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Adolfo Pérez Esquivel – Lettera a “La Nación”

Adolfo Pérez Esquivel

Adolfo Pérez Esquivel

Signor Bartolomé Mitre

Direttore de La Nación

Il giornale da lei diretto pubblica il 23 novembre un editoriale dal titolo “Basta vendetta”, che costituisce un’offesa al popolo argentino, alla sua memoria e alle vittime del terrorismo di Stato.

Nessun organismo dei Diritti Umani e nessun familiare cerca vendetta, si rivendica invece il diritto di Verità e Giustizia rispetto ai crimini commessi di lesa umanità che devono essere giudicati e che, come lei certo non ignora, non si prescrivono con il passar del tempo.

Sono passati quaranta anni dall’imposizione del terrorismo di Stato in nome della Dottrina di Sicurezza Nazionale imposta in tutto il continente, con politiche di sterminio dei popoli, sparizione di persone, di bambini, torture, carcere; in molti casi, ancora oggi non si sa cosa sia successo alle vittime.

La mancanza di chiarezza e le bugie dell’editoriale pretendono equiparare quanto accaduto nel nostro paese con gli attacchi terroristi realizzati dall’ISIS a Parigi.

Le scrivo come vittima sopravvissuta del terrorismo di Stato: arrestato e torturato, ho sopportato un volo della morte il 5 maggio 1977 e mi sono salvato grazie alla solidarietà internazionale. Non avevo niente a che vedere con la violenza delle armi, ma molto con la difesa dello Stato di Diritto, della vita e della dignità del nostro popolo, mentre il giornale da lei diretto non ha avuto mai il coraggio di difendere il diritto del popolo e oggi attacca intercedendo per quelli che non hanno avuto nessuna pietà per le vittime.

L’editoriale dice che “La cultura della vendetta è stata predicata nei mezzi di informazione dello Stato e nelle scuole…” Vi ricordo che la memoria è necessaria per illuminare il presente e affinché non ritorni mai più l’odio, la ritorsione e la vendetta, ma qui si pretende di tornare a quei tempi di oscurantismo vissuti dalla nostra Patria.

L’Argentina è nota, nel mondo, per il suo progredito processo di giudizi per crimini di lesa umanità, quei crimini sono stati commessi in coordinamento con varie dittature della regione e con gli Stati Uniti nella “Operazione Condor”, con omicidi, sequestri e scomparse in diversi paesi.

“Nunca más” significa che non deve mai più tornare l’impunità e neanche un retrocesso rispetto agli avanzamenti di Verità e Giustizia del nostro popolo. Vi diciamo che non siamo disposti a fare neanche un passo indietro.

Oltre ad aver avuto un riconoscimento internazionale con il Nobel per la Pace per la lotta collettiva che abbiamo fatto contro quelle dittature, io ho fatto parte per diversi anni della giuria del Premio dei Diritti Umani che concede la città di Norimberga, in Germania, dove ebbe luogo il processo ai nazisti. Lì, gli stessi tedeschi indicavano l’Argentina come esempio per aver giudicato i suoi dittatori in tribunali ordinari e non con un tribunale ad hoc come era successo da loro.

L’Argentina è un esempio mondiale di dignità in materia di memoria, di verità e di giustizia; ho sempre riconosciuto che il governo uscente ha fatto molto rispetto a quel periodo. Per questo, “la vera vergogna nazionale” non è quella che dice il suo giornale, è quella di tutti quei paesi che non hanno potuto giudicare i loro dittatori e quella che tocca ai repressori che non si pentono di quello che hanno fatto o i più di cinquanta che sono sfuggiti alla giustizia.

Prima di dire altezzosamente che “è arrivato il momento di mettere le cose al loro posto”, dovreste rivedere le vostre contraddizioni e riguardare meglio la storia se volete esercitare quel giornalismo non militante che dite di difendere.

La giustizia non è vendetta. Papa Francesco parla di dialogo e di curare le ferite non nel senso che dite voi ma di memoria, di verità e di giustizia. Proprio lui mi ha detto personalmente, durante un incontro a maggio di quest’anno, che sta raccogliendo tutti i documenti del Vaticano per la giustizia argentina affinché i processi che La Nación critica, possano aver luogo a favore di tutti gli argentini.

Noi che abbiamo sempre combattuto per i diritti umani li difenderemo sempre insieme al popolo e davanti a qualsiasi governo. Lo abbiamo fatto quando il governo di presunti “terroristi” ha approvato la legge antiterrorista, e lo faremo con il nuovo governo, se per caso decidesse di applicarla, come si fa in Cile, contro i movimenti popolari.

Purtroppo, finché non rettificherete questi nuovi e gravi enunciati del vostro editoriale di oggi, mi sento obbligato a non rilasciarvi nessuna nuova intervista.

Un cordiale saluto di pace e bene

Adolfo Pérez Esquivel

Premio Nobel per la Pace

da nostramerica.wordpress.com

 

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