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Indigeni brasiliani minacciano di suicidarsi collettivamente, se sono evacuati

Indigeni della comunità guaranì-kaiowà dello stato brasiliano meridionale del Mato Grosso del Sud hanno minacciato oggi di realizzare un suicidio collettivo se sono sloggiati dalle loro terre.

“Noi, gli indigeni, abbiamo il diritto costituzionale di occupare la nostra terra e non rispettiamo la decisione giudiziale di un tribunale del Brasile di abbandonare i territori che occupiamo”, ha segnalato il capo tribale guaranì, Vera Popygua, in una lettera inviata al Consiglio Indigena Missionario (CIMI), diffusa qui dai gruppi sociali e dei diritti umani.

Gli indigeni hanno fatto notare che se l’ordine giudiziale non è revocato, si suicideranno davanti allo stesso tribunale brasiliano e solleciteranno che siano sepolti nel loro territorio sacro, sulle rive del fiume Hovy.

Si tratta di 30 famiglie guaranì-kaiowà, tra loro vari bambini che lottano per i loro diritti alla possessione delle loro terre ancestrali, e che sono oggetti di minacce ed azioni ostili da parte di gruppi armati che rispondono agli interessi di grandi latifondisti e coloni.

Popygua ha esatto rispetto per il suo popolo, perché è stato massacrato e sono morti i suoi leader. Siamo una società avanzata che vive nel secolo XXI; questo non può succedere, non dovrebbe succedere, ha indicato.

L’etnia inoltre a sollecitato l’appoggio del Ministero Pubblico federale davanti alla situazione di povertà e precarietà della zona, ma fino al momento non si adottano misure concrete.

Il conflitto tra gli indigeni guaranì-kaiowà e latifondisti ha lasciato vari morti e scomparsi.

Dal 2003, fino ad oggi, sono morti 279 indigeni, per mano di gruppi armati pagati dai latifondisti, secondo il Consiglio Indigena Missionario.

Con sette mila ettari, questa zona è stata ufficialmente riconosciuta come terra indigena il 21 dicembre 2009 dall’allora presidente Luiz Inacio Lula da Silva, ma sette giorni dopo una decisione della Corte Suprema Federale, ha tolto questa condizione ad una porzione di 184 ettari.

con informazioni di Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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