Notizie »

Capriles violò norme internazionali entrando all’Ambasciata di Cuba nel 2002, afferma Ambasciatore

Rogelio Polanco

Rogelio Polanco

“Non posso confermare o affermare che non ci sia qui nessun rifugiato (…) perché non ho potuto perquisire l’Ambasciata”, furono le parole di Capriles Radonski, candidato oppositore alla Presidenza del Venezuela, in uno dei fatti più polemici dell’aprile del 2002: l’assedio all’Ambasciata di Cuba.

Ricordando quei giorni, il volto più visibile della situazione è stato senza dubbio quello dell’attuale Governatore di Miranda e candidato presidenziale per l’opposizione. Accorrendo all’Ambasciata durante le manifestazioni, Capriles Radonski salì su di una scala per addentrarsi nella sede diplomatica e conversare con l’Ambasciatore. Ma tale e come lo disse all’uscita, il vero motivo è stato cercare dei membri del Governo di Hugo Chavez che potessero essere ospitati nel recinto.

Rogelio Polanco Fuentes, ambasciatore di Cuba nel paese, conversò su questo tema con Noticias24. Con aspetto diplomatico, assicurò che non è  suo dovere opinare sulla politica interna del paese, facendo riferimenti alla leadership di Capriles dentro l’opposizione ed alle prossime elezioni. Tuttavia, sì segnalò che quel giorno molti che avevano l’autorità di fare qualcosa, semplicemente, non lo fecero.

Facendo appoggio sul fatto che preferisce parlare di fatti e non di speculazioni, menzionò che “in quel momento il Sindaco di Baruta (Capriles Radonski) arrivò fino all’ambasciata e cercò di perquisire le installazioni”. Questo, puntualizzò, costituisce una violazione delle norme internazionali, specificamente, all’articolo 22 della Convenzione di Vienna che tanto Cuba come Venezuela, hanno accettato e ratificato:

1. I locali della missione sono inviolabili. Gli agenti dello Stato ricevente non potranno penetrare in questi senza consenso del capo della missione.

2. Lo Stato ricevente ha l’obbligo speciale di adottare tutte le misure adeguate per proteggere i locali dalla missione contro ogni intrusione o danno ed evitare che si turbi la tranquillità della missione o si attenti alla sua dignità.

3. I locali della missione, la sua mobilia ed altri beni situati in essi, come i mezzi di trasporto della missione, non potranno essere oggetto di nessun registro, perquisizione, sequestro o misura di esecuzione.

“È chiaro che in quel momento ci fu una pretesa flagrante di violare una norma internazionale da parte di un’autorità ed a sua volta quando è uscito non si fa assolutamente niente per ostacolarlo, per fermarlo”, disse. “E’ lì dove noi stimiamo quello che è accaduto, le valutazioni su cosa bisogna fare adesso e nel futuro deve essere un compito dello stesso popolo.”

preso da www.cubadebate.cu

traduzione di Ida Garberi

Deja un comentario

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos necesarios están marcados *

*