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Esercito honduregno avrebbe ricevuto l’ordine di assassinare Berta Caceres

berta_cxceres.jpg_1718483346L’ex sergente Rodrigo Cruz delle Forze Speciali dell’Esercito dell’Honduras confessò questo martedì che la sua unità aveva ricevuto l’ordine di assassinare vari dirigenti sociali nel suo paese, tra questi la lottatrice ambientalista Berta Caceres, come pubblicò The Guardian.  

Cruz rivelò che Caceres era nella lista nera per essere assassinata, perché i militari honduregni contavano con informazioni di tutti gli attivisti sociali ed avevano ordini specifici di assassinare ogni obiettivo.

L’ex militare manifestò che i suoi compagni avrebbero potuto essere assassinati, poiché il capo dell’unità dichiarò che non avrebbe proseguito col massacro, perché nella lista raffiguravano persone che lottavano per le loro comunità, per questo che dopo alcuni giorni sono scappati dall’Esercito.

Cruz confermò che non era la prima volta che vedeva una lista di obiettivi, infatti giorni prima di osservare la lista nella quale appariva Caceres, aveva visto che nel giubbotto antiproiettile di un comandante c’erano alcune foto di volti conosciuti, come i leader contadini del Bajo Aguan.

Ognuno degli implicati nel crimine di Berta Caceres avrebbe ricevuto 2200 dollari, secondo una pubblicazione del quotidiano El Heraldo.

Da parte sua, Annie Bird, rappresentante di un’ONG, che si dedica a denunciare le violazioni dei diritti umani in Honduras, assicurò che la testimonianza del soldato Cruz allude a che vari squadroni della morte hanno nel mirino l’opposizione politica del paese.

La specialista spiegò che la realtà del paese centroamericano è complessa poiché il sistema giudiziale è ormai rotto, fatto che ostacola investigare le persone direttamente implicate in casi di corruzione.

Dopo le dichiarazioni dell’ex militare, Bertita Zuñiga manifestò che il caso del crimine di sua madre deve essere assolutamente investigato da una commissione internazionale, per trovare i veri autori del massacro.

da TeleSur

traduzione di Ida Garberi

foto: EFE

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