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“Saul, lo so che è solo un viaggio”: Gerardo Hernandez

Gerardo Hernandez, prigioniero politico negli Stati Uniti, ha inviato un messaggio al cineasta, scrittore ed accademico nordamericano Saul Landau, che affronta una grave malattia.

Gerardo, Fernando Gonzalez, Antonio Guerrero, Ramon Labañino e Renè Gonzalez, detenuti a Miami nel 1998 per allertare Cuba su piani di gruppi violenti radicati nel sud della Florida, sono stati giudicati e condannati in quel paese ad elevate pene in prigione.

Landau, che il passato giorno 7 è stato insignito con la Medaglia dell’Amicizia dall’Istituto Cubano di Amicizia coi Popoli, ha visitato in varie occasioni Gerardo in prigione, insieme all’attore Danny Glover.

Di seguito, pubblichiamo il testo integro della missiva, divulgata oggi:

“Non è certo, Saul, non lo ripetere. Lo so già, anche altri lo dicono, ma non è certo. C’è dolore nella voce di Carmen, quando mi risponde al telefono, ma non può essere certo.

Mi dirai che sì, che vecchi amici ti hanno chiamato e che altri sono arrivati da lontano per vederti, che il tuo proprio corpo te lo dice gridando, che hanno cominciato già gli omaggi… non importa, io so che non è certo. Come può essere certo, con tanta gente che ti ammira e ti ama? Adriana, ogni volta che parliamo, mi chiede che ti chiami un’altra volta. (E se questo non ti dice molto, è perché non sai che lei difende come una gatta feroce ognuno dei nostri minuti di telefono). Tutto il mondo le domanda su di te, tutto il mondo, ma sanno che si tratta solo di un viaggio, che l’altra cosa non è certa.

Un viaggio verso dove? Non so bene. In questo, come nel baseball, è molto difficile mettersi d’accordo. È un viaggio del quale molti non ritornano, ma tu sì, tu sei tra i privilegiati. Sarai qui ogni volta che Danny mi visiterà, ed in Cuba quando ci riuniremo, noi Cinque. Ritornerai ogni volta che leggeranno qualcuno dei tuoi libri, o vedranno i tuoi documentari. Come potresti non esserci, quando qualcuno chiederà chi ha girato quelle immagini di Fidel spingendo la jeep bloccata nel fango di quella strada? O tante altre di quando hai percorso mezza Cuba con lui, nell’anno 68? Credi che potresti assentarti, quando qualcuno vedrà “Che il vero terrorista, per favore, si alzi” e finalmente comprenda il caso dei Cinque? Non c’è bisogno di dirlo, compare. Tu sarai lì purché si veda l’intervista con Salvador Allende, magari l’unica o la più importante che si è realizzato in inglese, e quando qualcuno scoprirà queste immagini ancora inedite di Fidel conversando in casa sua con Harry Belafonte.

È solo un viaggio, Saul, l’altra cosa non è certa. Verrai quando qualcuno desidererà sapere tutto sul carro-bomba che ha ucciso Letelier e Moffit nel pieno cuore di Washington. Quando si voglia capire il Chiapas, o ciò che succede nelle “maquiladoras”. Quando leggeranno i tuoi poemi, o i tuoi sempre abili articoli. Quando menzioneranno la tua Medaglia dell’Amicizia, di Cuba, il tuo Bernardo O´Higgins, del Cile, il tuo Emmy, ed i tuoi tanti premi ed onorificenze. Verrai quando io racconterò come ho avuto il privilegio di conoscerti, di imparare con te, di divertirmi con il tuo senso dell’umorismo, e quando mi domandino a chi devo la mia amicizia con Danny Glover. Sarai sempre con la tua famiglia, coi tuoi amici, coi tuoi alunni.

Indubbiamente non è certo, Saul, io so che è solo un viaggio. Quello che non so è se allora potremo comunicarci, e per questo motivo non voglio aspettare che parta per dirtelo: Grazie di tutto, fratello mio, è stato un onore condividere emozioni con te. A nome dei Cinque, dei nostri parenti, e di tanto cubani buoni: Grazie!

Non ti nego che siamo tristi, ma contemporaneamente ci rallegra sapere che nel tuo caso, quando sia, sarà solo un viaggio, perché tu hai saputo guadagnarti questo privilegio.

Molto presto tornerò a chiamarti, ma sai già, non mi ripetere l’altra cosa, perché non è certo, Saul. Non è certo che tu morirai.

Gerardo Hernandez Nordelo

traduzione di Ida Garberi

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