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Di petrolio, elefanti, sudditi e cittadini

Mentre il popolo spagnolo si gratta in tasca cercando di sopravvivere ad inumani ritagli preventivi…. Mentre la disoccupazione sfiora il 25% e gli impiegati, per continuare ad essere tali, rinunciano forzosamente alle loro conquiste lavorative…. Mentre il governo continua a credere che l’uomo è al servizio dell’economia e non il contrario…. Mentre lo stesso FMI che ci ha spremuto nella decade degli anni 90 decide di continuare a spremere i popoli mediterranei, ahi Spagna! e tu lì di fronte al mare…. Mentre lo stato di benessere si dilegua davanti agli occhi attoniti di una società paralizzata…. Mentre tante cose passano, Juan Carlos, il re, scivola, cade e si rompe l’anca; non senza prima ammazzare vari “cari” animali selvaggi, per orrore di molti e del World Wildlife Fund che lo stesso re “elefanticida” presiede.

Intitolano i grandi mezzi: “Un successo la chirurgia del Re” e raccontano dettagli della battuta di caccia, dell’incidente, dell’operazione, con piccanti pettegolezzi di corridoio di questo nuovo vergognoso episodio della vergognosa vita del fannullone Borbone. Più sotto, più indietro, alcune lettere piccole piccole, sbiadite, sussurrano che i pensionati dovranno assumere il co-pagamento delle loro medicine, fino ad ieri gratuite. Le anche e le uova rotte dei plebei pensionati non saranno mai dei grandi titoli di giornale.

Da questa parte, l’Argentina si alza. Liberi dall’FMI, l’incubo neoliberale imposto ai nostri popoli incomincia a rimanere indietro. Raccogliendo i pezzi recuperiamo, tra le altre cose, imprese pubbliche che non dovettero smettere mai di essere nostre e, di passaggio, la dignità politica, ieri venduta nel pacchetto della privatizzazione. Dunque, Argentina, “peronistamente”, ha deciso di recuperare la maggioranza azionaria della sua industria petrolifera YPF. Ahi Spagna! Non mancherà chi nel tuo nome ti darà dei calci.

Mariano Rajoy, lo stesso che tira fuori il pane alla forza dalla bocca del popolo spagnolo, assicura che l’onore del suo paese risiede in Repsol, un’impresa privata di capitale a maggioranza straniera, e denuncia arrabbiato “un attacco alla Spagna”, promette rappresaglie, ed arringa il suo popolo affamato e tagliato contro il sovrano popolo argentino.

Intitolano i grandi mezzi: “L’Argentina cerca di coprire crisi interna con espropriazione di YPF”. Ma le sempre nascosti lettere piccole piccole ci dicono: “Le matricole universitarie aumentano del 50%”, “Ennesima giornata di volatilità nella Borsa, in una settimana nefasta”, “Francia e Germania vogliono sospendere il Patto Schengen (la libera circolazione dei cittadini) finché dura la crisi”… Curiosamente non parlano del paese sud-americano, parlano – maledetti! – della Spagna.

Oggi, mentre l’Argentina riceve, un’altra volta, migliaia di giovani spagnoli che cercano un futuro, un abitante di Sevilla si trasforma in un titolo da giornale appendendo nel suo bar un cartello: “Non si accettano argentini”

articolo di Carola Chavez

preso da www.cubadebate.cu

traduzione di Ida Garberi

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