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2 giugno 1972: il terrorista Posada Carriles assassina ad alcuni lottatori venezuelani come preparativo per la Strage della Vittoria

43 anni fa, il 2 giugno del 1972, in piena epoca di “transizione politica” dovuta alla cosiddetta “pacificazione” da parte dei governi della Quarta Repubblica, sono uccisi Ramon Antonio Alvarez (comandante Rubén) e José Rafael Bottini Marin, entrambi facenti parte del gruppo guerrigliero Punto Cero, il tutto presentato come un conflitto a fuoco, là dove questi ricevettero 30 colpi di arma da fuoco da parte della DISIP, organismo di polizia che in quel periodo era diretto dal terrorista, nonché agente della CIA, Luis Posada Carriles.[1] Queste morti furono nientemeno che il primo atto di una più ampia operazione di propaganda che il giorno dopo ebbe il suo corollario: la Strage della Vittoria, dove furono fucilati altri venezuelani, ivi compreso un cittadino spagnolo.

Il governo di Rafael Caldera aveva accordato a Posada Carriles (conosciuto con il soprannome di commissario o ispettore Basilio) l’incarico di dirigere le operazioni della DISIP.  Fu proprio così che attraverso la delazione di un membro di quel gruppo guerrigliero, che era stato sequestrato e torturato, si giunse ai nomi di Bottini e Alvarez, che furono narcotizzati e trasportarti in un luogo sicuro per essere trucidati e – infine – consegnati in pasto ai mezzi di comunicazione avidi di notizie  e presentati come i due principali capi guerriglieri morti durante un conflitto a fuoco.

 

Impressionante la relazione che presenta un familiare di uno degli assassinati:

 

“Il pomeriggio del 2 giugno 1972, tutti i mezzi di comunicazione si trovavano riuniti nelle vicinanze di Monteverde, nel quartiere di El Paraiso, Caracas, di fronte alla residenza dell’industriale Carlos Dominguez, conosciuto altresì come il “Rey de la hojalata”, che il giorno prima era stato sequestrato da un gruppo guerrigliero. Per questo che le televisioni e le trasmissioni della radio della capitale, stavano trasmettendo in diretta la morte, a mano di agenti della DISIP diretti da Luis Posada Carriles, dei due guerriglieri che, secondo le fonti della polizia venezuelana di allora, stavano andando a incassare il riscatto di Dominguez. Ora, siffatta narrazione dei fatti, è in palese contraddizione con quanto affermato prima, là dove si afferma che questi stavano per rapinare una banca ubicata dinanzi alla casa di quell’industriale, storia al quanto difficile da credere, giacché è improbabile che a qualcuno gli venga la stupida idea di rapinare una banca presidiata dalla polizia. 

 

I morti erano José Rafael Bottini Marin e Ramon Antonio Alvarez, comandanti del gruppo guerrigliero Punto Cero. Il crimine fu presentato di fronte a tutti i mezzi di comunicazione che diedero grande risalto al sequestro di quell’imprenditore da parte del gruppo guerrigliero denominato Bandiera Rossa. La stessa morte dei due guerriglieri fu presentata come un conflitto armato tra la polizia e gli stessi, quando in realtà furono crivellati di colpi incrociati partiti dalle armi in dotazione degli agenti membri della DISIP, che facevano da guardia alla casa di Dominguez. Ad avallare tale tesi sono i filmati stessi trasmessi immediatamente dopo da Venevision e che sono stati cancellati subito dopo per occultare le prove. Inoltre le ricerche ottenute ultimamente da esperti che hanno analizzato le foto dell’evento, sono la prova di come allora andarono realmente le cose. Insomma, è evidente che tutti gli impatti dei proiettili presenti nel veicolo furono realizzati dall’esterno, e che, di fatto, non vi sono immagini che dimostrano il contrario, vale a dire che vi è stata una sparatoria anche da dentro dell’auto verso l’esterno. A tutto ciò va sommato la testimonianza di Freddy Balzan[2], giornalista che fu presente ai fatti, e che è scomparso da poco[3], il quale permise alla nostra famiglia di sapere come allora la polizia sapeva che Rafael Bottini e Ramon Alvarez stessero arrivando sul posto e come appena il veicolo transitò in quel preciso punto cominciarono a fare fuoco da ogni lato. Solo grazie all’intervento tempestivo della comunità della zona si evitò che le donne e i bambini, che si trovavano nei paraggi della strage, fossero colpiti dal fuoco incrociato della polizia venezuelana”.

 

Completata la Strage della Vittoria 

 

Il giorno dopo, Posada Carriles prosegue con la sua scia di omicidi, portando a termine quelle che oggi viene ricordata come la Strage della Vittoria[4], un’operazione che vide, inoltre, l’utilizzo di un elicottero come copertura del commando di fuoco. In quest’ operazione trovarono la morte altri capi della direzione di Punto Cero, ivi compreso un cittadino spagnolo che era con loro e che poteva essere risparmiato assieme con due donne e due bambini che si trovavano  con lui all’interno della casa. Questa persona – assieme ad altri sette persone – fu fucilata appena uscì dall’abitazione. Solo il pronto intervento della comunità della zona rese impossibile l’orrenda morte di suddette donne e bambini, che da li furono deportati, però, negli uffici della DISIP a Maracay.

 

Tanto le donne come i bambini furono torturati, fisicamente le donne e psicologicamente i bambini. Brenda la compagna di Alvarez[5], che era già al suo ottavo mese, ricevette una caterva di calci nel ventre da parte di uno sbirro, che eseguiva le direttive di Posada Carriles, che accortosi che la donna era in gravidanza, diede mandato che venisse riempita di calci nel ventre “per porre fine a questi semi prima che germoglino”. Per dodici giorni consecutivi, rimase in balìa delle torture, senza poter comunicare con nessuno, e con il corpicino del suo bimbo morto nel suo ventre; fintanto che José Vicente Rangel, allora deputato nel Congresso, riuscì a trarla in salvo, portandola all’ospedale pediatrico Concepciòn Palacios, dove un intervento chirurgico gli salvò in tempo la vita.[6]

 

Fonti:

 

https://fidelernestovasquez.wordpress.com/2009/06/02/prohibido-olvidar-un-dia-como-hoy-son-asesinados-ramon-antonio-alvarez-comandante-ruben-y-rafael-bottini-marin/

http://www.aporrea.org/ddhh/a144398.html

http://www.aporrea.org/poderpopular/a189752.html


[1] http://www.ecured.cu/index.php/Posada_Carriles

[2] https://ecopopularve.wordpress.com/2013/08/25/opinion-fredy-balzan-semblanza-de-un-periodista-revolucionario/

[3] http://www.avn.info.ve/contenido/homenaje-al-periodista-freddy-balzán-rendirán-este-jueves-museo-boliviano

[4] http://www.minci.gob.ve/2013/06/la-masacre-de-la-victoria/

[5] http://www.correodelorinoco.gob.ve/nacionales/dos-hermanas-venezolanas-torturadas-por-posada-carriles-demandan-su-extradicion/

[6] http://www.venezuelava.blogspot.it/2010/12/matenlos-tambien.html

da Venezuelana de Television

traduzione di Alessandro Pagani

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