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Attentano contro osservatori dell’ONU in Siria; non ci sono morti

Neanche gli osservatori internazionali che vigilano l’alt al fuoco in Siria sono esenti dalla violenza. Questa mattina un veicolo militare siriano che scortava un convoglio delle Nazioni Unite nel quale viaggiavano una decina d’osservatori, ha ricevuto l’impatto di una forte esplosione pochi secondi dopo il passaggio dei veicoli dell’ONU, come ha informato il canale pro-governo siriano Addounia.

Non si hanno notizie che nessuno degli osservatori sia rimasto ferito benché sì sono stati raggiunti otto soldati locali, secondo l’agenzia Reuters. Un giornalista di Associated Press che viaggiava col convoglio, ha abbassato questa cifra a tre e li descriveva “fuggendo, insanguinati” dopo l’esplosione. In uno dei veicoli viaggiava Robert Mood, generale norvegese e capo di questa missione dell’ONU che sarebbe risultato illeso, d’accordo al racconto dei reporter. Nessun gruppo armato ha reclamato fino al momento la paternità dell’attacco.

La forte esplosione ha avuto luogo questa mattina, quando il convoglio delle Nazioni Unite si muoveva verso la città di Deraa, al sud del paese, zona eminentemente agricola ed il primo punto di ribellione in marzo del 2011 contro il regime di Bachar el Asad. Da allora almeno 9.000 persone avrebbero perso la vita, secondo dati delle Nazioni Unite. Le autorità siriane abbassano questo numero a meno di 4.000, d’accordo con i dati ufficiali proporzionati dal regime il passato mese di febbraio.

Il mese scorso, circa cinquanta osservatori sono stati in Siria come parte della missione congiunta delle Nazioni Unite e della Lega Araba, con l’obiettivo di proteggere un piano iniziale di tre mesi di mantenimento dell’alt al fuoco, accordato tra il regime e le forze dell’opposizione a metà del mese d’aprile. Tuttavia, la tregua è violata permanentemente da entrambi le parti e ci sono vittime tutti i giorni, in distinti punti del paese. A Damasco, vari soldati leali al governo sono morti questo mercoledì in un attacco contro l’autobus nel quale viaggiavano, secondo l’opposizione che conta sette morti. Un’altra ventina avrebbe perso ieri la vita dopo i confronti tra le forze leali al regime ed i ribelli. Inoltre, continuano gli arresti e l’incendio di case nei villaggi della provincia Deir al Zor, nel centro della Siria, come i bombardamenti a Duma, che si trova a poco più di 10 chilometri da Damasco.

L’inviato dell’ONU per Siria, l’ex segretario generale Kofi Annan, che ha previsto viaggiare a Siria nelle prossime settimane, ha detto questo martedì al Consiglio di Sicurezza che il suo piano di sei punti è “possibilmente l’ultima opportunità per evitare una guerra civile” ed ha denunciato le costanti violazioni dell’alt al fuoco. Inoltre Annan ha segnalato il presidente siriano, Bachar el Asad, come il massimo responsabile per poter finire con la violenta campagna militare orchestrata dall’elite nel potere.

Nel frattempo, è costante il traffico d’armi nella permeabile frontiera siriano-libanese. “Abbiamo ragioni per pensare che c’è un flusso costante ad entrambi i lati della frontiera”, diceva ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza questo martedì Terje Roed-Larsen, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per l’applicazione della risoluzione 1701 che fa un appello al disarmo delle milizie libanesi. Armi che arrivano principalmente dal porto libanese di Tripoli, spesso provenienti dalla Libia.

scritto da Ana Garralda

preso da El Pais

traduzione di Ida Garberi

foto AFP

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