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Considerano gli incendi messaggi di intimidazione per la Resistenza honduregna

Gli incendi nella prigione di Comayagua e nei mercati della capitale, nell’ultima settimana, sono un messaggio di intimidazione per la Resistenza popolare honduregna, suggerisce oggi l’analista Serapio Morazan in Rebelion.org.

Entrambi gli eventi provocarono il terrore nella popolazione, fatto che obbliga a pensare all’esistenza di settori criminali implicati, che non furono accidentali, anzi, piuttosto sono un’avvertenza alla Resistenza popolare organizzata a causa del golpe di Stato del 2009, pensa l’autore.

Morazan maneggia l’ipotesi che si usarono una o varie granate di uso militare, tipo M14 TH3, per ravvivare l’incendio nel carcere di Comayagua, al centro dell’Honduras.

Commozione e trepidazione si chiama la nuova dottrina del Pentagono, basata nella dominazione veloce del nemico con l’uso indiscriminato di mezzi da guerra che distruggono rapidamente l’avversario e lasciano i sopravvissuti con l’idea dell’impossibilità di affrontare questa forza.

A giudizio di Morazan, è impossibile che un materasso bruciato sparga le fiamme in forma tanto rapida e spaventosa, come assicurano le autorità, e sono troppe coincidenze tra questo fatto e quello che distrusse i mercati della capitale, per pensare alla casualità.

Con il titolo “Chi persegue la campagna di terrore in Honduras”, ricorda che le M14 TH3 è stata usata dai membri dell’FBI per sloggiare i membri della setta Davidica, trincerati in un rancio in Waco, Texas, nel 1993.

Inoltre i narcotrafficanti ed i sicari li usano in Messico, soprattutto los Zetas, che operano in territorio centroamericano, specialmente nel triangolo nord, al quale appartiene Honduras, sottolinea.

Il probabile uso di queste granate rispose alla necessità dei perpetranti di cancellare le loro impronte e le identità delle loro vittime, tra le quali si trova probabilmente il dottore Jorge Constantino Ypsilanti e due sicari suoi amici, segnala.

Testimonianze di due latitanti della prigione che insisterono in che l’incendio del 14 febbraio è stato premeditato, vincolato ad una fuga pianificata da 85 interni col direttore del penitenziario, e per camuffare l’assassinio del medico ed i suoi complici, che ammazzarono lo spagnolo, Angel Garcia nel 2009.

Tanti i parenti dello straniero assassinati, come i reclusi decisi a scappare, pagarono abbondanti somme ai guardiani ed al direttore della prigione, che spiega l’interesse di sparire senza lasciare tracce, d’accordo con l’articolista.

Queste testimonianze smentiscono le versioni ufficiali, perché secondo loro quando arrivò l’ora di eseguire la fuga, i custodi di turno provocarono le esplosioni dentro il modulo sei, dove abitava il dottore, tirarono bombe molotov attraverso le sbarre dei bagni.

con informazioni di Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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