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I Cinque ed io: dall’apatia all’empatia

Se speri di trovare in questo testo un’apologia sul tema, ti consiglio di occupare il tuo tempo in un’altra cosa. Non penso di raccontare la realtà che alcuni vorrebbero ascoltare, né enumerare fatti falsificati come fanno altri, ti racconterò come mi implicai nel ritorno dei Cinque a Cuba, e non è stato grazie alla nostra stampa o campagna politica, piuttosto, nonostante loro.

Ricordo la prima volta che ascoltai qualcosa anni fa sul caso dei Cinque, con un certo ritardo siamo arrivati a conoscere sul tema, e la mia opinione iniziale non è stata la migliore. Stavo terminando l’adolescenza con l’impressione che noi cubani vivevamo da una campagna politica ad un’altra senza concentrarci nel più importante appello di tutti: la sospensione del bloqueo. Il tempo mi dimostrerebbe che benché la mia logica non fosse del tutto incorretta, questa posizione era un poco egoista.

All’inizio ignorai il caso, solo avevo ascoltato che, dovuto ad un nostro errore, gli yankee ne avevano approfittato ed avevano imprigionato vari agenti cubani negli Stati Uniti. Non è stato fino alla mia entrata all’università che mi interessai, ed approfondendo il tema, ho scoperto che c’era ancora più carne al fuoco. La mia opinione stava cambiando gradualmente, Socrate aveva ragione, dopo tutto: solo se si sa, si può scorgere il bene.

Chi può incolparmi per la mia ignoranza volontaria sui Cinque? Era la risposta naturale dopo avere visto tanti spot televisivi di pessima fattura e di molto mal gusto che ci allontanavano sistematicamente, invece di incorporare gente alla causa. I colpevoli di questo sono gli addetti di fare arrivare il messaggio alle persone.

Vorrei conoscere la squadra di comunicatori sociali che sono dietro a tutto ciò, perché i simboli e le immagini che si utilizzano propiziano più l’apatia che l’empatia. Se qualcuno mi domanda, invece di trasmettere l’idea che i Cinque sono eroi, che lo sono, dobbiamo umanizzare di più il messaggio e chiamarli uomini o semplicemente cubani. Le persone hanno più inclinazione ad appoggiare qualcuno con cui c’identifichiamo, come noi e con le nostre stesse caratteristiche, che figure esaltate che a furia di alzarle, ci sono sembrate sempre più lontane.

Questa immagine si trasforma in qualcosa di caricaturale, di difficile da credere, perché l’apologia provoca sempre la sfiducia, ed improvvisamente, se gonfiamo molto il globo, può scoppiarci tra le mani. I Cinque mi ricordano un pò Josè Martì, che è stato utilizzato in certe occasioni e si sono fatte cose in suo nome, con le quali, sono sicuro, non sarebbe mai stato d’accordo.

D’altra parte, se dovessimo parlare di eroi, conosco undici milioni di cubani che servirebbero anche come modello da seguire, per avere appoggiato l’utopia socialista durante più di mezzo secolo, opposti alla nazione più poderosa del mondo. Bene, varrebbe la pena di far loro uno spot, ma per favore che gli autori non siano gli stessi che fanno gli annunci pubblici nella TV cubana, se quello è il caso migliore, per favore, non si sforzino.

L’apatia sui Cinque per me è terminata il giorno in cui un amico mi ha raccontato un paio di fatti sul caso, che smentiscono qualunque qualifica negativa contro di loro, nonostante, non si tratta neanche di ideologie né di tecnicismi, ma di buonsenso ed empatia, li appoggio perché il loro lavoro era animato dall’altruismo, ed al posto loro avrebbe potuto esserci qualsiasi cubano.

Evitare atti terroristi nel mio paese è un lavoro onorato che fa bene a tutti, sia a chi appoggia la loro causa sia a quello che non l’appoggia, esiste perfino questo, che sono lontani dalle loro famiglie ed imprigionati, quattro di loro, per difendere i rivoluzionari e quelli che non lo sono, tutti i cubani, pertanto la loro difesa non si tratta di ideologia.

Negli Stati Uniti esistono telefilm e film che per irreali che siano, finiscono per identificare già a buona parte della popolazione mondiale con le cause che espongono, sia la chiamata “guerra contro il terrorismo” o la “ricerca della democrazia” nei paesi del sud. Qua abbiamo il vantaggio che i nostri progetti sono giusti e sinceri, ma lo svantaggio di essere tremendamente inefficienti nel trasmettere queste idee al popolo.

Appoggio i Cinque a dispetto della mia stampa, a dispetto degli striscioni che vedo ovunque ed a dispetto dell’avversione che mi provocano la maggioranza dei messaggi creati. Bisogna riconoscere che esistono programmi e spot molto buoni, bisogna menzionare La Colmenita, con la sua opera di teatro “Abracadabra” e qualche altro documentario di buona fattura, ma nei mass media cubani abbondano gli slogan e la ripetizione automatica, per quanto il mio presidente si impegni a cambiare questa realtà.

Ringrazio infinitamente La Joven Cuba per avermi offerto la possibilità di comunicarmi con alcuni dei Cinque, per aiutarmi a demistificare ed a spolverare quella caricatura che mi avevano dato di loro stessi e comprendere che sono cubani che non hanno perso il contatto con la loro realtà ed hanno un carattere davvero rivoluzionario. Quando Gerardo mi racconta che Cuba ha luci ed ombre noto un pensiero critico molto compromesso col futuro della sua nazione, quando Renè scrive ne La Joven Cuba l’ho visto come una persona che sa ascoltare l’altro, lontano dall’intolleranza mascherata di intransigenza che praticano altre persone qui.

È stato un immenso piacere ed emozione per me ascoltarli di prima mano, lontano dai grandi scenari dove si leggono le loro lettere, negli spazi stereotipati di sempre dove il pensiero conservatore e conformista si è vestito da rivoluzionario, lontano dal palpito e vicino a me nel pubblico, così ho dovuto vederli per conoscerli realmente. Preferisco vedere i Cinque in direzione orizzontale, come cubani che si giocano la loro vita a beneficio di un paese impegnato ad essere ogni giorno più efficiente, mai più tornerò a vederli in quell’immagine verticale ed edulcorata che si dà di loro, quelli non sono i Cinque, loro sono reali e condividono il nostro destino, pertanto, il loro ritorno a Cuba è la nostra stessa lotta.

L’apatia che esisteva in me è già morta, ora rimane solo l’empatia e l’affanno di lottare per il loro ritorno, qua, abbiamo bisogno di più cubani che vedano le sfumature di questo paese, che affrontino il pensiero schematico che tenterà sempre di imporsi. Lotto affinché ritornino i Cinque uomini che sono lontani dalle loro famiglie ingiustamente, i Cinque cubani che tanto bene potrebbero fare qua, ritornino, e cerchiamo insieme la sospensione del bloqueo, per avere il paese che ci meritiamo tutti noi.

Approfitto di un blog per trasmettere questo messaggio, i grandi mezzi tradizionali non pubblicherebbero mai la metà di quello che ho detto qui, né i cubani né gli stranieri, l’apologia non mi viene mai bene e la critica da franco tiratore, neanche. Solo, mi rimane da chiedervi che appoggiate questa causa che benché possa sembrare ritrita, è giusta, io ho camminato dall’apatia all’empatia, ora facciamo possibile che questo succeda in tutti quelli che rimangono ancora al margine, i Cinque hanno bisogno di noi… …..e noi di loro.

scritto da Harold Cardenas Lema

preso da La Joven Cuba

traduzione di Ida Garberi

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