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Il Gelman che ci ha accompagnati

Juan Gelman nella giuria del premio de Casa de las Americas

Juan Gelman nella giuria del premio de Casa de las Americas

Sarà inevitabile, in un momento come questo, ricordare il posto che occupa Juan Gelman nella poesia latinoamericana, le strade che ha aperto coi versi che vanno da “Violin y otras cuestiones” (1956) a quelli raccolti in titoli più recenti come “Sombra de vuelta y de ida” (1997) e “Tantear la noche” (2000). Sarà inevitabile alludere ai premi che ha ricevuto: il Nazionale di Poesia che ha ottenuto nel 1997, il Juan Rulfo nel 2000, l’Ibero-americano di Poesia Ramon Lopez Velarde nel 2004, l’Ibero-americano Pablo Neruda e la Regina Sofia nel 2005, ed il Cervantes nel 2007.

Bisognerà parlare anche del lucido giornalista che si è trasformato in una delle voci più dedicate e penetranti per parlare del mondo addolorato in cui viviamo negli ultimi anni, come dello straziante dramma che gli è toccato vivere in carne propria (la sparizione di suo figlio e di sua nuora, il sequestro della nipote e l’incontro con lei varie decadi dopo), come altre migliaia dei suoi compatrioti a chi la dittatura ha strappato i suoi esseri più cari.

La Casa delle Americhe dovrà parlare, inoltre, del Gelman che ci ha accompagnato almeno da quando nel 1964 è stato giurato di poesia del Premio Letterario. L’esperienza si è ripetuta poi in due occasioni: nel 1978 e nel 1981. Un sua foto di questo ultimo anno lo presenta –momenti prima di iniziare un recital di poesia–insieme ai suoi compagni di giuria: Fayad Jamis, Josè Emilio Pacheco ed Antonio Cisneros. Tutti hanno davanti a loro i libri o le carte dove si immergevano nella lettura. Gelman no; sorridente, con le mani incrociate sul tavolo, sereno, sorride alla camera.

La presenza della sua opera tra noi non è stata meno precoce e sostenuta. Nel 1968 la Casa delle Americhe ha pubblicato una selezione dei suoi Poemi nella quasi appena nata collezione La Honda, e, nel 1985, una più ampia –con il titolo di Poesia e con prologo di Victor Casaus–, si è trasformata nel volume 114 della collezione di Letteratura Latinoamericana classica. Una terza edizione della sua opera è stata nel 2003, quando l’antologia “Pesar todo” ha ricevuto il Premio di poesia Josè Lezama Lima, concesso dalla stessa istituzione.

All’amico Juan Gelman lo ricorderemo tanto sia per questa vicinanza che per i versi che ci ha lasciato, molti dei quali hanno scosso varie generazioni di lettori. Sarà inevitabile anche, per esempio, ritornare ad alcuni dei suoi poemi classici, tra loro quell’indimenticabile che dà titolo al volume “El juego en que andamos”:

“Se mi facessero scegliere, io sceglierei / questa salute di sapere che siamo molto malati, / questa fortuna di camminare tanto infelici. / / Se mi facessero scegliere, io sceglierei / questa innocenza di non essere un innocente, / questa purezza che ho per impuro. / / Se mi facessero scegliere, io sceglierei / questo amore con cui odio, / questa speranza che mangia pani disperati. / / Qui succede, signori, / che mi gioco la morte.”

di Jorge Fornet, Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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