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L’altra battaglia

victoria-chavista-en-venezuela-580x292Al di là delle battaglie e vittorie elettorali, la Rivoluzione bolivariana deve combattere ogni giorno la battaglia strategica, che è la battaglia delle idee, che non si fa solo dal dibattito teorico ma che si dà nel reale esercizio dell’etica politica. In questo senso questa battaglia strategica, credo, dobbiamo approfondirla in almeno queste tre dimensioni.

1. Democrazia rivoluzionaria. Dobbiamo continuare trascendendo il meramente elettorale ed avanzare nel consolidamento delle esperienze di autogoverno popolare, comunità e consigli comunali, così come delle nuove forme di proprietà sociale comunitaria, operaia, contadina e pubblica, iniziata nel primo decennio della rivoluzione.

In questa dimensione, è anche necessario riscattare la nuova cultura democratica che il chavismo ha portato alla società venezuelana, la critica, l’autocritica, il controllo sociale, l’interpellanza popolare che, come diceva il nostro Comandante Chavez, non dobbiamo temere, al contrario ne abbiamo bisogno per progredire.
Demonizzare questa cultura critica della democrazia rivoluzionaria, con il banale argomento che chi critica è un traditore, è uccidere lo spirito libertario e plurale della nostra Rivoluzione. Traditori sono i corrotti che mai criticano  quando sono nei loro mieli, ma quando fuggono dalla giustizia venezuelana, si dichiarano testimoni protetti dell’Impero e cercano di trascinarci tutti nel pantano delle loro corruzioni e deviazioni. Questi sì sono traditori/trici.

2. Modello economico socialista. Il Socialismo Bolivariano di Chavez prospetta un’economia mista, ma questo non deve essere confuso solo con lo sviluppo di imprese miste con il settore privato. In realtà si tratta che riconoscendo l’esistenza e l’importanza del settore privato, la rivoluzione deve sviluppare esperienze di proprietà e rapporti di produzione non capitalisti.

A questo proposito, osservo con preoccupazione una rinuncia al consolidamento e costruzione di esperienze socialiste e ancor più grave, processi di reversione al capitalismo del nascente e piccolo modello economico socialista avviato dalla Rivoluzione Bolivariana.
Necessario è dibattere come costruiremo il Socialismo bolivariano, se si scommette solo sul rafforzamento del settore privato capitalista e sulla denazionalizzazione del pubblico. Sono i temi che dobbiamo dibattere di fronte a  quello strategico.

3. Trasformazione etico culturale. La Rivoluzione Bolivariana è sorta, tra altre ragioni, come una risposta al corrotto sistema del Patto di Punto Fijo. Non aver castigato i responsabili del ladrocinio commesso durante quel regime, durante l’Assemblea Nazionale Costituente del 1999, è stato un errore.

L’impunità è la più grande promotrice di crimini. Lasciando intatto l’apparato corruttore, pubblico e privato, questo, dagli inizi, reclutò gran parte dei nuovi burocrati e persino alcuni dirigenti.

Ma il problema è più profondo, al non sviluppare una politica di trasformazione culturale basata sulla costruzioni di valori per una società con una vita modesta, nell’individuale e nel collettivo, ma che invece  nell’espandere i diritti economici e sociali, senza combattere sul piano culturale il consumismo strutturale della nostra società, abbiamo dato vita ad una domanda infinita la cui conseguenza è il perseguimento di arricchimento a tutti i costi. Da qui gli alti livelli di criminalità e corruzione.

E’ parecchio quello che dobbiamo rettificare in questa dimensione, nel frattempo saluto e sostengo la coraggiosa lotta contro la corruzione che sta combattendo il Procuratore Generale della Repubblica. Ora basta con corrotti/e, che sono i traditori/trici di sempre.

Ma oltre a questo, dobbiamo raddoppiare la marcia per forgiare una cultura del lavoro onesto e del raggiungimento di una vita degna, non solo materialmente ma, fondamentalmente, nello spirituale.

Siamo in una nuova battaglia elettorale, ora andiamo per la vittoria nelle municipali, ma non dimentichiamo l’altra battaglia, dove c’è la vittoria strategica, la gestazione di una nuova società che sia  veramente umana. Per  questo, come ci ricorda il compagno Ricardo Menéndez, bisogna tornare sempre a Chavez.

Elias Jaua

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

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