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Ministri cubani analizzano politica di riunificazione monetaria

Il consiglio dei Ministri di Cuba ha analizzato il processo per l’unificazione monetaria e cambiaria, ha risaltato oggi il quotidiano Granma.

Marino Murillo, capo della Commissione Permanente per l’Implementazione e lo Sviluppo, ha informato sulle condizioni che si creano per l’implementazione dell’unificazione monetaria, processo che ha definito eccessivamente complesso.

Ha ricordato che questa non è una misura che risolverà da sola tutti i problemi attuali dell’economia, e che la sua applicazione risulta imprescindibile al fine di ristabilire il valore del peso cubano e

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delle sue funzioni, come denaro.

Tutto ciò, unito alle restanti politiche promosse, propizierà l’ordinamento dell’ambiente economico e la dimensione corretta dei suoi risultati, ha aggiunto.

Ha ricordato, tra i compiti sviluppati in questo periodo iniziale, la realizzazione di seminari di preparazione in tutto il paese sulle norme emesse, nei quali hanno partecipato più di 20 mila responsabili del partito e funzionari.

Ha commentato che questo ha facilitato la possibilità di conoscere un gruppo importante di considerazioni che permettono di approfondire ed identificare le difficoltà che esistono per affrontare il processo.

Murillo ha esposto la politica per il perfezionamento dei salari, delle pensioni e di altre entrate, che è avviata a compiere con varie delle Linee Guida della Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione, ed ha avuto la sua prima espressione nel recente aumento salariale per il settore della Salute, ha segnalato.

Ha puntualizzato che si cerca di garantire che ognuno riceva un salario concorde col suo lavoro, stimolare la responsabilità per svolgere incarichi di direzione e la promozione negli organi di Governo e nelle ditte, contribuendo a far scomparire il fenomeno della piramide invertita.

Il quotidiano ha sottolineato che il consiglio dei Ministri ha abbordato l’uso efficiente dell’acqua alla chiusura dell’anno 2013 e la presidentessa dell’Istituto Nazionale delle Risorse Idrauliche, Ines Maria Chapman, ha indicato che lo scorso anno nei 242 bacini artificiali esistenti si sono immagazzinati più di sei mila 400 milioni di metri cubi d’acqua, fatto che rappresenta circa un 70% della capacità totale.

È necessario regolare l’obbligatorietà di tenere in conto il rendimento od il livello di attività vincolato all’uso dell’acqua, perché adesso solo settori come il turismo, l’industria dello zucchero ed il nichel, controllano il rendimento dell’acqua nelle loro produzioni, ha manifestato.

Ha spiegato che l’agricoltura si conferma come la principale consumatrice, seguita dalla provvisione dei sistemi dell’acquedotto. Tra entrambe consumano l’80% del totale nazionale, ha affermato.

Chapman ha puntualizzato le strategie che si implementano per ottenere un uso efficiente della risorsa vitale. Ha affermato che dei 69 bacini artificiali con poco rendimento che esistevano nel 2012, oggi la cifra è diminuita a 55 nel 2013.

Ha ricordato che quando in dicembre del 2012 il consiglio dei Ministri ha approvato la Politica Nazionale dell’Acqua, è incominciato un processo di nuova orientazione verso una nuova messa a fuoco della gestione a partire dalla quale si è definita come meta il fatto di implementare il controllo della produttività dell’acqua in tutti i rami dell’economia, con enfasi nell’agricoltura.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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