sequestro di Jesus e Crescencio, quando camminavano tranquillamente per Virrey del Pino, nel punto esatto dove attraversa la strada Arribeños. Circa 40 uomini armati bloccarono con i loro Ford Falcon entrambi i lati della via. “I due giovani offrirono una resistenza tremenda. Gli argentini non spararono con le loro armi perché li volevano vivi. Furono interrogati da ufficiali argentini e cileni. Tanto l’FBI come la CIA furono informati degli arresti e degli interrogatori.”

 

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